
CANI DA PRESA
di Fabrizio Bozzetti
SOGGETTO
Massimo ha ventotto anni ed è una guardia giurata.
E' stato abbandonato dalla moglie, sposata troppo presto e con troppi
problemi, che gli ha lasciato una casa vuota, disordinata, ed un figlio
piccolo e lontano da vedere una volta al mese.
Una sera, durante il normale giro di controllo, Massimo entra in un
capannone industriale credendo al solito falso allarme. Ma c'è un'ombra, ed
è così facile mirarla al buio. L'urlo che segue lo sparo è di certo umano.
Colpito ad una gamba, un ragazzo sui diciotto anni si trascina alzando le
mani. Avrà delle noie, Massimo, ma neppure tante. Stava facendo il suo
dovere. Dopo poche settimane, infatti, la questione è chiusa. Il ragazzo,
Daniele, orfano, una breve lista di precedenti e alcuni anni di
riformatorio alle spalle, starà qualche mese in carcere.
Ma quello che Massimo non riesce a scordare sono le parole di Daniele
mentre sanguinava sul suo sedile posteriore: chi te lo fa fare? Chi
difendi? Chi prende i soldi mentre tu rischi la pelle?
E' un dubbio sottile che Massimo cerca di cancellare con più birra, con
più nottate insonni in discoteca, ma che gli resta - da qualche parte. Tanto
che non lo sorprende, qualche mese dopo, incontrare Daniele ad un bancone
di bar. Daniele lo seguiva, ha un affare da proporgli: da metronotte a
palo, a metà con il bottino...
CANI DA PRESA
di Fabrizio Bozzetti
CURRICULUM DELL'AUTORE
Nato a Milano il 31 marzo 1971.
FABRIZIO BOZZETTI
Pubblicista e critico cinematografico, laureato in Storia del cinema con
una tesi su Emir Kusturica.
Collabora con Ipotesi Cinema, casa di produzione di Ermanno Olmi.
Ha lavorato come assistente alla regia per diversi cortometraggi e per i
lungometraggi "Domani", di Giulio Ciarambino e "Tre storie", di Piergiorgio
Gay e Roberto Sanpietro. E' stato assistente alla regia di Alberto Rondalli
per diversi programmi di Rai Uno.
Si è aggiudicato il secondo posto al premio nazionale per critici
cinematografici "Adelio Ferrero" del 1997.
Come regista, con i cortometraggi "Sintetico" e "Incompiuto" ha ottenuto
due menzioni per il valore artistico al festival cinematografico di
Bellaria, del quale è stato anche finalista con il cortometraggio "Quando
il diavolo ci mette la coda"; con il cortometraggio "Al tempo della festa"
ha vinto il secondo premio al concorso "Videozoom '96", la cui giuria era
composta, tra gli altri, da Ugo Gregoretti e Mario Brenta.
Con la sceneggiatura "Cani da presa", pubblicata sulla rivista
specializzata "Script", si è classificato secondo al concorso "I girasoli"
del 1997.
via Fortezza 21
20126 Milano
tel. 02-2573430/27006168
CANI DA PRESA
di Fabrizio Bozzetti
SCENEGGIATURA
SCENA 1 - SULLA RIVA DEL BRENTA - ESTERNO, NOTTE
Malgrado il freddo dell'inverno, la compagnia è seduta sulle grosse pietre, quasi in cerchio, al buio. La fiammella di un accendino si riflette per un istante nelle acque del fiume: solo un leggero vento e il rumore della corrente rompono il silenzio.
SCENA 2 - UN BAR - INTERNO, NOTTE
La musica è violenta come i colori del bancone, delle luci che aprono -
quasi dei tagli - il buio e le pareti del locale. E' un bar alla moda, con
televisori in ogni angolo; vengono anche proiettate delle diapositive, che
finiscono a volte per illuminare le giacche catarifrangenti dei ragazzi
che, sigaretta in bocca, attraversano i tavolini popolati da una fauna
confusamente intellettuale.
