Iogo 400beats

CASA FONDATA
di Lucia Pieraccioni Pecchioli


SINOSSI

Un grande ufficio afoso che raccoglie le ombre di un passato carico di rinunce. Un nuovo duello con la mosca che attraversa più volte quella stanza opprimente prima di finire prigioniera nella poltiglia appicicosa di un fondo di caffè zuccheroso.













CASA FONDATA
di Lucia Pieraccioni Pecchioli


SCENEGGIATURA


Scena 1. Interno, giorno. Ufficio.

Una calda giornata estiva, prime ore del pomeriggio.
La mdp inquadra il totale dell'ufficio.

RONZIO DI UNA MOSCA che si attenua lentamente fino a cessare quando la mdp comincia a muoversi.

Una stanza grande, la porta a vetri smerigliati (su cui si intravede la scritta al contrario "Direzione"), di lato l'attaccapanni di legno, sul lato opposto due finestre allineate. Le tapparelle sono chiuse. Il sole che filtra tra una stecca e l'altra, crea stacchi netti di luce e di ombra sugli oggetti.
L'arredo è antiquato con molti mobili, scaffali, registri e classificatori, schedari di rovere con piccoli cassetti etichettati, un tavolo grande da lavoro con tessuti, modelli di carta, mazzette di campioni.
Appoggiato al muro, tra le due finestre, uno scrittoio con cassetti, sul ripiano, pochi, ordinati oggetti: un set di cuoio da scrivania e due cornici con foto.
Sul fondo della stanza, sopra un tappeto a pelo alto, una massiccia scrivania di legno scuro, con le zampe intagliate in foggia di leone.
Tutto ha un'aria vecchia e polverosa.
La mdp si muove lenta nell'ufficio vuoto, soffermandosi sui mobili e su alcuni oggetti.

(Scorrono i titoli di testa)

C'è un silenzio pesante.
L'inquadratura è ora stretta sulla parete di fondo, dietro la scrivania.
In alto, disposte simmetricamente, due foto incorniciate.
Nella prima un uomo anziano, sguardo severo dietro a piccoli occhiali di metallo, fronte alta, ben vestito e impettito, è fotografato in piedi, in quella stessa stanza, dietro la scrivania. Nell'altra un giovane, stessa fronte alta, in divisa da ufficiale di marina, tiene il cappello rigido sotto il braccio. Guarda dentro l'obbiettivo con sguardo deciso e un piglio eccessivo per l'età.
Oltre la porta a vetri chiusa provengono

VOCI E RUMORE DI PASSI CHE SI AVVICINANO.

La porta si apre.
Entra un uomo sui cinquant'anni (il nipote del padrone), giovanile, alto, leggermente curvo, stessa fronte alta. Abito intero, chiaro, cravatta nera, occhiale scuro, tiene la giacca sul braccio.
E' seguito da una donna, di poco più giovane, la segretaria, con un pacco di telegrammi in mano e un blocco per appunti.

SEGRETARIA
Dottore, i telegrammi.
Guardi quanti ne sono arrivati. Anche dalla Svizzera.

Il nipote del padrone si ferma, si toglie gli occhiali, si volta.

IL NIPOTE DEL PADRONE
Pensi lei a rispondere a tutti.

SEGRETARIA (imbarazzata )
Ma... ma... non so se sono all'altezza...

IL NIPOTE DEL PADRONE
Si affidi a qualche frase di circostanza, vanno sempre bene.

SEGRETARIA
Ma non vuole leggerli?

La sospinge fuori con un gesto calmo, ma deciso.

IL NIPOTE DEL PADRONE
Non mi passi telefonate, sono stanco.

La segretaria indugia ancora sulla porta.

SEGRETARIA
Ha chiamato Benesperi.
Ho cercato... ma... penso più tardi verrà.
Cosa devo fare?
Era così attaccato alla sua mamma!

IL NIPOTE DEL PADRONE (sospirando )
Va bene, per Benesperi ci sono, ma solo per lui.

La porta si richiude.

Il nipote del padrone appende la giacca. Mentre attraversa la stanza, in direzione della scrivania, si sfila la cravatta, l'appallottola con la mano e la scaglia via con violenza.
La MDP la segue con un movimento rapido.
La cravatta va a colpire una foto sopra lo scrittoio.
Dettaglio della foto: un complessino jazz, anni sessanta, si può riconoscere il nipote del padrone sui vent'anni.
Nero.


Scena 2. Interno, medio pomeriggio. Ufficio.

Assolvenza da nero.

La porta a vetri si apre.

SEGRETARIA (emozionata )
Dottore, indovini chi c'è.

Benesperi, un uomo anziano, modestamente vestito, basso e panciuto, sopraggiunge da dietro, aiutandosi con il bastone.

BENESPERI
Non voglio disturbare...

