Iogo 400beats

MADERA
di Stefano Belfiore e Guido Reverdito


SINOSSI

Una cittadina del Basso Piemonte, ai giorni nostri. Attilio, un anziano ex-marittimo, è molto affezionato a Gianluca, il bambino che il figlio e la nuora hanno avuto in affidamento, ma che ora stanno per riconsegnare agli assistenti sociali. E' al nipote che Attilio racconta sempre dell'isola di Madera, mostrandogli in fotografia una delle sue spiagge. Peccato che il desiderio di raggiungere l'isola in compagnia di Gianluca resti solo un sogno.













MADERA
di Stefano Belfiore e Guido Reverdito

SCENEGGIATURA


Scena 1. Esterno, notte. Caseggiato Bonanni.

Uno squallido caseggiato di una cittadina del Basso Piemonte in una notte d'autunno senza luna.

VOCE ATTILIO F.C.
Quando sbarcammo a Madera...


Scena 2. Interno, notte. Casa Bonanni. Camera di Gianluca e soggiorno.

Le mani rugose di un anziano (ATTILIO BONANNI) stringono in grembo una fotografia in bianco e nero che ritrae una spiaggia invasa dal sole e affollata di bambini, mentre la voce fuori campo dell'uomo continua:

ATTILIO F.C.

...il sole invadeva ogni cosa, e l'aria aveva un profumo intenso di fiori...


In una stanza in penombra, l'uomo, di spalle, siede accanto a un letto dove un bambino sugli otto anni (GIANLUCA ESPOSITO BONANNI) si sta addormentando felice cullato dalla voce del suo racconto.

ATTILIO
... la spiaggia era piena di bambini; al nostro arrivo gridavano di felicità, come dei selvaggi...

Il bambino sorride.
Lo sguardo dell'uomo, che avrà circa ottant'anni, è perduto in ricordi lontani. Alle sue spalle, dalla porta socchiusa, filtra la luce artificiale che proviene da un'altra stanza.

ATTILIO (continuando)
...sembrava di poter dimenticare ogni cosa, che la vita ricominciasse da capo...

Un'ombra oscura la lama di luce che proviene da oltre la porta, mentre si sente la voce fuori campo di una donna (CAROLA BONANNI).

CAROLA F.C.
E' deciso.

In soggiorno, Carola, una donna sulla quarantina al quarto mese di gravidanza, e un uomo sui cinquanta (FRANCESCO BONANNI), vanno avanti e indietro discutendo. Carola fuma nervosamente.

CAROLA
Il bambino va restituito.

Nella tua condizione non dovresti fumare.

CAROLA (continuando)
Non posso più prendermi questa responsabilità.

FRANCESCO
Ma, Carola, è ormai quasi un anno che vive con noi... e non dimenticare che sei stata tu a volere un bambino in affidamento.

CAROLA
Prima di riuscirne ad avere uno mio. Il dottore ha detto che ormai la gravidanza non è più a rischio. Ne abbiamo già parlato: non me la sento di badare anche a Gianluca.

FRANCESCO
E poi si è molto affezionato a mio padre, è veramente un nonno per lui.

Nell'altra stanza, Attilio guarda con affetto il bambino, che ora dorme profondamente.

CAROLA F. C.
Appunto, sempre lì a raccontargli tutte quelle stupidaggini sulle sue isole felici. Figurati, cinquant'anni sui traghetti.

CAROLA
Domani con gli assistenti sociali chiudiamo la faccenda e stop.

Carola spegne la sigaretta nel posacenere. Attilio, che forse ha sentito, rivolge uno sguardo pensieroso al bambino. Poi si alza con la fotografia ed esce dalla stanza nel corridoio chiudendosi alle spalle la porta. Nel soggiorno la discussione continua.

FRANCESCO
Parliamone un po' con mio padre.

CAROLA
Che c'entra lui...