Massimo è seduto con degli amici, la testa leggermente reclinata, un ciuffo di capelli neri, lunghi e lisci, che ricade sugli occhi. Malgrado abbia
ventotto anni, i suoi occhi neri, leggermente a mandorla, hanno qualcosa
d'ingenuo, di intoccato.
Ha un boccale vuoto davanti, sta scolando la seconda birra da litro.
SCENA 3 - SULLA RIVA DEL BRENTA - ESTERNO, NOTTE
Nel cerchio della compagnia, è Massimo che sta facendo l'impasto, mentre gli amici che erano con lui al bar bisbigliano. Le sue manovre rivelano una certa dimestichezza: dopo un attimo dà una leccata alla lunga cartina, ne stacca la punta, la accende. Qualche tiro e passa la canna al più vicino dei ragazzi.
Da lontano, al buio e nel silenzio, la brace sembra una lucciola ferma a
lato del fiume.
SCENA 4 - DISCOTECA - INTERNO, NOTTE
La discoteca ha tre piste, affollate dai ragazzi dei paesi vicini - un
pubblico piuttosto dozzinale.
Il volume della musica è così alto che Massimo deve urlare, per dire
qualcosa alla ragazza che ha di fronte - non riescono a capirsi. Lei d'un
tratto si alza e si allontana dalla zona dei divani. Non è male, fasciata
in un abito nero che fa contrasto con i suoi capelli.
Massimo segue con lo sguardo la sua camminata sulla pista affollata, tra
raggi luminosi e colori acidi e ragazzi a torso nudo dimentichi della
stagione.
Sorseggia il whisky che ha in mano e passa in rassegna alcuni di quelli che si agitano sulla pista, inesorabilmente in ritardo rispetto al centoventi battiti al minuto della musica: la ragazza è sparita.
Massimo si lascia ricadere sul divanetto.
SCENA 5 - SULLA RIVA DEL BRENTA - ESTERNO, NOTTE
La canna è tornata a Massimo. Aspira giusto una boccata, vorrebbe passarla alla ragazza alla sua destra, verso la quale allunga il braccio, senza guardarla. Lei non reagisce. Massimo si gira verso di lei.
Ma Elena sta baciando un amico. Sulla bocca ma senza passione,
affettuosamente. Massimo dà ancora qualche tiro, gli si chiudono gli occhi.
La brace, tracciando un arco nel buio, si spegne nel fiume. Silenzio.
SCENA 6 - STRADA DI PAESE - ESTERNO, ALBA
La musica è ancora alta, ma questa volta è una vecchia canzone di
Springsteen che viene dall'autoradio di Massimo. Accanto a lui c'è Elena,
occhi grigi e distanti, lunghi e luminosi capelli castani, il viso un po'
aristocratico, anche per via della fronte alta.
Massimo la sta accompagnando a casa. Non parlano sin quando la ragazza non indica una villetta a due piani:
Massimo accosta e spegne il motore. Qualche istante di silenzio imbarazzato. Lui si accomoda sul sedile, Elena invece allunga una mano verso la portiera.
E indica una finestra della villetta: la luce è ancora accesa. Massimo annuisce.
La ragazza scende rapida dalla macchina e sparisce nel portone della
villetta, lungo un sentiero di pietre che risuona ai movimenti delle sue
gambe lunghe e magre.
La via è deserta, appena illuminata dalle prime luci dell'alba.
SCENA 7 - CASA DI MASSIMO - INTERNO, MATTINO
Quando Massimo rincasa, l'orologio sulla parete del salotto segna le sei e
un quarto. Massimo s'incammina verso la cucina, prende una birra, la stappa e sbatte la porta del frigorifero senza preoccuparsi di fare piano.
Attraversa la cucina in disordine, i piatti ammucchiati nel lavandino, la
tavola ancora sommariamente apparecchiata. Urta una sedia.
