
GENOVA DA CIUCCIARE
di Giuseppe Lumbaca
SINOSSI
Dalla "Milano da bere" della Milano bene, alla parte non potabile di un'altra città: "Genova da ciucciare". Qui come altrove, il Nord e il Sud convivono spesso negli stessi spazi, avendo assunto una connotazione non più geografica, bensì socio-economica. La famiglia di Paolo che vive gestendo un'antica osteria, si colloca nell'interfaccia tra la parte potabile e non potabile della città. E' il giovane Paolo a interpretare la speranza di poter far parte a pieno titolo di quel Nord che immagina migliore.
GENOVA DA CIUCCCIARE
di Giuseppe Lumbaca
SCENEGGIATURA
Scena 1. Esterno , giorno. Genova.
Una folla di ragazzi e ragazze esce da una scuola media del centro storico di Genova; tra loro PAOLO, un ragazzo biondo, magro, di bell'aspetto, con gli occhi verde-chiaro, quattordicenne, leggermente più basso della media, per la sua età; un tipo decisamente sveglio e vivace, dalla parlantina sciolta.
Veste con jeans e felpa, e porta la cartella-zaino a tracolla; ride e scherza con i compagni, si salutano.
Lasciando il gruppo si avvia lungo i vicoli del centro storico, passa davanti ad una chiesa, sugli scalini c'è il parroco don CARLO.
PARROCO
Mi raccomando Paolino, domenica vieni a messa, è un pezzo che non ti fai vedere.
Paolo fa un cenno di saluto con la testa e passa via veloce. Più avanti si ferma ed entra in un locale a pian terreno sulla cui porta c'è un'insegna antica: OSTAIA VEGIA ZENA.
Scena 2. Interno, giorno. Ostaia.
Nel locale con arredamento rustico c'è un lungo bancone-mescita di vino con all'estremità di esso una vetrina con le pietanze del giorno, all'altra estremità del bancone, quella più vicina all'ingresso c'è la cassa; sul bancone c'è anche una macchina da caffè; lungo due pareti dell'ampio locale due strisce di attaccapanni, e poi diversi tavoli con panche e sedie, sulle tavole, tovaglie a quadrettoni colorati; su una porta ad angolo la doppia scritta Toilette e WC; sulla parete sopra il bancone un grande specchio, tante mensole con bottiglie ed in alto un orologio che segna le 13 e 15; inoltre dappertutto scudetti, foto, coppe e altro materiale di fede genoana.
Nel locale ci sono i gestori: la famiglia ARCHETIPO.
MAURO papà di Paolo, è un uomo simpatico, robusto, non particolarmente alto, con i capelli sale e pepe, ed un paio di baffi di cui va particolarmente fiero, quasi quanto della sua squadra del cuore: il GENOA FOOTBALL CLUB; ha circa 40 anni, si trova dietro al bancone di mescita. TERESA moglie di Mauro e mamma di Paolo, è una donna esile, carina, con un grembiule sul vestito, si trova dietro la vetrina delle pietanze, è bionda ed ha circa 35 anni. Alla cassa c'è una bella ragazza bruna, capelli lunghi, ELVIRA, sorella maggiore di Paolo, figlia di Teresa e Mauro, ha 18 anni.
PAOLO (entrando)
Salve gente! (poi rivolto a Teresa) Dov'è il nutrimento mamma?
TERESA
Siediti che ti porto qualcosa di caldo; fatti dare da bere da papà.
Mentre Paolo prende posto ad un tavolino libero, appoggiando su una sedia vicina la cartella, Teresa prepara due piatti che porta al figlio.
MAURO (rivolto al figlio)
Cosa vuoi bere?
PAOLO
Una coca!
Mauro lancia al figlio una lattina.
MAURO
Forza Paolo, para!
Paolo prende al volo la lattina e subito l'apre, schizzando spruzzi da tutte le parti.
ELVIRA (ridendo)
Come al solito ti lavi le mani con la coca-cola.
Nel locale sono presenti altri avventori; in un tavolo 4 persone giocano a carte, a cirulla:
UN GIOCATORE (in dialetto genovese)
7 e 8 quindici, e così abbiamo fatto anche l'alta!
In un altro tavolo stanno mangiando due persone, la donna ha la caratteristica divisa dei postini, sulla panca ha vicino la sua borsa ormai vuota. Al loro tavolo Mauro porta una caraffa di vino.
POSTINA
... e così mi ritrovo a fare questo lavoro,
anche se sono laureata.
SUO COMPAGNO DI TAVOLO
Di cosa ti lamenti, hai un posto fisso, sei un'impiegata statale; e poi scusa, non sei laureata in lettere? E non ti occupi tutti i giorni di lettere (pausa) e cartoline!
