Iogo 400beats

CANI DA PRESA
di Fabrizio Bozzetti


SOGGETTO

Massimo ha ventotto anni ed è una guardia giurata.
E' stato abbandonato dalla moglie, sposata troppo presto e con troppi problemi, che gli ha lasciato una casa vuota, disordinata, ed un figlio piccolo e lontano da vedere una volta al mese.
Una sera, durante il normale giro di controllo, Massimo entra in un capannone industriale credendo al solito falso allarme. Ma c'è un'ombra, ed è così facile mirarla al buio. L'urlo che segue lo sparo è di certo umano.
Colpito ad una gamba, un ragazzo sui diciotto anni si trascina alzando le mani. Avrà delle noie, Massimo, ma neppure tante. Stava facendo il suo dovere. Dopo poche settimane, infatti, la questione è chiusa. Il ragazzo, Daniele, orfano, una breve lista di precedenti e alcuni anni di riformatorio alle spalle, starà qualche mese in carcere.
Ma quello che Massimo non riesce a scordare sono le parole di Daniele mentre sanguinava sul suo sedile posteriore: chi te lo fa fare? Chi difendi? Chi prende i soldi mentre tu rischi la pelle?
E' un dubbio sottile che Massimo cerca di cancellare con più birra, con più nottate insonni in discoteca, ma che gli resta - da qualche parte. Tanto che non lo sorprende, qualche mese dopo, incontrare Daniele ad un bancone di bar. Daniele lo seguiva, ha un affare da proporgli: da metronotte a palo, a metà con il bottino...












CANI DA PRESA
di Fabrizio Bozzetti


CURRICULUM DELL'AUTORE

Nato a Milano il 31 marzo 1971.
Pubblicista e critico cinematografico, laureato in Storia del cinema con una tesi su Emir Kusturica.
Collabora con Ipotesi Cinema, casa di produzione di Ermanno Olmi.
Ha lavorato come assistente alla regia per diversi cortometraggi e per i lungometraggi "Domani", di Giulio Ciarambino e "Tre storie", di Piergiorgio Gay e Roberto Sanpietro. E' stato assistente alla regia di Alberto Rondalli per diversi programmi di Rai Uno.
Si è aggiudicato il secondo posto al premio nazionale per critici cinematografici "Adelio Ferrero" del 1997.
Come regista, con i cortometraggi "Sintetico" e "Incompiuto" ha ottenuto due menzioni per il valore artistico al festival cinematografico di Bellaria, del quale è stato anche finalista con il cortometraggio "Quando il diavolo ci mette la coda"; con il cortometraggio "Al tempo della festa" ha vinto il secondo premio al concorso "Videozoom '96", la cui giuria era composta, tra gli altri, da Ugo Gregoretti e Mario Brenta.
Con la sceneggiatura "Cani da presa", pubblicata sulla rivista specializzata "Script", si è classificato secondo al concorso "I girasoli" del 1997.

FABRIZIO BOZZETTI
via Fortezza 21
20126 Milano
tel. 02-2573430/27006168












CANI DA PRESA
di Fabrizio Bozzetti

SCENEGGIATURA

SCENA 1 - SULLA RIVA DEL BRENTA - ESTERNO, NOTTE

Malgrado il freddo dell'inverno, la compagnia è seduta sulle grosse pietre, quasi in cerchio, al buio. La fiammella di un accendino si riflette per un istante nelle acque del fiume: solo un leggero vento e il rumore della corrente rompono il silenzio.

SCENA 2 - UN BAR - INTERNO, NOTTE

La musica è violenta come i colori del bancone, delle luci che aprono - quasi dei tagli - il buio e le pareti del locale. E' un bar alla moda, con televisori in ogni angolo; vengono anche proiettate delle diapositive, che finiscono a volte per illuminare le giacche catarifrangenti dei ragazzi che, sigaretta in bocca, attraversano i tavolini popolati da una fauna confusamente intellettuale.
Massimo è seduto con degli amici, la testa leggermente reclinata, un ciuffo di capelli neri, lunghi e lisci, che ricade sugli occhi. Malgrado abbia ventotto anni, i suoi occhi neri, leggermente a mandorla, hanno qualcosa d'ingenuo, di intoccato.
Ha un boccale vuoto davanti, sta scolando la seconda birra da litro.