Arriva nel salotto, che come il resto della casa è grande e, a parte le
riviste ammucchiate e qualche bottiglia vuota, spoglio, come se fosse stata portata via parte dei mobili.
Massimo accende un video proiettore e una consolle di videogiochi
appoggiati dietro il divano, sul quale si lascia cadere con la birra in una
mano e un joystick nell'altra: sul muro, a colori accesi e acidi, un
corridoio a scacchi che Massimo percorre velocemente, da giocatore
consumato, facendo cadere in piccole pozze di sangue i nemici che cercano di sbarrargli la strada.
Sulla parete del salotto, accanto ad una libreria dagli scaffali vuoti e
alla ragazza del mese di novembre, le lunghe gambe divaricate in posa
provocante, una cornice conserva la fotografia di un bambino dai grandi e neri occhi a mandorla.
Sotto la foto, sul divano, Massimo si è addormentato, rovesciando quel che restava della birra sul pavimento.
SCENA 8 - CASA DI MASSIMO - INTERNO, SERA
La sveglia sul comodino inizia a suonare: sono le diciotto. Il letto è in
disordine ma vuoto.
Massimo si alza dal divano, i capelli arruffati, e va in camera da letto.
Un meccanismo d'acciaio lucido.
Prende una camicia dei pantaloni, all'apparenza eleganti, dall'armadio.
Un panno passa su una canna d'acciaio.
Massimo è seduto al tavolo della cucina. Sta montando qualcosa.
E' una pistola. Una nove per ventuno. La sta oliando.
La lega al cinturone. Mette la giacca, si dà una sistemata davanti allo
specchio.
Non gli sta male, la divisa da guardia giurata.
SCENA 9 - STRADA STATALE - ESTERNO, SERA
Massimo guida la sua macchina lungo una delle strade statali che tagliano il Veneto lasciandosi dietro una scia di grandi magazzini, casermoni industriali, depositi, ditte di trasporti, negozi all'ingrosso e piccole fabbriche. Una scia interrotta solo a tratti da sprazzi di verde, che di notte sembrano voragini buie ancora intoccate dai neon e dalle luci alogene delle installazioni industriali. Non si sente nessun rumore, a parte il motore a bassi giri.
SCENA 10 - TRATTORIA - INTERNO, SERA
Il locale è uno di quelli preferiti dai camionisti, che stavolta sono pochi
e, a parte qualche saluto, mangiano in silenzio.
Massimo è seduto in un angolo con Marino, anch'egli vestito da guardia
giurata, i capelli grigiastri di chi è prossimo alla pensione, i denti
ingialliti da troppe sigarette, il volto coperto da una ragnatela di rughe.
La voce di Marino è dura, come i suoi atteggiamenti.
Il gesto di Marino fa urtare contro la panca il manganello di gomma dall'anima in acciaio che l'uomo tiene appeso alla cintura. Massimo sorride scuotendo la testa.
Marino vorrebbe guardarlo duramente, ma quando i loro occhi si incrociano entrambi trattengono a stento una risata. Una cameriera bionda, intanto, recupera i due boccali di birra che la vecchia e la giovane guardia hanno scolato, i loro piatti con pochi avanzi e le loro posate. Chinandosi, la ragazza lancia un mezzo sguardo in direzione di Massimo. Marino se ne accorge e, appena la cameriera si allontana, ammicca:
Massimo lancia a sua volta uno sguardo alla cameriera, piccola ma graziosa, che si allontana tra i banconi.
Marino gli sorride. Vanno a pagare, e Massimo segue con la coda dell'occhio la piccola cameriera bionda che costeggia il bancone e sparisce nel retrobottega, lanciandogli - non vista da Marino - un'ultima occhiata ed un sorriso.
SCENA 11- PIAZZALE DELLA TRATTORIA- ESTERNO, SERA
Massimo e Marino escono dalla trattoria, si incamminano verso le loro auto, si salutano da lontano con un cenno.