I due ridono di gusto.
DISSOLVENZA
L'orologio del locale segna le 15 e 30. Ci sono ancora i giocatori di carte ed al banco un avventore tifoso sampdoriano con sciarpa al collo.
AVVENTORE
Mauro dammi un amaro.
MAURO (prendendo una bottiglia)
Ecco amaro "A-BERNA", l'amaro che si prende in coppa (e ride sotto i baffi).
Squilla il telefono vicino alla cassa, Elvira risponde.
ELVIRA
Va bene, mando Paolo.
Riattacca e rivolta al padre:
Al banco lotto vogliono un caffè, un amaro ed un pacchetto di caramelle.
Mauro si mette a preparare un caffè, ed intanto prende dalla mensola una bottiglia di amaro Ramazzotti e la mette su un vassoio insieme ad un bicchiere; poi tazzina thermos di caffè con cucchiaino e bustina di zucchero.
MAURO (rivolto a Paolo)
Dai Paolo, porta questa roba alla signora GINA. Tornando prendimi una stecca di sigarette e fatti dare le quote di Genoa-Napoli.
Paolo prende il vassoio dal bancone, si dirige alla cassa dove ritira lo scontrino preparato da Elvira; si avvia verso l'uscita. Sulla porta viene chiamato dalla sorella, si gira con il vassoio in equilibrio.
ELVIRA
Paolo, dimenticavo le caramelle!
Elvira lancia verso il fratello un pacchetto di caramelle preso dall'espositore vicino alla cassa. Paolo con una mano tiene in equilibrio precario il vassoio e con l'altra afferra al volo il pacchetto di caramelle, facendo dondolare pericolosamente sul vassoio la bottiglia di amaro Ramazzotti.
PAOLO (rivolto ironicamente ad Elvira)
Dovevi darti al baseball, cara sorellina, invece che fare la cassiera a tempo perso.
Paolo esce.
Scena 3. Esterno, giorno. Vicoli di Genova.
Paolo con il vassoio si avvia verso il botteghino del lotto, passando in mezzo ai vicoli del centro storico di Genova. Dalle finestre file di panni stesi tra un palazzo e quello di fronte, da una radio ad alto volume Pier Angelo Bertoli canta:.. il Sud in tutto il mondo è uguale....
Paolo passa vicino ad un gruppo di persone che attorno ad un tavolino portatile fanno il gioco delle tre carte alle spalle del gonzo di turno; Paolo, passando vicino, commenta a voce udibile:
PAOLO
La mamma dei fessi è sempre incinta!
Guadagnandosi un'occhiataccia da uno dei compari delle tre carte. Arriva al botteghino del lotto, entra.
Scena 4. Interno, giorno. Banco Lotto.
E' un unico locale separato in due parti da un lungo bancone; completano l'arredamento un armadio che deve aver conosciuto tempi migliori e le due sedie su cui sono sedute le impiegate, dalla parte interna del bancone; i muri sono di un colore indefinibile, forse ex-bianco. Davanti alle impiegate dalla parte esterna del bancone, due clienti-giocatori, un uomo e una donna.
PRIMA IMPIEGATA
Meno male che sei arrivato, non ce la facevo più, ho proprio bisogno di un caffè.
Paolo appoggia il vassoio sul bancone e le porge la tazzina-thermos con zucchero e cucchiaino.
PAOLO
Eccolo pronto, signora Gina.
Paolo riempie il bicchiere di amaro Ramazzotti e lo porge all'altra impiegata
PAOLO
E per lei un bicchiere di "Milano da bere".
L'altra impiegata con calma prende il bicchiere, lo osserva perplessa, si guarda lentamente attorno con aria sconsolata
SECONDA IMPIEGATA
A me sembra invece tanto Genova da "sussare"
E ne beve un sorso. Mentre sorseggia il caffè la signora Gina compila le giocate con i numeri che la donna di fronte al banco continua a dettare:
DONNA
5000 lire sulla ruota di Palermo, 3-13 e 17, 3000 ambo e 2000 terno.
L'altra impiegata continua a bere l'amaro ed intanto interpreta il sogno che il cliente di fronte le sta raccontando.
UOMO
... e poi ho sognato che facevamo l'amore.
IMPIEGATA (con distacco molto professionale)
Fottere fa 23, ma se eravate più di due, allora ci vuole 69, orgia di sesso.
E continua tranquillamente a sorseggiare l'amaro.
PAOLO
Io vado, lascio tutto, poi passo a prendere il vassoio.
Paolo esce.