Carola, vedendo che c'è Attilio, fa cenno a Francesco di tacere.

ATTILIO
Si è addormentato. Adesso vado a dormire anch'io...

CAROLA
Allora buonanotte.

FRANCESCO
Buonanotte, papà.

ATTILIO (continuando)
... Che domani lo devo accompagnare a scuola.

Carole e Francesco assentono, mentre Attilio si avvia nella sua stanza. Prima di richiudere la porta domanda:

ATTILIO (continuando)
Qualcosa non va?

Francesco vorrebbe dire qualcosa, ma Carola lo previene.

CAROLA
Tutto bene. Grazie.

FRANCESCO
Ciao, papà.

Attilio si ritira nella sua stanza chiudendo la porta.


Scena 3. Interno, giorno. Scuola elementare.

Davanti a una scuola elementare affollata di bambini che entrano, Attilio conduce Gianluca per mano; è pensieroso. Il bambino, che porta uno zainetto rosso, si stacca da lui con dispiacere.

GIANLUCA
Vieni a prendermi?

ATTILIO
Come tutti i giorni, lo sai.

Si sente suonare una campanella, mentre davanti al cancello il BIDELLO richiama i ritardatari.
Gianluca sorride ad Attilio. L'uomo lo ricambia con una carezza.

ATTILIO
Adesso va'. Ciao.

Gianluca si avvia al cancello guardando verso Attilio. Lo saluta con la mano.
Attilio, pensieroso, lo guarda sparire oltre il cancello.


Scena 4. Interno, giorno. Circolo "Ex marittimi tirrenia". Biliardo.

Al muro un cartello con la scritta CIRCOLO EX MARITTIMI TIRRENIA. Qualcuno sta giocando a biliardo. Attilio se ne sta malinconico in disparte a guardare la sua fotografia mentre sorseggia un bicchiere di vino.
La partita finisce con l'esultanza dei due GIOCATORI vincenti, due anziani come Attilio.

GIOCATORE N. 1
Attilio, vieni, facciamocene una noi due.

Attilio scuote la testa.

GIOCATORE n. 1 (continuando)
E di... Sempre lì a guardare quella foto...

Attilio si nega mostrando il bicchiere ancora mezzo pieno.

GIOCATORE N. 2 (ai presenti, con intenzione)
Lo sappiamo tutti che Attilio ha avuto una vita avventurosa, piena di ricordi...

Qualcuno ride. Attilio si schermisce.

GIOCATORE N. 1
Su, smettetela voi... Attilio...

Attilio guarda l'orologio, poi posa il bicchiere.

ATTILIO
Adesso devo andare.


Scena 5. Interno, giorno. Scuola elementare. Classe di Gianluca.

In classe Gianluca sta rifinendo con i pennarelli un disegno. Raffigura una nave che naviga verso una spiaggia che ricorda molto quella della fotografia di Madera di Attilio. Alle sue spalle, la MAESTRA, una donnina minuta sui sessant'anni con occhialini alla Cavour, osserva compiaciuta il disegno, poi gli accarezza il capo e si allontana. Un BAMBINO gli si avvicina.

BAMBINO
Dove va la tua nave?

GIANLUCA
A Madera.

BAMBINO
E' vero che ti hanno trovato nella spazzatura, che tu non hai dei veri genitori?

Gianluca sembra non ascoltarlo. Continua a colorare il disegno, ma in maniera sempre più convulsa.

BAMBINO (continuando)
L'ho sentito dire dalla maestra...

Gianluca ora pasticcia il disegno. Si sente improvvisamente la campanella di fine scuola.

L'orologio della classe segna le 13:00.
Gianluca, come liberato, straccia il disegno, afferra lo zainetto e fugge via.


Scena 6. Esterno, giorno. Scuola elementare.

I bambini stanno uscendo da scuola. Attilio è fermo fuori dal cancello ad aspettare. Esce Gianluca, che corre verso di lui, come verso un liberatore.