IL NIPOTE DEL PADRONE (tono cordiale )
E' in momenti come questo che si sente il bisogno delle persone come lei!

Si vengono incontro.

IL NIPOTE DEL PADRONE (emozionato )
Benesperi, lei è uno di famiglia

Lo abbraccia calorosamente, a lungo.

BENESPERI (balbetta )
Poverina... troppo buona, troppo

Quando si staccano il bastone cade.
Il nipote del padrone lo raccoglie e l'appende all'attaccapanni.

IL NIPOTE DEL PADRONE (con meraviglia )
Il bastone! ... e da quando?

BENESPERI
Finché sono stato qui, in cinquant'anni di lavoro, nemmeno un giorno di malattia.
Cinque anni di pensione, cinque anni di tormenti.

I due si siedono alla scrivania uno di fronte all'altro.

BENESPERI (prosegue )
Due operazioni alle vene delle gambe e ora le cataratte. E poi il cuore...

Il nipote del padrone si distrae.

BENESPERI (prosegue )
Al funerale non sono potuto ... la mia figliola non ha voluto.
Non voleva neppure che venissi qui: "Troppe emozioni", dice.
Ma io fo a modo mio. Son cocciuto io!
Me lo diceva anche il padrone: (fa la voce più grossa e roca):
- Benesperi, lei è proprio una "Testa di legno"! -

Il nipote del padrone è teso, si alza, va verso la porta.

BENESPERI (prosegue )
Eh sì, era una bella lotta, perché anche il padrone...

Il nipote del padrone agitato torna indietro, si siede di nuovo.

BENESPERI (prosegue )
Eh, non scherzava mica tuo nonno: uno sguardo e metteva in riga anche i più ribaldi!

IL NIPOTE DEL PADRONE (interrompendo bruscamente )
Un caffè?

BENESPERI (imbarazzato )
... veramente, solo nel caffelatte...

Il nipote del padrone nell'interfono, sul tavolo, con voce eccessivamente alta.

NIPOTE DEL PADRONE
Signorina Carla, due caffè, uno doppio...

Guarda Benesperi, un attimo, e la sua voce riprende un tono più calmo, più dolce.

IL NIPOTE DEL PADRONE (strizzando l'occhio a Benesperi )
... e del latte.

Nell'attesa del caffè, c'è silenzio nella stanza.
Benesperi si guarda attorno, da un lato poi dall'altro, lentamente, restando seduto sulla sedia.
La segretaria entra con il vassoio.
Benesperi conclude il suo giro d'osservazione.

BENESPERI
Hai lasciato tutto com'era, bravo!

Il nipote del padrone sembra non aver sentito la fine della frase
e si sovrappone con tono cordiale.

IL NIPOTE DEL PADRONE
Sa Benesperi che qua dentro lei è l'unico che mi da del tu!
Per tutti gli altri sono il "nipote del padrone".

BENESPERI
Ci mancherebbe!
Ti ho tenuto sulle ginocchia, sì o no?

Benesperi gira lo zucchero, le mani del vecchio tremano.
Dettaglio delle mani del vecchio.


Scena 3. F.B. Interno, giorno. Ufficio.

Dettaglio delle mani di Benesperi da giovane, strette a pugno.
Ruotano una attorno all'altra nascondendo qualcosa.

BENESPERI (cantilenando F.C.)
Indovina, indovinello, ruota ruota il bell'anello!

Una piccola mano di bambino alza un dito ad indicare uno dei due pugni.
La mano di Benesperi si apre, svelando l'anello.

VOCE DI BAMBINO F.C.
Ancora, ancora!


Scena 4. Interno, pomeriggio. Ufficio.

VOCE DI BAMBINO F.C.
Ancora, ancora!

Dettaglio delle mani di Benesperi.
Tremano mentre appoggiano la tazzina ormai vuota sul tavolo.
La tazzina si rovescia e un fondo di caffè, denso e zuccheroso, si spande su dei fogli di carta bianca.

BENESPERI
Accidenti ai vecchi! Quando non siamo più buoni a far nulla, meglio andarsene... e via!

Il nipote del padrone prende una sigaretta dal pacchetto che ha in tasca.
L'accende. Ne offre a Benesperi.

BENESPERI
E' veleno per il mio cuore...

IL NIPOTE DEL PADRONE (con leggerezza )
... anche per il mio!

Gli avvicina il portasigari da tavolo, aprendolo.

IL NIPOTE DEL PADRONE
Una di queste allora, sono più leggere.

Benesperi prende in mano la scatola-portasigari. La gira e rigira tra le mani, delicatamente.

BENESPERI (meravigliato )
Ma è quello del padrone!

Il fumo sale nella stanza, la mdp arretra, allargando lentamente verso il totale della stanza.

