Iogo 400beats

LUNGO IL CONFINE
di Roberto Paolo e Alfonso Papa Malatesta


SOGGETTO

Un uomo ed una donna che vivono in una grande città, entrambi lungo la sottile linea di confine dell'emarginazione, si scambiano, nel giro di 24 ore, poche monete ed il posto, di qua e di là del confine. Le vicende dei due - che si incrociano senza riconoscersi all'inizio, a metà e alla fine della storia - sono esattamente speculari: mentre uno si appropria di spazi che non gli spettano e che trova liberi, accampando poi diritti e sfruttando ogni possibilità a suo favore, l'altra si lascia togliere senza
protestare ogni cosa che era sua.

* * * *

1) All'alba la donna, dopo aver litigato con il suo compagno ed essere andata via di casa, si permette un piccolo gesto di elemosina, donando poche monete ad un giovane barbone che dorme in stazione.
2) Le monete ricevute offrono al barbone, per una serie di circostanze fortuite e grazie alla sua scaltrezza e determinazione, la possibilità di entrare in possesso per un breve periodo di un appartamento, lasciato momentaneamente libero.
3) La donna, invece, inizia a vagare per la città cercando, con timidezza e discrezione, un nuovo alloggio. Non riesce a rintracciare la sua migliore amica, nella sua famiglia di origine in provincia le cose sono cambiate e non è il caso di ritornare. Infine, quando prova ad andare a casa del fratello, con il quale da tempo non ha rapporti, viene respinta sull'uscio proprio dal giovane barbone, ormai irriconoscibile ma deciso a difendere con i denti l'appartamento che ha occupato.
4) Da qui in poi la donna continua ad essere sopraffatta dagli eventi, lasciandosi trascinare inerte sempre più giù, finché finisce derubata e stravolta a dormire all'addiaccio, su di una panchina della stazione.
5) Il giovane (ex) barbone, invece, riesce con spregiudicatezza a procurarsi del denaro, una possibilità di lavoro e, addirittura, a ristabilire un rapporto con la sua antica amante.
6) I due protagonisti si incrociano, per la terza ed ultima volta, quando lui, tornando a casa all'alba da una notte d'amore, lascia cadere poche monete accanto a lei, giovane barbona, che dorme quasi sfinita sulla panchina della stazione.












LUNGO IL CONFINE
di Roberto Paolo e Alfonso Papa Malatesta.

CURRICULA DEGLI AUTORI


ROBERTO PAOLO

E' nato a Napoli il 9 dicembre 1964, ma risiede da sempre a Montesarchio, in provincia di Benevento. Laureato in scienze politiche alla Luiss di Roma, dopo alcune esperienze di studio e lavoro all'estero e a Roma, è tornato in Campania. Giornalista professionista dal 1996, attualmente lavora come caposervizio di cronaca al quotidiano "Il Corriere di Caserta".
Ha scritto una sceneggiatura di lungometraggio e alcuni cortometraggi ("Morte di San Silvestro" ebbe una segnalazione dal premio "I Girasoli" del 1993). Nessuna di loro è stata prodotta.

Roberto Paolo
Piazza Umberto I, 71
82016 Montesarchio - Bn











LUNGO IL CONFINE
di Roberto Paolo e Alfonso Papa Malatesta

SCENEGGIATURA


Scena.1 Interno, notte. Pianerottolo di un condominio di periferia.

Una porta si apre di scatto ed una donna esce sul pianerottolo, quasi spinta fuori. Dall'interno una voce maschile urla:

UOMO (v.f.c.)
Ma si, vattene, va'... che sei 'na matta, sei...

Una valigia viene scaraventata sul pianerottolo. La porta sbatte forte. Lei si massaggia una guancia. E' una donna di quasi quarant'anni. Indossa uno scadente impermeabile chiaro. Ha i capelli lisci in disordine e gli occhi rossi di pianto. Guarda a terra. Solleva la valigia dal pavimento, si aggiusta la borsetta sulla spalla e lentamente scende le scale, ad occhi bassi, come stordita.

Scena.2 Interno, notte. Androne del condominio di periferia.

La donna scende l'ultimo gradino, si avvicina lentamente alle cassette della posta. Strappa dal vetro di una cassetta la targhetta autoadesiva col proprio nome, la accartoccia rassegnata e se ne va.