Scena 5. Esterno, giorno. Vicoli.
Paolo esce dal banco lotto, continua ad aggirarsi, più speditamente, tra i vicolo del centro storico. Davanti, in un angolo del marciapiedi c'è un'avvenente ragazza con tacchi a spillo, calze colorate, minigonna ultra corta, T-shirt aderente, foulard al collo e borsetta a tracolla. Si trova prospiciente ad un palo, è prosperosa, pimpante, provocante, procace, prorompente... Paolo passandole molto vicino le tocca il culo e scappa via.
PAOLO
Allora Filippo, come andiamo ad uccelli?
Il travestito si agita arrabbiato, fa il gesto di colpire il ragazzo lanciandogli la borsetta trattenuta per la tracolla, ma quasi subito, avendo riconosciuto Paolo, sul suo viso l'aria imbronciata si stempera in un sorriso.
TRAVESTITO (con tono di rimprovero bonario)
Ragazzaccio impertinente! Ti ho detto mille volte che quando sono sul lavoro mi devi chiamare Brigitte.
Paolo sta ancora correndo quando arriva in prossimità del negozio misto barbiere/parrucchiere, rallenta istantaneamente ed entra.
Scena 6. Interno, giorno. Negozio.
E' un classico negozio da barbiere con due poltrone davanti a due lavabi e a due grandi specchi. Sulla parete dietro una fila di poltroncine di similpelle verde per i clienti in attesa. Sui muri calendari e manifesti vari di auto, donne e squadre di calcio. Su un tavolino basso una nutrita serie di riviste, tutte sugli stessi argomenti: calcio, donne e motori. Sulle poltrone due clienti: uno con la faccia piena di schiuma pronto ad essere sbarbato da parte di don VINCENZO barbiere capo, l'altro piegato con la testa dentro il lavandino sta subendo uno shampoo dall'aiutante barbiere PIETRO, detto "ragazzo spazzola" perché lavora in quel posto da quando era poco più che un bambino. Un terzo cliente è in attesa del suo turno seduto su una poltroncina e legge una rivista.
PAOLO
Buona sera don Vincenzo, serve niente?
Don Vincenzo guarda con aria interrogativa il suo aiutante, poi aspetta di sentire se dai tre clienti parta una qualche richiesta
VINCENZO
Niente Paolino, vai a vedere se di là dalle donne hanno bisogno di qualcosa.
Ed accompagna queste parole con un sorriso ammiccante, con un gesto del capo e con una complice strizzatina d'occhio. Paolo supera la tenda che separa questo primo ambiente dall'altro attrezzato come parrucchiere per signora. Dentro ci sono: ELENA moglie di Vincenzo, proprietaria del negozio, donna robusta, simpatica, gioviale, di circa 45 anni; sta mettendo alcuni bigodini sulla testa di una cliente seduta su di una poltrona di fronte allo specchio; nell'altra poltrona una donna è seduta con la testa sotto il casco e porge una mano con le unghie da curare ad una giovane bellissima ragazzina bionda con gli occhi azzurri, di nome MARISA, vero scopo della visita di Paolo.
PAOLO
Volete niente da me?
UNA CLIENTE (quella con la testa libera)
Prenderei volentieri qualcosa, ma sei ancora troppo piccolo per darmelo (e ride da belina).
PAOLO
Che peccato signora che quando io non sarò tanto piccolo per poterlo dare
lei sarà ormai troppo grande per poterlo pigliare.
CLIENTE
Che ragazzino sfacciato!
E mette di scatto la testa sotto il casco, quasi picchiandoci dentro. Marisa con un sorriso dolcissimo ed uno sguardo incantevole manda un bacio con la bocca al suo Paolino che contento se ne va.
ELENA
Che lingua quel Paolo!
MARISA
Vuol fare l'avvocato da grande, per non farsi fregare da nessuno, con le parole.
ELENA
Se continua così, non c'è pericolo!
Scena 7. Esterno, giorno. Vicoli.
Paolo continua la sua strada in mezzo ai vicoli del centro storico, si avvicina ad un ragazzo che su una cassetta di legno da frutta messa in verticale, vende sigarette di contrabbando.
PAOLO
Dammi una stecca per mio padre, e vuole sapere le quote di Genoa-Napoli.
Il ragazzo prende da un sacchetto nero da spazzatura, messo dentro la cassetta, una stecca di ... e la porge a Paolo.
RAGAZZO (con accento napoletano)
Napoli a 1, pareggio a 2, Genoa a 3; se fosse per me la vittoria del Genoa te la darei anche a 1000, tanto con il Napoli perde fisso.