BENESPERI
Ero in questa stanza con lui, il giorno del telegramma.
Là, a quel tavolo...

Si gira indicando il tavolo dei campioni, alle sue spalle.

BENESPERI
Si sceglievano le stoffe nuove, i colori nuovi. La guerra era appena finita.
Tutti si aspettava il ritorno del figlio del padrone, da un giorno all'altro...
Invece, il telegramma: "Profondamente addolorati informarla..."

UNA MOSCA RONZA NELLA STANZA

BENESPERI (prosegue )
Poteva essere la fine e invece... che coraggio!
E poi c'eri tu, piccolino, che gli davi la forza di continuare...

IL RONZIO AUMENTA

Il nipote del padrone ne è infastidito, spenge la sigaretta, si alza di scatto.
Va all'attaccapanni e prende il bastone del vecchio.
Benesperi capisce di essere stato congedato.
Con sforzo si alza dalla sedia e tentennante si avvia verso la porta.
Mortificato.

BENESPERI
Scusami, ho parlato solo di vecchi ricordi.
Invece chissà quanti progetti hai!

Gli batte una mano sulla spalla.

BENESPERI (prosegue )
Forza, forza, finché sei giovane...
...suoni sempre, sì?

Il nipote del padrone si appoggia alla maniglia della porta, più per sorreggersi che per aprirla.
La porta si apre.

Benesperi sulla soglia si volta indietro a dare un'ultima occhiata alla stanza e contemporaneamente:

IL NIPOTE DEL PADRONE
Ricomincerò.

BENESPERI
Tutto com'era, bravo!


Benesperi è uscito.
La porta si richiude.

Rimbombano nella stanza le ultime frasi: Ricomincerò... Tutto com'era...

In piedi, appoggiato alla porta, il nipote del padrone, sudato, si passa la mano sulla fronte, sul collo, sbottonandosi la camicia. Lo sguardo, annebbiato, si alza lento, indeciso, sulla parete di fondo: i ritratti del nonno, del padre.
Gli sembra di vedere il suo, appeso sotto agli altri.
Socchiude gli occhi e avanza quasi a tentoni verso lo scrittoio.
Appoggiandosi al piano, lo sguardo indugia su una foto incorniciata (un parco fiorito, una giovane donna seduta, una coperta sulle ginocchia, a fianco, in piedi, un ragazzo, un po' curvo, pantaloni zuava, grosso berretto di lana. Si tengono per mano, nessuno dei due sorride).
Dal cassetto più basso il nipote del padrone prende un astuccio stretto e lungo, lo poggia davanti a sé, sul piano. Nero, lucido. Accarezza i ganci metallici, a lungo, prima di decidersi a farli scattare


Scena 5. F.B. Interno, giorno. Sala da pranzo di casa signorile.

Lo stesso astuccio è poggiato su una tavola con i resti di un pranzo di compleanno, dolce, e bicchieri di spumante, carta da regalo sgualcita da cui sbucano alcuni pezzi del completo in cuoio da scrivania (lo stesso che si trova sullo scrittoio).
Il nipote del padrone è un giovanotto che indugia prima di aprire l'astuccio.
La madre, pallida e magra, le mani nervose, schiaccia con la forchetta le briciole rimaste nel piattino, senza alzare lo sguardo.
Il nonno, imponente, seduto a capotavola, disapprova.

SCATTO DEI GANCI

Nella custodia di velluto aperta un clarinetto.

IL NIPOTE DEL PADRONE GIOVANE F.C.
Grazie mamma!


Scena 6. Interno, pomeriggio. Ufficio.

SCATTO DEI GANCI

Il nipote del padrone estrae il clarinetto dalla custodia.
Lentamente, con cura, ne rimonta le parti.

VOCE DI DONNA ANZIANA F.C. (sussurro quasi incomprensibile )
Amore, suonami qualcosa, qualunque cosa.

IL NIPOTE DEL PADRONE F.C.
Non ora mamma, è tanto tempo...

VOCE DI DONNA ANZIANA F.C.
Qualunque cosa, ti prego

IL NIPOTE DEL PADRONE F.C.
Non ora... devi riposare

VOCE DI DONNA ANZIANA F.C.
Ti prego...

IL NIPOTE DEL PADRONE F.C.
Riposa mamma. Ti prometto che ricomincerò.

Il clarinetto è montato. Il nipote del padrone scioglie le dita e ne prova la posizione sullo strumento. La lingua passa sulle labbra, sono secche.
Con il clarinetto in pugno si avvicina alla scrivania e beve un goccio d'acqua. Nell'appoggiare il bicchiere sul vassoio si accorge della mosca rimasta prigioniera nella piccola pozza di caffè versato: a fatica cerca di portare fuori le proprie zampe da quella poltiglia appiccicosa.
Il nipote del padrone si siede e osserva gli sforzi, ripetuti con ostinazione, farsi sempre più deboli e incerti. Con il bordo di un foglio la solleva, la fa ad uscire dal pantano.