Scena.3 Esterno, notte. Ingresso della metropolitana.

La donna trascina la valigia all'ingresso della metropolitana, in una grande strada vuota, tra alti palazzi di periferia con tutte le finestre spente. Sta per scendere le scale della metropolitana ma si ferma vedendo il cancello chiuso. Attorno a lei ci sono dei barboni che aspettano l'apertura della stazione. Battono i piedi per il freddo e si soffiano tra le mani facendo nuvolette di vapore. Lei pare accorgersi solo adesso del freddo che fa: si stringe l'impermeabile addosso. Un vecchio barbone si avvicina barcollando, come per offrirle un sorso dalla sua bottiglia. Lei si volta e si allontana di qualche passo sprezzante. Un uomo in divisa si avvicina dall'interno al cancello della metropolitana e i barboni si affollano per entrare. Le porte si aprono scorrendo da un lato con fragore.

Scena.4 Interno, notte. Vagone metropolitana.

Le porte del vagone si chiudono e lei, vistosamente impacciata dal peso della valigia, cerca di mettersi a sedere mentre con uno scrollone la metropolitana parte. Ci sono pochi pendolari seduti agli altri posti. Un barbone si è già addormentato con la testa appoggiata ad un finestrino. Un altro barbone è in piedi, piegato su se stesso e abbracciato ad una sbarra verticale per mantenere l'equilibrio. Osserva con occhi inebetiti e semichiusi la donna seduta. Lei volta imbarazzata lo sguardo fuori dal finestrino, dove corrono i muri delle gallerie.

Scena.5 Esterno, aurora. Stazione termini.

La donna esce da una porta di marmo larga ed alta. Sul muro una grande insegna indica "Deposito Bagagli". Lei non ha più con sé la valigia. Si ferma, mette uno scontrino nel portafoglio e questo nella borsa. Vicino a lei, su una panchina di marmo, c'è un barbone che dorme rannicchiato di spalle. La donna lo nota, si avvicina e lascia cadere alcune monete in un barattolo vuoto poggiato accanto al barbone.
Le monete tintinnano nel barattolo di latta.
Il barbone si sveglia e si volta assonnato, molto lentamente. Vede il barattolo con le monete. Si guarda attorno. Ci sono molti passanti che si allontanano, tra cui anche la donna con l'impermeabile chiaro. L'uomo si alza a sedere e prende le monete. E' anche lui intorno alla quarantina. L'aspetto è trasandato ma non del tutto disfatto: conserva ancora un po' di decoro. Estrae altre monete da una tasca e le conta. Si alza, stira le braccia con aria soddisfatta e s'allontana lentamente, spingendo un carrello bagagli carico di cartoni e fagotti.

Scena.6 Esterno, giorno. Bar della stazione.

Lo stesso barbone esce dal bar con un bicchiere di plastica fumante. Lo stringe con tutt'e due le mani per prenderne calore. Si siede sul suo carrello, vicino ad alcuni tavolini. C'è poca gente. Ad un tavolo molto vicino a lui è seduto un uomo distinto, della stessa età del barbone. Quando lo vede sedersi lì affianco ha un'espressione infastidita. Controlla con lo sguardo le proprie valigie sul pavimento e si rimette a leggere un giornale. Il barbone sorseggia la bevanda calda e chiude gli occhi, come assopito. All'improvviso una forte voce maschile esclama con divertito stupore:

UOMO (v.f.c.)
MICHELE TREMAGLIA!!...

Il barbone spalanca gli occhi di soprassalto. A pochi metri da lui c'è un uomo in piedi, elegante, con una ventiquattrore. Si fa avanti impetuoso sorridendo.

UOMO
Michele!...

L'uomo distinto al tavolino si alza sorridente e gli tende la mano.

UOMO
Franco!... Che ci fai qui?... Siediti...

Il barbone li osserva attentamente.

UOMO (concitato, mentre si siede)
Ho un treno tra un quarto d'ora!...


UOMO
Che fine hai fatto? Non ti fai mai vedere...


UOMO
E c'hai ragione! Devo venirti a trovare. Ma tu stai sempre lì a... a Via Appennini?


UOMO
Sì... eh, ma mo' però.. sto partendo. Ai Caraibi...