PAOLO
Questo è meglio che non glielo dico a mio padre, se no si incazza e non ti paga manco le sigarette.
E sorridendo Paolo si allontana.
Scena 8. Interno, giorno. Ostaia.
Paolo in un tavolo sta facendo i compiti.
TERESA
Paolino fammi un favore, vai a dire al nonno se può passare dal medico per farsi scrivere le medicine, così mi risparmio un'ora di coda.
PAOLO
Dov'è il nonno?
MAURO
Al solito posto, al cantiere di Caricamento. Nemmeno se lo pagherebbero,
ci passerebbe più tempo.
Paolo esce
Scena 9. Esterno, sera. Tramonto. Genova. Cantiere Caricamento.
Diverse persone osservano lo stato di avanzamento dei lavori per l'EXPO': l'acquario, il bigo... Paolo nota il nonno e gli si avvicina. Il sole è al tramonto, sta lentamente scendendo sul mare, sfiorando il grattacielo di San Benigno; sembra quasi che la punta del matitone possa da un momento all'altro far scoppiare la rossa bolla del sole.
PAOLO (rivolto al nonno)
La mamma vuole che passi dal dottore, tieni il libretto della mutua (e glielo porge).
NONNO GIUSE (guardando verso la zona espositiva)
Il primo giorno che funzionerà l'ascensore ti porterò con me a vedere Genova dal mare, come quando ritornavo con le navi.
PAOLO
Beato te che hai girato il mondo!
GIUSE (assorto)
C'è una bella differenza ad andare in giro per divertimento, oppure dover andare a lavorare lontano dalla propria città, per bisogno.
DISSOLVENZA
Scena 10. Interno, notte. Ostaia.
Nel locale le luci sono accese, la saracinesca è mezza abbassata, ci sono solo Mauro e Paolo. Mauro finisce di mettere in ordine e di lavare per terra, Paolo al tavolo si è addormentato sui libri; Mauro gli si avvicina e lo scrolla.
MAURO
Dai Paolo, vai pure a casa, ho quasi finito anch'io.
Paolo si alza, mette i libri e i quaderni nella cartella e si avvia verso l'uscita, camminando in punta di piedi sul pavimento bagnato; si piega per passare sotto la saracinesca.
Scena 11. Esterno, notte. Vicolo.
Dalla mezza saracinesca abbassata filtra nella strada una striscia di luce; Paolo piegato sta uscendo dal locale.
Si odono fuori campo rumori di passi.
PAOLO
Buonanotte.
FINE
© 400beats 1997
GENOVA DA CIUCCIARE
di Giuseppe Lumbaca
CURRICULUM
Giuseppe Lumbaca, nato a Messina nel 1946, residente a Genova.
Laureato in Chimica, si occupa di formazione docenti e ricerche didattiche.
Ha partecipato al corso biennale di sceneggiatura tenuto a Genova da Giovanni Robbiano.
E' risultato finalista alla prima edizione del Premio " I Girasoli" con il cortometraggio Genova da ciucciare.
Giuseppe Lumbaca
Via Adamo Centurione 9A/20
16134 Genova
Tel. 010-2428425
GENOVA DA CIUCCIARE
di Giuseppe Lumbaca
SOGGETTO
Dalla "Milano da bere" della Milano bene alla parte "non potabile" di un'altra città: "Genova da ciucciare". Si vuole rimarcare come in ogni città convivano diverse anime e che Nord e Sud non sono tanto una localizzazione geografica quanto piuttosto una connotazione socio-economica; e che quindi spesso convivono in uno stesso luogo fisico.
Nell'interfaccia tra la parte potabile e quella non potabile di Genova si colloca la famiglia ARCHETIPO che vive gestendo una antica osteria: i genitori MAURO e TERESA, i figli ELVIRA e PAOLO il protagonista, che dopo la scuola porta a domicilio dei clienti le consumazioni.
Paolo ha una fidanzatina MARISA, apprendista parrucchiera, con lei spera di poter fare il gran salto di qualità. Si notano segnali di periodo di transizione: i travestiti nostrani stanno cedendo i viali ai viados sudamericani, e presto le interpretazioni della smorfia saranno affidate ad un software specifico. Serviranno le presenze tradizionali dei soliti argomenti: calcio, donne e motori a rassicurare su un futuro tranquillo, nel senso della continuità?
E mentre il nonno GIUSE rappresenta la generazione costretta ad emigrare, e Mauro e Teresa sono riusciti a sistemarsi in qualche modo nel loro Paese, Paolo interpreta la speranza di poter far parte, a pieno titolo, domani, di quel Nord che immagina migliore.
© 400beats 1997