Scena 7. Interno, giorno. Casa Bonanni. Soggiorno.

Sul tavolino del soggiorno di casa Bonanni è posata una cartellina con scritto: "GIANLUCA ESPOSITO - PRATICA DI AFFIDAMENTO A CONIUGI BONANNI".
Si sente la voce fuori campo di una donna (ASSISTENTE SOCIALE N. 1):

ASSISTENTE SOCIALE N.1 F.C.
Dunque nessun ripensamento, signora Bonanni?

CAROLA F.C.
Mi sembra che ne abbiamo già parlato. Non posso più tenere il bambino.

La mano dell'assistente sociale apre la cartellina e prende a sfogliare la pratica.

ASSISTENTE SOCIALE N.1 F.C.
Signora, lei si rende conto, vero, di quello che sta facendo?

Interviene Francesco, posando la sua mano su quella di Carola.

FRANCESCO
Mia moglie è molto stanca...

Seduti con Carola e Francesco intorno al tavolino ci sono la donna che ha parlato prima e un uomo (ASSISTENTE SOCIALE N. 2); hanno un'aria piuttosto seria.

CAROLA (ritraendo la mano)
Zitto, Francesco, spetta a me parlare. (Agli assistenti sociali) Mi rendo perfettamente conto che per Gianluca possa sorgere qualche problema, ma non posso più tenerlo: intendo occuparmi soltanto del figlio che è dentro di me.

ASSISTENTE SOCIALE N. 1 (sfogliando la pratica)
Il bambino che lei ha in affidamento, signora, ha già tentato di scappare dall'orfanotrofio per ben due volte. Riportarlo lì dentro potrebbe costituire un trauma per lui.

CAROLA
Tenerlo sarebbe peggio. Insomma, io non me la sento.

L'uomo, che finora ha taciuto, interviene in modo deciso.

ASSISTENTE SOCIALE N. 2
Allora vogliamo confermare quanto abbiamo già detto?

CAROLA
Mi sembra l'unica soluzione.

Francesco vorrebbe dire qualcosa, ma Carola lo previene.

CAROLA (continuando)
Sì, è per domani.

ASSISTENTE SOCIALE N. 2
Domani passiamo a prenderlo all'uscita di scuola.

L'uomo chiude la cartellina con la pratica e la infila nella propria borsa. Lui e la donna si alzano. Francesco abbassa il capo sconsolato.


Scena 8. Interno, giorno. Ingresso.

I due assistenti sociali, provenienti da casa Bonanni, escono dall'ascensore al piano terra. Dalle scale si sente la voce fuori campo di Attilio, un po' affannato.

ATTILIO F.C.
... E il mare si ingrossava sempre di più, stava arrivando una spaventosa tempesta...


Scena 9. Interno, giorno. Caseggiato Bonanni. Pianerottolo.

Attilio e Gianluca sono arrivati davanti alla porta di casa.

ATTILIO
... Il vento e le onde spazzavano il ponte della nave, sembrava che quella volta non dovessimo proprio farcela.

Attilio apre la porta; lui e Gianluca entrano.


Scena 10. Esterno, notte. Caseggiato Bonanni.

Il caseggiato avvolto dalla notte. A una finestra brilla una luce.


Scena 11. Interno, notte. Casa Bonanni. Camera di Gianluca.

Nella stanza in penombra Attilio è seduto accanto al letto di Gianluca. Gli racconta ancora della tempesta.

ATTILIO
...Onde alte più di dieci metri spazzavano il ponte della nave. Sembrava proprio che non dovessimo farcela. Ma riuscimmo a raggiungere il porto di Siviglia.

GIANLUCA
Racconta ancora una volta, nonno!

ATTILIO
Per raggiungere Madera ci volevano ancora sette giorni.


Scena 12. Interno, notte. Casa Bonanni. Camera matrimoniale.