Il barbone distoglie gli occhi e beve dal suo bicchiere, ma continua ad ascoltare la conversazione.

UOMO (v.f.c.)
Cazzo, ai Caraibi?!...

UOMO (v.f.c.)
Trinidad, un paio di mesi...

UOMO (v.f.c. con tono complice)
Qualche affare?...

UOMO (v.f.c. compiaciuto)
Eh si! Ci muoviamo!...

Il barbone torna a guardare di sottecchi verso i due.

UOMO (curioso)
C'è un bel giro da quelle parti, eh?

UOMO (con tono sufficiente)
Gli spazi ci sono... bisogna solo saperli occupare!

UOMO Insomma te ne parti... E casa tua, a chi l'hai lasciata?

UOMO
Eh! E' un problema... Ci pensa il portiere per le piante e tutto... Anzi, se a te può servire... (sogghigna confidenzialmente) per qualche seratina tranquilla...

UOMO (schernendosi)
Eh, magari!... Ma in questo periodo, caro mio... (ride facendo con pollice ed indice il gesto di non avere donne sottomano)

UOMO (persuasivo)
Le chiavi te le fai dare dal portiere... vai a nome mio, non c'è problema...

Il barbone intanto torna a sorseggiare il suo cappuccino sovrappensiero. Poi chiude gli occhi.

Scena.7 Interno, giorno. Bar del centro.

La donna con l'impermeabile chiaro è seduta ad un tavolo e beve da un bicchiere di vetro. Guarda l'orologio sul muro che segna le 7.00. Si alza e va al telefono, in un angolo riparato accanto alla toilette. Compone un numero. Dopo uno squillo risponde una segreteria con una voce di donna.

SEGRETERIA (v.f.c.)
Salve, al momento non sono in casa. Lasciate un vostro recapito e sarete richiamati al più presto.

LEI
Adele, sono Lina... Ci sei?... Adele?... Devo parlarti, è importante... Non sto più al solito numero... Un altro recapito per il momento non ce l'ho, e... Va be', ti richiamo io, ciao.

Riaggancia. Si passa una mano sul viso: ha la faccia stanca, con gli occhi cerchiati. Torna al tavolo. Il bicchiere è vuoto. Lo solleva a mezz'aria facendo segno al cameriere di portarne un altro.

Scena.8 Esterno, giorno. Bar della stazione.

Il barbone sta osservando il fondo del suo bicchiere di plastica, lo capovolge e non ne cade neppure una goccia. Si alza. Ai tavolini non c'è più nessuno. Entra nel bar.

Scena.9 Interno, giorno. Bar della stazione.

Il barbone è vicino al telefono e sfoglia l'elenco. Si ferma su di una pagina e scorre con il dito sui nomi sussurrando tra sé e sé:

CLAUDIO
Treggiari... Treglia... Tremadio... Tremaglia!... Tremaglia Michele... 51, Via Appennini.

Si guarda rapidamente attorno. Strappa la pagina dall'elenco e va via deciso.

Scena.10 Interno, giorno. Bar del centro.

Lina è di nuovo al telefono. Compone un numero lungo, in teleselezione. Dalla cornetta, dopo qualche squillo, proviene la voce di una donna anziana.

MAMMA (v.f.c.)
Pronto?

LINA (sorridendo per la prima volta)
Mamma, sono Lina...

MAMMA (v.f.c. risoluta)
Lina! Beato chi ti sente! Ma come mai? A quest'ora! E' successo qualcosa?

LINA (piagnucolando)
Si, mamma, è che... vedi, io e Gino... abbiamo litigato di brutto, e... me ne sono andata da casa... Così, io...

MAMMA (v.f.c. aggressiva)
E finalmente... con quel buono-a-nulla! Quante volte che te l'ho detto?... Che ci fa una ragazza come te con un disgraziato così, guarda, non l'ho mai capito... Voglio vedere se adesso impari. Tu...

LINA (interrompendola spazientita)
Sì, va bene, mamma, però adesso, io... (allarmata) Ma chi c'è lì con te? Sento urlare...

MAMMA (v.f.c. quasi imbarazzata)
Ah... E' Giulio che gioca... Sai, tua sorella sta qui da me...

LINA (sorpresa e irritata)
Da te? E dove li hai sistemati tutti quanti?...

