
CUCINE
di Davide Franchetto
SOGGETTO
Giulia è una giovane donna che lavora come lavapiatti in un ristorante. Una sera, mentre sta andando via, il suo sguardo si incontra con quello del cuoco di colore che, come lei, lavora nel retro del locale. Il ritorno a casa, il marito, le incomprensioni. La mattina dopo Giulia è nuovamente nella cucina del ristorante. Nella grande stanza sono solo lei e il cuoco di colore. Senza parlare, si guardano e si abbracciano.
Note di regia. Il soggetto di CUCINE nasce dalla voglia di raccontare una storia di emarginazione e di come anche nell'emarginazione o in una presunta diversità, possano nascere o anzi siano ancora più facilitati a nascere sentimenti puri di speranza, solidarietà e forse anche amore.
Definisco i due protagonisti degli emarginati per ragioni molto semplici: il cuoco ha già nella propria pelle un segno distintivo che lo porta inevitabilmente a dover lottare per farsi accettare, la lavapiatti ha nel suo mondo diviso tra casa e lavoro il proprio carcere. L'abbraccio finale tra i due lo interpreto come un gesto estremo: rappresenta il coraggio e la volontà di rompere le regole prestabilite: è la ribellione non rumorosa verso il conformismo che li circonda.
CUCINE
di Davide Franchetto
CURRICULUM DELL'AUTORE
Davide Franchetto è nato a Torino il 31 dicembre 1977. Ha frequentato un corso di tecnica della comunicazione presso il Centro "Federico Fellini" di Torino. CUCINE SCENEGGIATURA
Scena 1. Interno, sera. Cucina.
Sono circa le 22, siamo nel retro di un qualunque ristorante, più precisamente nella cucina di questo.
Giulia toglie le mani dall'acqua, si sfila i guanti e li appoggia sul lavandino, dopodiché porta le mani dietro la schiena e si slega il grembiule; se lo leva in fretta e, dopo averlo ripiegato con cura, lo appoggia sull'avambraccio e si incammina verso l'uscita.
Scena 2. Interno, sera. Un condominio.
Giulia sta salendo l'ultima rampa di scale del condominio in cui abita. Corre affannosamente reggendosi al corrimano, finché arriva al pianerottolo dove si trova il suo appartamento. Si ferma davanti alla porta dell'alloggio emettendo un lungo respiro e tira fuori dalla tasca dell'impermeabile che porta, un mazzo di chiavi. Dopo aver scelto una delle chiavi del mazzo, infila questa nella serratura della porta, la gira due volte ed entra in casa.
Scena 3. Interno, sera. Appartamento.
Quello che si presenta dopo che Giulia ha varcato la soglia di casa, è un piccolo soggiorno che forma tutt'uno con l'ingresso dell'appartamento. Al centro del soggiorno un tavolo coperto da una tovaglia ricamata; attorno al tavolo, quattro sedie disposte in modo ordinato e poco distante da queste, un vecchio divano un po' sdrucito ed una grande libreria semivuota e coperta di polvere. Sul lato sinistro del soggiorno si apre un breve corridoio, che a sua volta presenta sulla destra la porta del bagno e qualche metro più avanti quella semiaperta della cucina e, sulla sinistra, la porta che conduce alla camera da letto.
La voce maschile che arriva dalla cucina, è quella del marito di Giulia, che probabilmente sta sostando annoiato davanti al televisore.
Scena 4. Interno, sera. Un bagno.
Giulia si avvicina allo specchio situato sopra al lavandino del piccolo bagno di casa sua, che comprende anche una doccia, un bidet e un WC, tutti molto vicini tra loro. L'intero bagno è ricoperto da piastrelle bianche ormai opache ed in gran parte scheggiate che rivestono sia il pavimento che le pareti. Giulia apre il rubinetto del lavandino e fa scorrere l'acqua. forma una conca con entrambe le mani, raccoglie l'acqua e se la passa con delicatezza sul viso; fatto questo, solleva un asciugamano appoggiato sul bordo sinistro del lavandino e se lo passa sul volto.
DISSOLVENZA SU
Scena 5. Interno, sera. Cucina.
Ancora una cucina, ma questa volta si tratta della cucina dell'abitazione di Giulia. Lei stessa sta ancora lavando piatti, immergendo continuamente le mani nude nell'acqua del lavandino, ormai resa sudicia dall'unto delle stoviglie. Poco distante da Giulia, seduto alle sue spalle, c'è suo marito. un uomo dall'aspetto trasandato, un po' sovrappeso e con gli occhi spenti, fissi sul televisore acceso davanti a lui. Ha indosso una maglietta bianca con le maniche corte e un paio di jeans logori non troppo puliti. Tiene il braccio destro appoggiato sul tavolo che si trova al suo fianco. Nella mano destra ha una sigaretta che ogni tanto porta distrattamente alla bocca, con un gesto quasi meccanico.