SCENA 3 - SULLA RIVA DEL BRENTA - ESTERNO, NOTTE

Nel cerchio della compagnia, è Massimo che sta facendo l'impasto, mentre gli amici che erano con lui al bar bisbigliano. Le sue manovre rivelano una certa dimestichezza: dopo un attimo dà una leccata alla lunga cartina, ne stacca la punta, la accende. Qualche tiro e passa la canna al più vicino dei ragazzi.
Da lontano, al buio e nel silenzio, la brace sembra una lucciola ferma a lato del fiume.

SCENA 4 - DISCOTECA - INTERNO, NOTTE

La discoteca ha tre piste, affollate dai ragazzi dei paesi vicini - un pubblico piuttosto dozzinale.
Il volume della musica è così alto che Massimo deve urlare, per dire qualcosa alla ragazza che ha di fronte - non riescono a capirsi. Lei d'un tratto si alza e si allontana dalla zona dei divani. Non è male, fasciata in un abito nero che fa contrasto con i suoi capelli.
Massimo segue con lo sguardo la sua camminata sulla pista affollata, tra raggi luminosi e colori acidi e ragazzi a torso nudo dimentichi della stagione.
Sorseggia il whisky che ha in mano e passa in rassegna alcuni di quelli che si agitano sulla pista, inesorabilmente in ritardo rispetto al centoventi battiti al minuto della musica: la ragazza è sparita. Massimo si lascia ricadere sul divanetto.

SCENA 5 - SULLA RIVA DEL BRENTA - ESTERNO, NOTTE

La canna è tornata a Massimo. Aspira giusto una boccata, vorrebbe passarla alla ragazza alla sua destra, verso la quale allunga il braccio, senza guardarla. Lei non reagisce. Massimo si gira verso di lei.

MASSIMO
Elena?

Ma Elena sta baciando un amico. Sulla bocca ma senza passione, affettuosamente. Massimo dà ancora qualche tiro, gli si chiudono gli occhi.
La brace, tracciando un arco nel buio, si spegne nel fiume. Silenzio.

SCENA 6 - STRADA DI PAESE - ESTERNO, ALBA

La musica è ancora alta, ma questa volta è una vecchia canzone di Springsteen che viene dall'autoradio di Massimo. Accanto a lui c'è Elena, occhi grigi e distanti, lunghi e luminosi capelli castani, il viso un po' aristocratico, anche per via della fronte alta.
Massimo la sta accompagnando a casa. Non parlano sin quando la ragazza non indica una villetta a due piani:

ELENA
Ecco, è qui...

Massimo accosta e spegne il motore. Qualche istante di silenzio imbarazzato. Lui si accomoda sul sedile, Elena invece allunga una mano verso la portiera.

ELENA
Beh, io vado... sono già le cinque e mezza...

MASSIMO
Ok... ci vediamo sabato prossimo, allora?

ELENA
Se riesco a venire, sì... Sai, ho qualche problema con i miei.

E indica una finestra della villetta: la luce è ancora accesa. Massimo annuisce.

ELENA
Se riesco a venire, ci vediamo già dentro. Ciao.

La ragazza scende rapida dalla macchina e sparisce nel portone della villetta, lungo un sentiero di pietre che risuona ai movimenti delle sue gambe lunghe e magre.
La via è deserta, appena illuminata dalle prime luci dell'alba.

SCENA 7 - CASA DI MASSIMO - INTERNO, MATTINO

Quando Massimo rincasa, l'orologio sulla parete del salotto segna le sei e un quarto. Massimo s'incammina verso la cucina, prende una birra, la stappa e sbatte la porta del frigorifero senza preoccuparsi di fare piano.
Attraversa la cucina in disordine, i piatti ammucchiati nel lavandino, la tavola ancora sommariamente apparecchiata. Urta una sedia. Arriva nel salotto, che come il resto della casa è grande e, a parte le riviste ammucchiate e qualche bottiglia vuota, spoglio, come se fosse stata portata via parte dei mobili.
Massimo accende un video proiettore e una consolle di videogiochi appoggiati dietro il divano, sul quale si lascia cadere con la birra in una mano e un joystick nell'altra: sul muro, a colori accesi e acidi, un corridoio a scacchi che Massimo percorre velocemente, da giocatore consumato, facendo cadere in piccole pozze di sangue i nemici che cercano di sbarrargli la strada. Sulla parete del salotto, accanto ad una libreria dagli scaffali vuoti e alla ragazza del mese di novembre, le lunghe gambe divaricate in posa provocante, una cornice conserva la fotografia di un bambino dai grandi e neri occhi a mandorla.
Sotto la foto, sul divano, Massimo si è addormentato, rovesciando quel che restava della birra sul pavimento.