MAMMA (v.f.c. giustificandosi vaga)
Oh, per un po' ci si arrangia, che vuoi... C'è il divano nel tinello... e poi io ero tanto sola qui... (di nuovo aggressiva) se era per te e per quell'altro là, posso pure crepare, io... Mai che vi muovete da Roma, voi... (cambiando tono) invece con i nipotini, ora, beh, è un'altra cosa... c'ho un daffare, sai...

Lei abbassa lo sguardo come perduta, si massaggia le tempie e le sopracciglia con le dita, sussurra:

LINA
Eh già... Certo...

MAMMA (v.f.c. con entusiasmo forzato)
Oh, ma lo sai che Marta già s'arrampica sul box, dovresti vedere che diavoletta... e com'è cresciuta!...

LINA (spazientita e disperata)
Sì mamma, ma è un'interurbana! La scheda sta finendo, e non ho neanche più tanti soldi!... Nemmeno il lavoro c'ho più adesso, hai capito che casino? (Sta per mettersi a piangere, si passa la mano sugli occhi)

MAMMA (v.f.c. sufficiente)
Va be', Lina, non t'agitare però... sei sempre apprensiva... Perché non vai da tuo fratello, piuttosto?... (lei volta il viso verso la parete, alza gli occhi al cielo e sbuffa) E visto che ci sei gli dici di chiamarmi un po', che pure lui non si fa mai sentire...

LINA (l'interrompe con ira)
Ma se non lo sento da una vita a quell'altro!... Non ci parliamo più, non lo sai? Manco a lui piaceva Gino... Fa tutto il raffinato, quello!...

La linea cade con un rumore secco.

LINA (allarmata)
Mamma?...

Si sente il suono della linea interrotta. Lei riaggancia e scoppia a piangere. Apre di scatto la porta al suo fianco ed entra nella toilette. Gira in fretta il rubinetto e si getta l'acqua sulla faccia.

Scena.11 Interno, giorno. Bagni diurni della stazione.

Il barbone, chinato su di un lavandino, sta sciacquandosi con calma il sapone da barba dal viso. Osserva allo specchio la faccia ben rasata e si pettina all'indietro i capelli bagnati. E' in mutande e canottiera. Si volta verso due grossi barboni che sono pesantemente seduti su di uno spesso strato di cartoni e lo stanno osservando. Ad un suo cenno del capo loro si alzano in fretta e gli si avvicinano. Distribuisce ai due una sigaretta a testa: ad uno di loro dà anche il rasoio di plastica che ha appena usato. I due se ne vanno contenti. Lui si abbassa sul posto dove erano seduti i barboni ed estrae dagli strati di cartone un pantalone stirato alla meglio. Lo solleva in aria per controllare la piega.

Scena.12 Esterno, giorno. Via Appennini.

Il barbone, adesso ripulito e vestito abbastanza decorosamente, E' in piedi per strada. Controlla la pagina strappata dall'elenco telefonico. Alza lo sguardo sul muro, dove c'è la targa col nome della via. Ripone in tasca il foglio e si dà uno sguardo per verificare l'abbigliamento. S'abbottona la giacca lisa, si pulisce sul pantalone le vecchie scarpe sformate.

Scena.13 Interno, giorno. Androne del palazzo.

Il barbone bussa ai vetri della guardiola. Il portiere è un giovanotto magro. Sta seduto di lato su di una sedia bassa, con un braccio sullo schienale e le spalle poggiate al muro, i piedi allungati su un'altra sedia. Mastica una gomma fumando contemporaneamente. Sta leggendo un quotidiano sportivo e ascolta della musica pop da una radiolina a forte volume. Alza gli occhi sul nuovo venuto.

PORTIERE
Sì?...

CLAUDIO
Buongiorno... Sono qui per l'appartamento del dottor Tremaglia... Michele Tremaglia...

Il portiere abbassa il volume della radio e si alza. Il bancone è alto e lui invece è basso, così che non riesce a vedere molto della figura che gli sta di fronte, oltre il vetro scorrevole aperto a metà. Ripete col tono di chi non ha ben capito:

PORTIERE
Sì?...

CLAUDIO (risoluto)
Eh, per le chiavi... Michele mi ha detto che le chiavi le ha lasciate a lei... Io sono l'architetto Gela... Claudio Gela...