Estrae un'altra sigaretta dal pacchetto, se la porta alla bocca e l'accende, butta il pacchetto e l'accendino sul tavolo ed esce velocemente dalla cucina, senza dire una parola. Giulia rimane silenziosa al suo solito posto accanto al lavandino, ma una volta che suo marito è uscito dalla stanza, chiude il rubinetto, si asciuga le mani col grembiule che indossa e si mette a sedere sulla stessa sedia su cui sostava prima il marito. Prende anche lei una sigaretta dal pacchetto lasciato sul tavolo e l'accende. Emette due boccate di fumo, poi, come se si fosse ricordata di qualcosa, infila una mano nella tasca della gonna e prende il rossetto visto in precedenza. Toglie il cappuccio all'astuccio, quindi, con molta attenzione, comincia a passarselo sulle labbra, dopo aver prima posato la sigaretta sul bordo del piatto che si trova alla sua sinistra. Per la prima volta Giulia sorride, felice di poter avere anche lei un attimo di vanità. Ma il tutto dura poco, il suo viso si rabbuia nello stesso istante in cui finisce di dipingere di rosso il labbro inferiore. Ripone il rossetto nella tasca della gonna con la mano tremante, si alza di scatto dalla sedia e si dirige nuovamente verso il lavandino.
Scena 6. Interno, mattina. Cucina.
Giulia apre la porta ed entra nella cucina nel retro del ristorante in cui lavora. Lo scenario è lo stesso della sera precedente, solo che adesso, tutto è pulito ed in ordine e non si sente alcun rumore, anzi, l'assenza del personale e degli avventori contribuisce a creare un silenzio quasi irreale. Giulia però non è sola, davanti a lei, impegnato nel passare uno strofinaccio inzuppato d'acqua sul tavolo a cui di solito lavora, c'è il cuoco di colore. Giulia sembra leggermente stupita nel vederlo, ma avanza ugualmente verso di lui a piccoli passi, fino a quando non arriva quasi a sfiorarlo con il proprio corpo. Solo in quel momento il cuoco alza la testa, cessando di lavare il tavolo e guarda la donna che ha accanto senza dire una parola.
Il cuoco continua a rimanere in silenzio. Con entrambe le mani prende la mano sinistra di Giulia e se la porta delicatamente al viso.
La sceneggiatura di CUCINE ha vinto Pescaravideoscript 96, concorso nazionale di sceneggiature per cortometraggi. Il premio consiste nella produzione della sceneggiatura vincente.
Ha girato un cortometraggio in U-Matic con i suoi compagni di corso.
Con CUCINE ha vinto Pescaravideoscript '96.
di Davide Franchetto
All'interno della cucina possiamo notare diverse persone indaffarate nello svolgere il più velocemente possibile il loro lavoro: camerieri entrano ed escono a ritmo frenetico dalla grande porta che collega la sala da pranzo alla cucina; reggono in mano vassoi, piatti e varie altre stoviglie.
Si sente il passo pesante delle loro scarpe di vernice, battere sul pavimento.
Al centro della grande stanza che forma la cucina vi è un lungo tavolo in acciaio, a cui sono appoggiati poco distanti l'uno dall'altro tre cuochi: uno dei tre è di colore, ha la schiena leggermente curvata sul tavolo e, sul viso, un'espressione fissa nel vuoto che lascia presagire una certa infelicità. Tiene saldamente nella mano destra un grosso coltello con il quale sta affettando alcuni gambi di sedano. I movimenti della sua mano sono ritmici, veloci e incredibilmente precisi.
Al fondo della cucina, situato contro una parete che occupa quasi per intero, c'è un enorme lavandino. Accanto a questo, voltate di spalle, due donne sono impegnate nel lavare una grande quantità di stoviglie sporche o contenenti resti di cibo. La nostra attenzione si sposta su una delle due lavapiatti: si chiama Giulia, ha capelli castano chiari legati in una lunga coda, un corpo esile ma sensuale, avvolto in un grembiule che arriva a sfiorarle le caviglie. Si muove con lentezza, è stanca, solleva a fatica i piatti accatastati in una pila alla sua destra; le sue mani, ricoperte da guanti in gomma, rimangono sempre immerse nell'acqua del lavandino per qualche secondo più del dovuto, quasi a prendersi una breve pausa da quello sfinimento.