UN "DO" VIBRA, TREMULO E SPORCO

Il nipote del padrone fa fatica a trovare la posizione corretta delle dita; l'aria scappa da tutte le parti.

UN "SOL" E UN "LA".

Si asciuga le dita sudate al fazzoletto.
La mosca è sul tavolo e completa le operazioni di pulizia, prima un'ala, poi l'altra. Pronta a ricominciare.
Il nipote del padrone lancia un terribile si con tutta la rabbia che ha in corpo.

"SI" ALTISSIMO (prolungato fino alla fine della scena )

L'aria esce violenta dal tubo del clarinetto. Investe la poverina, ricacciandola stordita nella poltiglia. Il vortice non cessa e la spinge sempre più al centro dove il pantano è più alto e più appiccicoso.
Il nipote del padrone osserva, gli occhi dilatati, la fronte imperlata di sudore. Continua a suonare quell'infinito si, senza un attimo di pausa, con la volontà di non riprendere fiato. La superficie del piccolo stagno spinta dal vento dello strumento, si proietta contro la mosca con spruzzi violenti che le ricoprono completamente le ali e gli occhi. Le zampe anteriori si piegano, le posteriori aderiscono al corpo. Improvviso viene il silenzio.
Nero.


Scena 7. Interno, pomeriggio. Ufficio.

La segretaria si precipita nella stanza.
Il nipote del padrone, la testa riversa sulla scrivania, è esanime.
Nel pugno stringe il clarinetto.
Sul bordo della scrivania una mosca, stremata, riprende il volo.

La mdp la segue rapida panoramicando nella stanza fino al totale iniziale.

RONZIO DI UNA MOSCA

Nero.


© 400beats 1997











CASA FONDATA
di Lucia Pieraccioni Pecchioli


CURRICULUM


Vive a Firenze dove è nata, in età repubblicana (ma per poco).
Sposata, tre figlie. Architetto.


Religione: incerta.
Passione: cinema.
Regista simbolo (in ordine alfabetico): Moretti Nanni.


Frasi mitiche (in ordine sparso):
"Traccio una linea: uomini o pecore" (I Tre Amigos)
"Chi parla male pensa male" (Palombella Rossa)
"Via!" (Berlinguer ti voglio bene)


Sogni (in ordine di apparizione): fare il meccanico, il garzone del panettiere (stile Ninetto Davoli), nazionale di pallavolo, l'assistente di Pasolini, l'assessore allo sport.


Desideri (uno): scrivere.
Odi (nell'ordine): la professoressa di filosofia del liceo, i giapponesi.


Teorie: ritiene che l'uomo (genere umano) sia l'anello mancante tra la scimmia e il cane. Per questo non si arrabbia quando le dicono che scrive come un cane.


Lucia Pieraccioni Pecchioli
Via dei Cappuccini 51 - 35134 Firenze
Tel. 055/487918













CASA FONDATA
di Lucia Pieraccioni Pecchioli


SOGGETTO

Un ipotetico nipote del "padrone" si trova ad affrontare un nuovo duello con la mosca.

Il grande ufficio accoglie, in un afoso pomeriggio estivo, tutte le ombre di un passato carico di rinunce, operate in nome della "Casa fondata".

A pochi giorni dalla morte della madre, il nipote del padrone riceve in visita di condoglianze un anziano dipendente, Benesperi, l'uomo di fiducia del nonno. Le intenzioni del vecchio sono buone, è sinceramente affezionato al ragazzo che ha visto crescere, dopo la disgrazia del padre, morto in guerra. Ma il passato affiora prepotente e, senza tregua, traborda in parole e immagini che il nipote del padrone non riesce ad arginare.

La macchina da presa attraversa lenta, più volte, lo spazio chiuso e opprimente della stanza dove sono celate tutte le tracce di una vita soffocata negli affetti e nei sogni.

Anche la mosca lo traversa, più volte, e finisce prigioniera in una piccola poltiglia appiccicosa di zucchero e caffè. La poverina, va salvata!

Ma il nipote del padrone non è come il padrone, lui è diverso. Se la stanza è la stessa, il lavoro è lo stesso, i dipendenti sono gli stessi, i mobili, la scrivania, il portasigari sono gli stessi, l'aria è forse la stessa, la fronte è la stessa, lui e la mosca sono certamente diversi.

Il soggetto è liberamente tratto dal racconto di Katherine Mansfield, La Mosca , ("Tutti i racconti" vol.II, Adelphi).
Anche se "Casa fondata" ha una sua autonomia narrativa è intimamente legato a La Mosca , proponendosi come una specie di seguito.


© 400beats 1997