MASSIMO (voce off)
Se fossi il protagonista di un poliziesco, a quest'ora dovrei dirvi che non sono sempre stato così, che qualcosa è andato storto, nella mia vita. Ma forse no. Forse non è vero, e sarei qui comunque a bere e a tirare mattina. Non è per farmi del male... è solo che è divertente, molto più divertente del resto della settimana. Perché alle sei la sveglia suona, e non voglio farmi trovare a letto, in pigiama. Non sono ancora vecchio.

SCENA 8 - CASA DI MASSIMO - INTERNO, SERA

La sveglia sul comodino inizia a suonare: sono le diciotto. Il letto è in disordine ma vuoto.
Massimo si alza dal divano, i capelli arruffati, e va in camera da letto.

Un meccanismo d'acciaio lucido.

Prende una camicia dei pantaloni, all'apparenza eleganti, dall'armadio.

Un panno passa su una canna d'acciaio.

Massimo è seduto al tavolo della cucina. Sta montando qualcosa. E' una pistola. Una nove per ventuno. La sta oliando. La lega al cinturone. Mette la giacca, si dà una sistemata davanti allo specchio.
Non gli sta male, la divisa da guardia giurata.

SCENA 9 - STRADA STATALE - ESTERNO, SERA

Massimo guida la sua macchina lungo una delle strade statali che tagliano il Veneto lasciandosi dietro una scia di grandi magazzini, casermoni industriali, depositi, ditte di trasporti, negozi all'ingrosso e piccole fabbriche. Una scia interrotta solo a tratti da sprazzi di verde, che di notte sembrano voragini buie ancora intoccate dai neon e dalle luci alogene delle installazioni industriali. Non si sente nessun rumore, a parte il motore a bassi giri.

MASSIMO (voce off)
Era una rottura, il turno della domenica. Ma era pagato bene, meglio degli altri giorni. Era solo questione d'abitudine. Una birra poteva aiutare il mal di testa della sera prima, e il percorso era più o meno sempre lo stesso...

SCENA 10 - TRATTORIA - INTERNO, SERA

Il locale è uno di quelli preferiti dai camionisti, che stavolta sono pochi e, a parte qualche saluto, mangiano in silenzio. Massimo è seduto in un angolo con Marino, anch'egli vestito da guardia giurata, i capelli grigiastri di chi è prossimo alla pensione, i denti ingialliti da troppe sigarette, il volto coperto da una ragnatela di rughe.
La voce di Marino è dura, come i suoi atteggiamenti.

MARINO
Minchia, l'eurotassa... o quel cazzo che è, mi vogliono far pagare. Governo di merda! Uno passa la vita in strada, a rischiare il culo, e quei bastardi gli levano i soldi... "per andare in Europa". Ma quale cazzo d'Europa! Ma andatevene affanculo, andatevene!

Il gesto di Marino fa urtare contro la panca il manganello di gomma dall'anima in acciaio che l'uomo tiene appeso alla cintura. Massimo sorride scuotendo la testa.

MASSIMO
Marino... stai ancora a incazzarti sulla politica? Sono tutti ladri... non te la prendere.

MARINO
Quelli che voti te saranno ladri!

MASSIMO
Io non voto per nessuno. Te l'ho detto: non me ne frega niente, sono tutte balle! E non ricominciare con le tue storie di quando c'era il duce...

Marino vorrebbe guardarlo duramente, ma quando i loro occhi si incrociano entrambi trattengono a stento una risata. Una cameriera bionda, intanto, recupera i due boccali di birra che la vecchia e la giovane guardia hanno scolato, i loro piatti con pochi avanzi e le loro posate. Chinandosi, la ragazza lancia un mezzo sguardo in direzione di Massimo. Marino se ne accorge e, appena la cameriera si allontana, ammicca:

MARINO
La bionda ti guarda...

Massimo lancia a sua volta uno sguardo alla cameriera, piccola ma graziosa, che si allontana tra i banconi.

MASSIMO
Ma è possibile che pensi solo a chiavare?

MARINO
Da retta a me... è pure la figlia del padrone: te la scopi, molli tutto, ti prendi il bar.

MASSIMO
Non credo proprio... è una vita di merda, la nostra, ma in qualche modo siamo liberi. Hai il tuo giro, le tue cose, ma nessuno che ti comanda di versargli da bere, che ti sbatte diecimila sul bancone come se fossi un pezzente, o che si ubriaca e rompe i coglioni. Là fuori, comandiamo noi.