Marta, Marta, che ora fai?
MARTA (si sfila i guanti e osserva l'orologio)
Sono le dieci passate, hai finito il turno (pausa). Ti eri dimenticata che dovevi staccare?
GIULIA (accennando un sorriso)
Sì... non me lo ricordavo neanche più. Beh, io vado, mi sostituisce Stefania.
MARTA
Ciao, cerca di starmi bene.
GIULIA
Ci provo, ciao Marta.
Mentre attraversa la cucina, si accorge che il cuoco di colore, che era appoggiato al grande tavolo al centro della stanza, ha alzato il capo dal proprio lavoro e la sta osservando intensamente. Giulia si ferma per un attimo, tentenna, ricambia lo sguardo ed accenna un piccolo sorriso, improvvisamente infila la mano destra nella tasca della gonna che indossa, ne estrae un rossetto e lo mostra compiaciuta al cuoco per qualche secondo, poi, come se si fosse accorta di stare facendo qualcosa di sbagliato, ripone il rossetto nella tasca della gonna, riprende la sua espressione normale, si passa una mano fra i capelli ed esce definitivamente dalla cucina. Il cuoco abbassa lo sguardo e ritorna ad affettare i sedani.
Giulia avanza lentamente verso il divano, si sfila l'impermeabile e vi si lascia cadere lentamente sopra. Dalla cucina arrivano confusi i rumori di un televisore acceso.
Sono tornata.
VOCE MASCHILE (fuori campo)
Ti ho sentita.
Giulia assume un atteggiamento di sconforto, rimane con gli occhi bassi, fissi sul pavimento per un istante, quindi si dirige verso l'ingresso del bagno e vi entra.
Rimette l'asciugamano al suo posto, poi alza leggermente il capo e rimane immobile a guardare, con gli occhi semichiusi dalla stanchezza, la propria immagine riflessa allo specchio.
Sul tavolo si notano, distribuiti senza alcun ordine: un piatto sporco di sugo e, appoggiato ad esso, una forchetta ed un coltello, un cartoccio di vino di quello scadente, una bottiglia d'acqua piena a metà, alcuni tovaglioli di carta sporchi e stropicciati ed un bicchiere di vetro con alcune gocce di vino rosso, lasciate sedimentare sul fondo.
L'intera stanza è illuminata soltanto dalla luce fioca emessa da una lampadina che pende dal soffitto. In tutta la cucina gli unici rumori che si sentono, sono quelli dell'acqua che scorre e del televisore.
Come è andata in fabbrica oggi?
MARITO (distrattamente)
Le solite cose, siamo rimasti in tre in tutto lo stabilimento... ne hanno licenziato un altro... Stiamo fallendo, devo decidermi a cercare un altro lavoro.
GIULIA
Credevo che il tuo posto fosse sicuro, sono 14 anni che sei lì dentro.
MARITO (innervosito)
Sicuro un cazzo! Quando si chiude. Non c'è lavoro, non c'è un cazzo di lavoro per nessuno! (Pausa) E poi tutte le sere è la stessa storia, stai lì muta e poi mi fai sempre le stesse domande! Lo fai apposta? Eh? Lo fai apposta? Non c'è lavoro, Giulia, non c'è.
GIULIA (con voce sommessa)
Scusami... Non volevo... Non l'ho fatto apposta.
Il marito di Giulia butta a terra la sigaretta che aveva in mano, la spegne con il piede, poi si alza dalla sedia, si mette una mano nella tasca dei pantaloni e tira fuori un pacchetto di sigarette ed un accendino.
Riapre il rubinetto, fa scorrere ancora forti getti d'acqua e, con violenti gesti della mano destra, si toglie i segni del rossetto dalla bocca, quasi a negare la sua femminilità. Dopo aver fatto questo, Giulia si appoggia al lavandino e china la testa, lasciando le mani penzolanti a sfiorare l'acqua con la punta delle dita.
Giulia allora infila nuovamente una mano nella tasca della gonna, prende il rossetto e glielo mostra compiaciuta.
Ieri non ho avuto tempo, però volevo ringraziarti per questo, mi ha fatto davvero piacere, ecco. (pausa) Scusa non so cosa dire, non mi vengono le parole giuste, non sono molto brava in queste cose.
Giulia lo guarda dritto negli occhi e sorride. I due si abbracciano.