Nella loro camera, Carola e Francesco, a letto, discutono. Carola sta sfogliando una rivista scandalistica.

FRANCESCO
Sono così dispiaciuto...

CAROLA
Non c'è nulla di cui dispiacersi: le cose devono andare in questo modo. Lo verranno a prendere domani all'uscita di scuola e tutto sarà finito.

FRANCESCO
Ma Carola...

CAROLA
Buonanotte.

Carola si gira dall'altra parte, posa la rivista e spegne la luce sul comodino.


Scena 13. Interno, notte. Casa Bonanni. Camera di Gianluca.

Dalla camera di Gianluca si vede che la luce della camera di Carola e Francesco è stata spenta. Dall'espressione di Attilio è chiaro che l'anziano ha ormai capito tutto.

ATTILIO
...ma il desiderio di Madera non ci abbandonava...

Attilio accarezza il capo di Gianluca, che si è addormentato, e spegne la luce. Buio.


Scena 14. Interno, notte. Casa Bonanni. Camera di Attilio.

Buio. Si accende la luce di una lampada da comodino: è Attilio, nel suo letto. Si alza, è come in preda all'angoscia. Si guarda nello specchio dell'armadio. Ha un'aria stravolta. Assorto come se avesse avuto un'improvvisa intuizione, mormora:

ATTILIO
Madera...


Scena 15. Esterno, giorno. Scuola elementare.

I bambini stanno entrando dal cancello. Attilio e Gianluca sono fermi dall'altra parte della strada.

ATTILIO
E se oggi, invece di andare a scuola, ci facessimo una gita?

GIANLUCA
Ma, nonno, non si può. Cosa direbbero mamma e papà? E la maestra?

ATTILIO (con intenzione)
Gianluca, vuoi venire a Madera?

Gianluca è visibilmente sorpreso. Guarda lievemente preoccupato gli ultimi bambini che entrano dal cancello.

GIANLUCA
A Madera, nonno? Ma come?

Attilio risponde con apparente naturalezza, o follia.

ATTILIO
Prendiamo la nave. Andiamo a Genova e prendiamo la nave. E ce ne andiamo a Madera.

Intanto il bidello si guarda intorno: sembra che i bambini siano tutti entrati. Anzi, no, ecco l'ultimo ritardatario.

GIANLUCA
E la mamma? E papà? Vengono anche loro?

ATTILIO
Ci raggiungono più tardi.

Il bidello chiude il cancello della scuola. Fuori non c'è rimasto più nessuno. Gianluca non sa che dire, ma sotto sotto sembra felice.

GIANLUCA
Madera...

ATTILIO
Vieni, andiamo in stazione.

Attilio prende Gianluca per mano e lo conduce via.


Scena 16. Interno, giorno. Stazione ferroviaria.

Attilio e Gianluca vagano per la stazione ferroviaria. Osservano confusi i treni che partono e arrivano, mentre messaggi di ogni tipo vengono diffusi dagli altoparlanti. Attilio sembra non avere alcuna idea sulla possibilità di partire per Genova.

GIANLUCA
Nonno, sei sicuro che di qui si vada a Genova?

ATTILIO
Sì, sì, fammi solo controllare...

Un grande tabellone mostra gli orari dei treni in partenza. Vi si legge "GENOVA P. PRINCIPE - 08:35 - BINARIO 7".
L'orologio della stazione segna le 08:35.
Al binario 7 un treno si sta mettendo in moto.
Attilio estrae il portafoglio: lo apre e si rende conto che è vuoto.
Il treno comincia a muoversi. Dopo un attimo di esitazione Attilio trascina Gianluca verso il treno, poi lo prende in braccio, e con lui si issa a fatica su una carrozza.
Il treno lascia la stazione.


Scena 17. Interno, giorno. Treno in movimento. Corridoio e sgabuzzino.