Marino gli sorride. Vanno a pagare, e Massimo segue con la coda dell'occhio la piccola cameriera bionda che costeggia il bancone e sparisce nel retrobottega, lanciandogli - non vista da Marino - un'ultima occhiata ed un sorriso.

SCENA 11- PIAZZALE DELLA TRATTORIA- ESTERNO, SERA

Massimo e Marino escono dalla trattoria, si incamminano verso le loro auto, si salutano da lontano con un cenno.

MASSIMO (voce off)
Il manganello non era d'ordinanza, ma Marino lo aveva sempre... una sicurezza, diceva. Per me, era solo che gli piaceva giocherellarci camminando... Ma in fondo era un brav'uomo. Con le sue idee, certo, ma meglio di quelli che prendevano i soldi dello stipendio e non avevano neanche il coraggio di tirare fuori la pistola dalla fondina.

Le due guardie s'allontanano in macchina, ai due lati del piazzale, lasciandolo deserto, ravvivato solo da qualche camion d'alimentari e dall'insegna lampeggiante del locale.

MASSIMO (voce off)
E poi, qualche volta aveva anche ragione. Forse sulla ragazza non si sbagliava... magari tutto sarebbe stato diverso, se avessi creduto al suo sorriso, se avessi capito che era diverso da quello per gli altri clienti... Forse non sarei tornato subito in servizio, o non avrei risposto tanto in fretta alle chiamate...

SCENA 12 - STRADA STATALE - ESTERNO, NOTTE

Massimo sta guidando sulla statale, illuminata a tratti dagli agglomerati industriali e commerciali. Sulla sua macchina si riflettono le luci dei piazzali dei capannoni più importanti, le insegne luminose con i nomi dei benestanti della zona.

MASSIMO (voce off)
Li sapevo a memoria, quei nomi. Ogni tanto incrociavo pure, in paese, i figli dei padroni delle fabbriche, con le loro macchine fiammanti, e mi faceva ridere l'idea che magari ci andavo più spesso io, nelle loro ditte, di loro, che dicevano di studiare e se ne stavano a Milano o a Venezia a far niente, e tornavano a casa giusto quando erano a corto di soldi.

Ferma la macchina di fronte ad un capannone. Scende, dà un occhiata in giro, lascia un biglietto al cancello.

MASSIMO (voce off)
Il giro non aveva molte varianti...

Risale in macchina e riparte tranquillamente.
In lontananza, da una strada laterale che incrocia la statale, si vedono dei bagliori rischiarare la notte.

MASSIMO (voce off)
...il passaggio davanti ai fuochi era una sorta di rituale. Ormai mi salutavano anche.

SCENA 13 - STRADA SECONDARIA - ESTERNO, NOTTE

Ad un incrocio lontano dalle luci degli agglomerati industriali, un gruppo di prostitute si è riunito attorno ad un improvvisato falò.
Cercano di scaldarsi come possono, sedute su delle cassette di frutta, intabarrate nei loro cappotti ma pronte a scoprirsi al passaggio dei clienti.
Una macchina di grossa cilindrata si sta allontanando. Quando sentono il rumore di un'altra auto, le ragazze si alzano in piedi e guardano in direzione del nuovo arrivato.
E' Massimo. Le ragazze si coprono di nuovo e tornano a sedersi. Quando la macchina di Massimo si ferma, una giovane prostituta, Seri, si accosta. E' alta e magra, occhi scintillanti, neri come i lunghi capelli.
Massimo si sporge dal finestrino.

SERI
Ehi, soldatino! Come va?

MASSIMO
Non sono un soldato! Te lo devo ripetere tutte le volte?

SERI
Niente da fare anche questa sera, eh?

MASSIMO
Hai già capito.

SERI
Non sono abbastanza bella?

MASSIMO (ridendo)
Sei bellissima.

Seri sorride per il complimento.

MASSIMO
Ma te l'ho detto: non mi piace pagare le donne... non dovresti farti pagare...

SERI
E cosa mangio? (ridendo) Vuoi scopare gratis, eh?

MASSIMO (sorride)
Ti volevo solo salutare.

SERI
Meno male che non sono tutti come te...

MASSIMO
Sei almeno riuscita a svuotare qualche portafoglio?

SERI
Tutti morti di fame...