Le due guardie s'allontanano in macchina, ai due lati del piazzale, lasciandolo deserto, ravvivato solo da qualche camion d'alimentari e dall'insegna lampeggiante del locale.
SCENA 12 - STRADA STATALE - ESTERNO, NOTTE
Massimo sta guidando sulla statale, illuminata a tratti dagli agglomerati industriali e commerciali. Sulla sua macchina si riflettono le luci dei piazzali dei capannoni più importanti, le insegne luminose con i nomi dei benestanti della zona.
Ferma la macchina di fronte ad un capannone. Scende, dà un occhiata in giro, lascia un biglietto al cancello.
Risale in macchina e riparte tranquillamente.
In lontananza, da una strada laterale che incrocia la statale, si vedono
dei bagliori rischiarare la notte.
SCENA 13 - STRADA SECONDARIA - ESTERNO, NOTTE
Ad un incrocio lontano dalle luci degli agglomerati industriali, un gruppo
di prostitute si è riunito attorno ad un improvvisato falò.
Cercano di
scaldarsi come possono, sedute su delle cassette di frutta, intabarrate nei
loro cappotti ma pronte a scoprirsi al passaggio dei clienti.
Una macchina di grossa cilindrata si sta allontanando.
Quando sentono il rumore di un'altra auto, le ragazze si alzano in piedi e
guardano in direzione del nuovo arrivato.
E' Massimo. Le ragazze si coprono di nuovo e tornano a sedersi.
Quando la macchina di Massimo si ferma, una giovane prostituta, Seri, si
accosta. E' alta e magra, occhi scintillanti, neri come i lunghi capelli.
Massimo si sporge dal finestrino.
Seri sorride per il complimento.
Massimo annuisce e saluta la ragazza un sorriso ed un cenno della mano che lei contraccambia, prima di stringersi le braccia attorno al seno, rabbrividendo, mentre la macchina della guardia si allontana immettendosi sulla statale.
La macchina di Massimo incrocia un'auto di grossa cilindrata che si dirige verso le prostitute.
SCENA 14 - STRADA STATALE - ESTERNO, NOTTE
Il giro continua lento, quasi assonnato. Da lontano, in uno dei tratti di
strada senza luci ed insegne, la macchina di Massimo sembra perdersi nel buio, minuscola, quasi indistinguibile se non fosse per i fanali.
Nello
spazio vuoto, anche il rumore del motore, benché basso e cupo, non riesce quasi a scalfire il silenzio della notte.
D'un tratto, una scalata in seconda, il motore di colpo su di giri: le
gomme stridono sull'asfalto, la macchina accelera e - repentino cambio al
limite del fuorigiri - sparisce lungo la statale.
Nel buio, lontano, il rumore del motore sembra un lamento.
SCENA 15 - UNA FABBRICA - ESTERNO, NOTTE
Lo spiazzo davanti ai casermoni è tranquillo e desolato, illuminato com'è
da una luce alogena e fredda.
La macchina di Massimo si avvicina silenziosamente.
Massimo scende e dà un'occhiata in giro. Nulla di strano. Entra dal
cancello con discrezione. Mentre attraversa il cortile, come per un gesto
istintivo, prende la pistola dalla fondina. La regge con due mani, sembra
farsi strada con essa. La sua ombra si allunga sul piazzale.
Un rumore. Massimo si muove in direzione del retro della fabbrica, uno
spiazzo circondato da radi ciuffi d'erba ingiallita.
Una macchina di piccola cilindrata, malandata, è parcheggiata davanti allo spiazzo, al di là delle recinzioni.
Massimo, quasi invisibile nel buio del corridoio che divide un casermone
dall'altro, va verso la macchina. Ma quando esce dalla zona d'ombra e
attraversa il cortile, non può non passare sotto i riflettori - ed è un
attimo, per chi è nella macchina, vederlo, accendere il motore, partire.