PORTIERE (confuso)
Sì, ma... io non so niente...

CLAUDIO (perplesso)
Ah, non l'ha chiamata?... Ma come?!... (seccato) E' proprio da Michele, questa!... (spicciativo) Beh, dev'essere stato per il treno. Sa, Michele partiva stamattina per l'estero... cosa vuole, la fretta...

PORTIERE (scrutandolo)
Sì, certo, lo so che è partito... ma a me però non ha detto niente...

CLAUDIO (sicuro e tranquillo)
Guardi, l'ho incontrato proprio stamattina alla stazione... Io venivo a Roma per lavoro... sa, col Ministero...

Il portiere annuisce perplesso.

CLAUDIO (sempre più sfacciato)
E così m'ha lasciato casa sua... per questo periodo... Mi ha detto che le telefonava. Se non ce l'ha fatta stamattina, lo farà sicuro appena arriva... Ah, e mi ha detto di riferirle di non preoccuparsi per le piante che adesso ci penso a tutto io...

Il portiere si volta per prendere le chiavi da un cassetto.

PORTIERE
Vabbè... Ma dica al dottore che non si fa così però... (si volta con le chiavi in mano e le tiene a mezz'aria) Ci vuole rispetto per il lavoro degli altri, no?

CLAUDIO (imbarazzato)
Sì, beh... certo!

Il portiere gli allunga le chiavi oltre il vetro.

PORTIERE
E se no, noi portieri che ci stiamo a fare?

Lui afferra le chiavi sorridendo.

CLAUDIO
Grazie!

Il portiere torna a sedersi al suo posto e riprende il giornale scuotendo la testa.

PORTIERE (borbotta)
Non ti dicono mai niente, 'sti condomini... Ahhh...

Scena.14 Interno, giorno. Pianerottolo del palazzo.

Claudio armeggia con le chiavi davanti ad una porta. Ne infila una e dopo molte mandate apre lentamente. Entra piano, come un ladro.

Scena.15 Interno, giorno. Casa Tremaglia.

Claudio entra e si guarda attorno sorridendo soddisfatto. Senza voltarsi, sbatte con una mano la porta alle sue spalle. L'appartamento è ampio e luminoso. L'uomo attraversa lentamente un saloncino moderno, voltando la testa attorno. Si avvicina ad una finestra e la apre. Si sbottona la giacca, scosta le falde sui lati e mette le mani sui fianchi. Inspira profondamente guardando fuori. Molto più in basso c'è la strada poco trafficata. Lina, con l'impermeabile chiaro, sta camminando sul marciapiede opposto.

Scena.16 Esterno, giorno. Via Appennini.

Lina è ferma sul marciapiede. Si guarda attorno indecisa. Attraversa la strada ed entra in un portone.

Scena.17 Interno, giorno. Casa Tremaglia.

Claudio è a torso nudo, seduto sul divano, e sta togliendosi le scarpe senza fretta. Squilla il campanello d'ingresso. Lui si immobilizza e alza lo sguardo sorpreso, quasi spaventato.

Scena.18 Interno, giorno. Pianerottolo del palazzo.

Lina suona ancora il campanello. Dopo qualche secondo la porta si apre a metà e compare l'uomo nudo, con solo un asciugamano attorno alla vita. Lei sgrana gli occhi per lo stupore. Controlla con uno sguardo il nome sul campanello.

CLAUDIO
Sì?...

LINA (confusa)
Io... cercavo Michele... mio fratello...

CLAUDIO (tranquillo)
Suo fratello?

LINA (più sicura)
Sì, Michele Tremaglia.

Lui intanto la osserva dalla testa ai piedi. La donna non ha un bel aspetto, con la faccia di sonno e i capelli in disordine. Lui sorride fingendo stupore.

CLAUDIO
Ma Michele è partito!

LINA (spaventata)
Partito?... Ma... scusi... Lei...?

CLAUDIO
Sono un suo amico... mi ha dato l'appartamento per questo periodo... Starà via a lungo, Michele...
LINA (sempre più spaventata)
A lungo?...

CLAUDIO
Già... (scimmiottando la frase sentita al bar) Trinidad, un paio di mesi... (con ironica sufficienza) Per lavoro... (diffidente) Lei non lo sapeva?