MASSIMO
E fa pure un freddo cane... vuoi che ti porti a bere qualcosa?

SERI
Non ho ancora guadagnato abbastanza per andarmene... la prossima volta, ok?

Massimo annuisce e saluta la ragazza un sorriso ed un cenno della mano che lei contraccambia, prima di stringersi le braccia attorno al seno, rabbrividendo, mentre la macchina della guardia si allontana immettendosi sulla statale.

MASSIMO (voce off)
Li conoscevo tutti... le ragazze, quelli dei chioschi, appena dentro il paese... quelli delle bische, i pappa che ogni tanto passavano a dare un'occhiata...

La macchina di Massimo incrocia un'auto di grossa cilindrata che si dirige verso le prostitute.

MASSIMO (voce off)
...e gli imbecilli che venivano da fuori per dimenticare per quindici minuti il lavoro, la moglie, i problemi...

SCENA 14 - STRADA STATALE - ESTERNO, NOTTE

Il giro continua lento, quasi assonnato. Da lontano, in uno dei tratti di strada senza luci ed insegne, la macchina di Massimo sembra perdersi nel buio, minuscola, quasi indistinguibile se non fosse per i fanali.
Nello spazio vuoto, anche il rumore del motore, benché basso e cupo, non riesce quasi a scalfire il silenzio della notte.
D'un tratto, una scalata in seconda, il motore di colpo su di giri: le gomme stridono sull'asfalto, la macchina accelera e - repentino cambio al limite del fuorigiri - sparisce lungo la statale.

MASSIMO (voce off)
Ormai avevo fatto l'abitudine anche ai falsi allarmi... Comunque, era una bella scusa per correre. Mi piaceva correre di notte, quando non c'è in giro nessuno.

Nel buio, lontano, il rumore del motore sembra un lamento.

SCENA 15 - UNA FABBRICA - ESTERNO, NOTTE

Lo spiazzo davanti ai casermoni è tranquillo e desolato, illuminato com'è da una luce alogena e fredda.
La macchina di Massimo si avvicina silenziosamente.
Massimo scende e dà un'occhiata in giro. Nulla di strano. Entra dal cancello con discrezione. Mentre attraversa il cortile, come per un gesto istintivo, prende la pistola dalla fondina. La regge con due mani, sembra farsi strada con essa. La sua ombra si allunga sul piazzale.
Un rumore. Massimo si muove in direzione del retro della fabbrica, uno spiazzo circondato da radi ciuffi d'erba ingiallita.
Una macchina di piccola cilindrata, malandata, è parcheggiata davanti allo spiazzo, al di là delle recinzioni.
Massimo, quasi invisibile nel buio del corridoio che divide un casermone dall'altro, va verso la macchina. Ma quando esce dalla zona d'ombra e attraversa il cortile, non può non passare sotto i riflettori - ed è un attimo, per chi è nella macchina, vederlo, accendere il motore, partire.
Massimo vorrebbe prendere almeno il numero di targa, ma è abbagliato dal passaggio dal buio alla luce artificiale. Anche per questo, si gira di scatto quando sente i passi in corsa e l'urlo alle sue spalle:

DANIELE
Aspetta! Dove cazzo vai! Ho qua la roba!

Non riesce a vedere bene, Massimo. Gli sembra di distinguere, tra le macchie di luce, un ragazzo magro che corre.
Il ragazzo si ferma di colpo, vedendo la guardia sotto la luce irreale dei riflettori, si gira e comincia a scappare verso il corridoio tra i due casermoni. E' allora che Massimo urla:

MASSIMO
Fermo o sparo!

Daniele quasi incespica correndo, si gira a guardare la guardia, spaventato, ma quello che Massimo nota sono le mani del ragazzo - e stringono qualcosa, la puntano verso di lui.
Massimo preme il grilletto per primo.
Nell'istante raggelato che segue lo sparo Massimo sembra perduto, minuscolo nell'enorme piazzale. A una decina di metri da lui, all'imbocco del corridoio buio, una sagoma a terra.

SCENA 16 - CASA DI MASSIMO - INTERNO, GIORNO

Massimo è seduto sul divano del salotto. Fissa il vuoto. Il disordine della casa grande e vuota è persino aumentato.

MASSIMO (voce off)
Mi hanno lasciato a casa solo per pochi giorni... il tempo degli accertamenti.

Un lampo di luce. In bianco e nero, la faccia di Daniele, con gli occhi sbarrati. Un altro flash. Daniele di profilo.
Massimo, seduto sul divano, si accende una sigaretta. Sembra esausto e nauseato.