Massimo vorrebbe prendere almeno il numero di targa, ma è abbagliato dal passaggio dal buio alla luce artificiale. Anche per questo, si gira di
scatto quando sente i passi in corsa e l'urlo alle sue spalle:
Non riesce a vedere bene, Massimo. Gli sembra di distinguere, tra le
macchie di luce, un ragazzo magro che corre.
Il ragazzo si ferma di colpo, vedendo la guardia sotto la luce irreale dei
riflettori, si gira e comincia a scappare verso il corridoio tra i due
casermoni. E' allora che Massimo urla:
Daniele quasi incespica correndo, si gira a guardare la guardia,
spaventato, ma quello che Massimo nota sono le mani del ragazzo - e
stringono qualcosa, la puntano verso di lui.
Massimo preme il grilletto per primo.
Nell'istante raggelato che segue lo sparo Massimo sembra perduto, minuscolo nell'enorme piazzale. A una decina di metri da lui, all'imbocco del corridoio buio, una sagoma a terra.
SCENA 16 - CASA DI MASSIMO - INTERNO, GIORNO
Massimo è seduto sul divano del salotto. Fissa il vuoto. Il disordine della casa grande e vuota è persino aumentato.
Un lampo di luce. In bianco e nero, la faccia di Daniele, con gli occhi
sbarrati. Un altro flash. Daniele di profilo.
Massimo, seduto sul divano, si accende una sigaretta. Sembra esausto e nauseato.
Un lampo di luce. Bianco, sovraesposto, un dettaglio di mani con guanti da medico che fasciano una gamba, su un tavolo operatorio.
Massimo aspira una boccata.
Un lampo di luce: una scheda di Daniele, con la sua foto: diciotto anni, orfano, qualche anno di riformatorio, magro, i capelli biondi tagliati corti, come una corona di punte.
Massimo aspira un'altra boccata.
SCENA 17 - TRATTORIA - INTERNO, SERA
La trattoria è come al solito affollata di camionisti, che tentano qualche
apprezzamento verso la piccola cameriera bionda, intenta ad apparecchiare e sparecchiare con rapidità, lanciando a volte sguardi verso un angolo del locale.
In quell'angolo, come di consueto, Massimo e Marino sono seduti ad un
tavolo. Marino sta finendo il secondo, Massimo ha ancora l'intera cena
davanti.
Marino scosta il piatto vuoto, accende una sigaretta. Per un po', nessuno
dei due parla. Marino inizia a giocherellare con il manganello. Massimo non è in divisa. E' in borghese, gli occhi bassi.
SCENA 18 - CASA DI MASSIMO - INTERNO, GIORNO
Massimo, seduto sul divano, ha quasi finito la sigaretta.
SCENA 19 - DAVANTI ALLA FABBRICA - ESTERNO, NOTTE
Sbattuto sul sedile posteriore della macchina di Massimo, legato con delle manette ad una portiera, Daniele si agita, tende le braccia magre, nervose, dà strappi sino a farsi sanguinare il polso. Dalla sua gamba, il sangue si allarga inzuppando il sedile color panna. Un rivolo di sangue esce anche da un taglio sulla fronte del ragazzo, gli bagna il collo, la camicia. Daniele urla disperato, contorcendosi dal dolore, schizzando sangue sui sedili chiari, sui finestrini:
SCENA 20 -UNA STRADA SECONDARIA - ESTERNO, NOTTE
Massimo è seduto sul sedile posteriore della macchina di un amico, ferma in un campo a lato della strada. La musica da discoteca esce ad alto volume dall'autoradio.
Elena è seduta al lato passeggero, allunga la mano dalle dita sottili e gli
passa una canna. Massimo fuma, poi la passa al guidatore. Appoggia la testa al sedile, semiaddormentato.
Un lampo di luce: i sedili chiari della sua macchina imbevuti del sangue di Daniele
Massimo corruga la fronte - come se soffrisse.
Massimo chiude gli occhi.