Attilio e Gianluca si muovono lungo il treno cercando di trovare un posto. Incrociano un CONTROLLORE grasso. Attilio mormora a Gianluca:

ATTILIO
Ho dimenticato i soldi, se ci prendono ci fanno la multa. Vieni.

Così dicendo conduce il bambino verso la coda del treno.
Qui i due entrano in una sorta di sgabuzzino. Si accomodano alla meglio per terra. Gianluca ride.

GIANLUCA
Nonno, ma tu viaggi sempre così?

Anche Attilio ride.

GIANLUCA (continuando)
Mi racconti ancora come sei arrivato a Madera?


Attilio si mette comodo appoggiandosi a una parete, poi riprende il suo racconto.

ATTILIO
Fu allora che superammo lo stretto di Gibilterra. Uno spettacolo meraviglioso quando l'Atlantico ti si apre davanti...

Gianluca ascolta attento, con occhi dilatati.
Fuori dal piccolo finestrino scorre un paesaggio di campagna, uniforme, e invaso dalla nebbia.

ATTILIO (continuando)
... invaso dal sole...


Scena 18. Interno/Esterno, giorno. Treno in movimento. Sgabuzzino.

Lo stesso luogo, più tardi. Il finestrino è adesso coperto da piccole gocce di pioggia. Attilio e Gianluca hanno cambiato posizione. Il vecchio continua il suo racconto.

GIANLUCA
E Genova com'è?

ATTILIO
Oh, da Genova partono e arrivano navi da ogni parte del mondo. Se devi andare per mare da qualche parte ti devi imbarcare a Genova. Anche la nostra nave parte da Genova.

GIANLUCA
E va direttamente a Madera?

ATTILIO
Te l'ho raccontato il viaggio che ho fatto: si naviga prima lungo la costa della Spagna verso lo stretto di Gibilterra, poi si supera lo stretto, e quindi si scende verso l'Africa, e dal Marocco si arriva a Madera.

GIANLUCA
Mi racconti ancora del viaggio? Eravamo rimasti che arrivavi in Atlantico.

ATTILIO
Sì, vediamo un po'... allora...

Attilio guarda fuori dal finestrino...

...il maltempo ha invaso ogni cosa, il finestrino è sferzato da raffiche di pioggia.

ATTILIO F.C.
...Ci si aprì di fronte l'Atlantico, un mare immenso... E dopo tanta pioggia, il sole, un sole grande, caldo, luminoso, che ci asciugava le ossa. Ce ne stavamo tutti sul ponte a riscaldarci.

Lo sguardo di Attilio, perduto in un sogno.

ATTILIO
Il nostro sguardo spaziava intorno: a sinistra la costa del Marocco, e a destra l'oceano, dove sapevamo che si trovava Madera...

Gianluca, cullato dal treno, ha sonno; mormora:

GIANLUCA
Madera...

Anche Attilio è colto dal sonno, si accomoda alla meglio sul pavimento, anche lui mormorando:

ATTILIO
Madera... le spiagge, il sole di Madera...

Il vecchio e il bambino si addormentano, uno accanto all'altro.
Fuori dal finestrino lo stesso paesaggio monotono fatto di filari di alberi immersi nella nebbia lattiginosa che confonde ogni cosa.
Le ruote del treno corrono veloci.

VOCE ATTILIO F.C. (come nel sonno)
Le spiagge di Madera, il sole di Madera...

Le ruote del treno ora rallentano sempre più, fino a fermarsi con uno stridore di freni.


Scena 19. Esterno, giorno. Stazione ferroviaria di Genova.

Il treno si è appena fermato in una stazione. Su un cartello si legge "GENOVA P. PRINCIPE". Da un altoparlante si sente un annuncio:

ANNUNCIATORE F.C. (dall'altoparlante)
Genova, stazione di Genova Principe...


Scena 20. Inetrno, giorno. Treno. Sgabuzzino.