MASSIMO (voce off)
L'ho portato subito al pronto soccorso...

Un lampo di luce. Bianco, sovraesposto, un dettaglio di mani con guanti da medico che fasciano una gamba, su un tavolo operatorio.

Massimo aspira una boccata.

MASSIMO
Il parere dei miei superiori non era molto diverso da quello di Marino...

Un lampo di luce: una scheda di Daniele, con la sua foto: diciotto anni, orfano, qualche anno di riformatorio, magro, i capelli biondi tagliati corti, come una corona di punte.

Massimo aspira un'altra boccata.

SCENA 17 - TRATTORIA - INTERNO, SERA

La trattoria è come al solito affollata di camionisti, che tentano qualche apprezzamento verso la piccola cameriera bionda, intenta ad apparecchiare e sparecchiare con rapidità, lanciando a volte sguardi verso un angolo del locale.
In quell'angolo, come di consueto, Massimo e Marino sono seduti ad un tavolo. Marino sta finendo il secondo, Massimo ha ancora l'intera cena davanti.
Marino scosta il piatto vuoto, accende una sigaretta. Per un po', nessuno dei due parla. Marino inizia a giocherellare con il manganello. Massimo non è in divisa. E' in borghese, gli occhi bassi.

MARINO
Hai fatto bene...

MASSIMO
Cristo, aveva solo dei piccoli precedenti!

MARINO
E' un ladro... li conosco, quei bastardi.

MASSIMO
Non era neanche armato! Era una pistola giocattolo!

MARINO
Aveva anche un coltello, in tasca! E tu non potevi sapere cosa ti stava puntando contro! Ti sei difeso! Hai fatto bene!

MASSIMO
Ti giuro, sembrava una pistola vera... Non ci vedevo, ma credevo che mi sparava...

MARINO
La devi finire! Hai fatto solo il tuo dovere!

MASSIMO
Potevo ammazzarlo...

MARINO
Ed era meglio! Tanto, qualcuno lo farà, prima o poi! Quelli devono solo crepare. E tu devi stare tranquillo, per il processo.

SCENA 18 - CASA DI MASSIMO - INTERNO, GIORNO

Massimo, seduto sul divano, ha quasi finito la sigaretta.

MASSIMO (voce off)
Ma - anche se tutti mi dicevano le stesse cose, a cominciare dai capi - c'era qualcos'altro che mi rodeva... che non riuscivo a dimenticare...

SCENA 19 - DAVANTI ALLA FABBRICA - ESTERNO, NOTTE

Sbattuto sul sedile posteriore della macchina di Massimo, legato con delle manette ad una portiera, Daniele si agita, tende le braccia magre, nervose, dà strappi sino a farsi sanguinare il polso. Dalla sua gamba, il sangue si allarga inzuppando il sedile color panna. Un rivolo di sangue esce anche da un taglio sulla fronte del ragazzo, gli bagna il collo, la camicia. Daniele urla disperato, contorcendosi dal dolore, schizzando sangue sui sedili chiari, sui finestrini:

DANIELE
Chi cazzo te lo fa fare? Chi difendi? Chi prende i soldi mentre tu vai in giro a fare il duro, con la tua pistola in mano - ad ammazzare dei poveracci o a farti ammazzare per due lire? Ti stanno fottendo! Sveglia! La tua vita non vale un cazzo!

SCENA 20 -UNA STRADA SECONDARIA - ESTERNO, NOTTE

Massimo è seduto sul sedile posteriore della macchina di un amico, ferma in un campo a lato della strada. La musica da discoteca esce ad alto volume dall'autoradio.
Elena è seduta al lato passeggero, allunga la mano dalle dita sottili e gli passa una canna. Massimo fuma, poi la passa al guidatore. Appoggia la testa al sedile, semiaddormentato.

Un lampo di luce: i sedili chiari della sua macchina imbevuti del sangue di Daniele

Massimo corruga la fronte - come se soffrisse.

MASSIMO (voce off)
Non l'avevo mai visto tutto quel sangue! Solo nei film... Non credevo avesse quell'odore... Anche dopo aver cambiato i sedili, non sono più riuscito a salire in macchina per una settimana.

Massimo chiude gli occhi.

MASSIMO (voce off)
Ma agli amici non ho detto niente... solo che avevo la macchina dal carrozziere, un piccolo incidente in servizio.

continua

© 400beats 1997