LINA (confusa)
No, come facevo? ... Io...

CLAUDIO (sorride beffardo)
Però, a pensarci, non mi ha mai parlato di una sorella, Michele...

LINA (abbassa lo sguardo e sussurra)
Non le ha mai...?

CLAUDIO (la incalza)
Proprio per niente!

LINA (riprendendosi, decisa)
Ma, io avevo bisogno...

CLAUDIO (la interrompe, sarcastico)
E poi, scusi, com'è che lei non sa che "suo fratello" è andato all'estero?

LINA (si riprende, indispettita)
Be', questi non sono affari che la riguardano, credo!

CLAUDIO (alza il tono deciso)
Infatti, signorina! E come vede, al momento sono occupato(indica l'asciugamano attorno alla vita)

LINA
Ma... Mio fratello...

CLAUDIO (coprendole la voce, sprezzante)
Sìì, suo fratello!... Senti, non venirmi a fare questi scherzetti proprio a me, eh?... E ora sparisci, va', chiaro?

Le sbatte la porta in faccia. Lei si volta di scatto, stravolta, e corre giù per le scale. Inciampa e cade con un ginocchio per terra, mentre con le mani si aggrappa alla ringhiera.

Scena.19 Esterno, giorno. Strada.

Lina è ad una fontanella pubblica. Prende dell'acqua con le mani e si bagna il ginocchio sbucciato. Tira il lembo della gonna per tentare di coprire il grosso buco nella calza. Beve un sorso d'acqua dalla fontana.

Scena.20 Interno, giorno. Casa Tremaglia.

Claudio è in piedi in mezzo al salotto e sta bevendo a grandi sorsi da una bottiglia di vino. Ha ancora l'asciugamano attorno alla vita. Accende la TV. Va verso uno stereo e accende pure quello. Va in camera da letto, accende una piccola TV e la radio sveglia sul comodino. Anche in cucina trova una radio e l'accende. Entra sotto la doccia con la bottiglia di vino e mentre si lascia scorrere l'acqua addosso dà un lungo sorso.
dissolvenza
Claudio è in camera da letto. Indossa un accappatoio. Le radio e le televisioni sono ancora tutte accese. Apre gli armadi, osserva i vestiti sfiorandoli con la mano compiaciuto. Fruga in alcuni cassetti. Trova qualche moneta e pochi biglietti da mille lire. Sibila sprezzante:

CLAUDIO
Pezzente.

Trova della carta da lettera, buste e timbri. Osserva la carta: è intestata a due diverse imprese commerciali di Milano. Rimane qualche istante sovrappensiero, poi posa carta e timbri con cura sulla scrivania. Prende un telefono portatile e compone un numero. Mentre parla, cammina per la casa spegnendo una ad una radio e televisioni.

CLAUDIO (al telefono)
Mario? Sono Claudio... Oh, bene, (si guarda attorno) anzi benissimo... Sono stato fuori... (ammicca con ironia) affari... E a te?... Mhm... Senti, ti interessi sempre di elettrodomestici?... Ho una buona occasione per te, roba di prima qualità... (guardandosi attorno rapidamente) due televisioni, un video registratore, lavatrice, stereo e altre cosette.... Scherzi?? Pulitissima!... Qui a casa mia, ti do l'indirizzo... per me anche subito...

DISSOLVENZA

Claudio è seduto in poltrona e sta sfogliando l'elenco del telefono. Si ferma su una pagina. Compone un numero.

CLAUDIO
Sì... dovrei mettere un annuncio... Si, dunque... fittasi appartamento, luminoso, centrale, 100 metri quadri... finemente arredato... ah, con portiere! Prezzo vantaggiosissimo purché pagamento annuale anticipato e... mhm, tre mesi di cauzione... Ah, senta, quand'è che esce?... Dopodomani? Okkei, perfetto! Grazie.

Riattacca e si accende un grosso sigaro aspirando con forza.

Scena.21 Esterno, giorno. Strada di periferia.

Lina sta aspirando una boccata da una sigaretta, ferma in piedi in una strada di periferia. Getta la cicca e la spegne con la scarpa. Si avvia decisa e attraversa la strada. Un auto passando le schizza di fango l'impermeabile chiaro. Ha un gesto spazientito ma continua a camminare. Entra in un palazzone di periferia.




continua