Sul treno, nello sgabuzzino, Attilio e Gianluca sono profondamente addormentati. Il vecchio si rigira come per scacciare un brivido di freddo.


Scena 21. Esterno, giorno. Stazione ferroviaria di Genova.

Il capostazione alza la paletta ed emette un lungo fischio. Il treno riparte infilandosi in una galleria. Buio.


Scena 22. Interno/ Esterno, giorno. Treno in movimento. Sgabuzzino e ambienti vari.

Nello sgabuzzino buio si distinguono appena i corpi di Attilio e Gianluca addormentati. Si sente la voce fuori campo di Attilio, come se parlasse, o pensasse, nel sonno.

VOCE ATTILIO F.C. (come nel sonno)
Ho freddo... voglio scaldarmi al sole di Madera.

Il treno sbuca improvvisamente dalla galleria. Il paesaggio adesso è cambiato. Non c'è più la nebbia che aveva invaso la campagna del Basso Piemonte. Ora oltre i finestrini è possibile scorgere il paesaggio solare della Riviera Ligure: il mare, in lontananza, e intorno fiori e piccole case allegre. E' come se qui fosse ancora estate.
Gianluca dorme profondamente. Sogna...


Scena 23. Interno, giorno. Scuola elementare. Classe di Gianluca.

...di essere seduto in classe a colorare il suo disegno. Con il pennarello giallo fa un sole bellissimo e luminoso sopra la nave che naviga verso Madera. Si risentono, fuori campo, le parole del racconto di Attilio.

VOCE ATTILIO F.C. (come in un ricordo)
...Il sole, un sole grande, caldo, luminoso...

Ricompare il bambino che aveva aggredito Gianluca, ma questa volta le sue parole, per quanto egli si sforzi di parlare, non si sentono. Gianluca gli sorride soddisfatto, gli mostra vittorioso il suo disegno, dove il sole campeggia giallo e luminoso. E' possibile udire la voce del pensiero di Gianluca.

VOCE GIANLUCA F.C.
...a Madera, la nave va a Madera.

Il sole del disegno splende così luminoso da sembrare vero.


Scena 24. Esterno/Interno, giorno. Treno in movimento. Ambienti vari e sgabuzzino.

Il sole splende davvero, fuori dal treno.
Mentre il treno corre, il sole fa capolino da un finestrino all'altro. Il controllore grasso attraversa il treno risalendo verso la coda.
Nello sgabuzzino Attilio e Gianluca continuano a dormire, stretti l'uno all'altro in un sonno profondo.
Il controllore grasso passa vicino allo sgabuzzino. Poi si appoggia a una parete a fumarsi una sigaretta.
Nello sgabuzzino un raggio di sole scalda Attilio, che si sveglia di soprassalto. Guarda fuori dal finestrino, poi guarda l'orologio, che segna le 12:15. Capisce di aver sorpassato la stazione di Genova. Vede che anche Gianluca sta dormendo. Sta per svegliarlo quando il treno rallenta. Attilio guarda fuori dal finestrino... il treno si sta avvicinando a una stazione ferroviaria. Un cartello con scritto "SESTRI LEVANTE" si avvicina.


Scena 25. Esterno, giorno. Stazione ferroviaria, Sestri Levante.

In breve il treno ha raggiunto la stazione.


Scena 26. Interno, giorno. Treno. Sgabuzzino.

Attilio sveglia Gianluca.

GIANLUCA
Siamo arrivati a Genova, nonno?

ATTILIO
Non lo so, non riesco a capire. Dài, alzati, presto.

Il treno è fermo. Dal finestrino dello sgabuzzino si vede il cartello con scritto "Sestri Levante". Attilio spalanca la porta dello sgabuzzino... si trova di fronte il controllore, a cui cade la sigaretta di bocca.

CONTROLLORE
Ehi, voi due, cos'è questa storia, non avrete fatto mica tutto il viaggio così?

Attilio e Gianluca sono interdetti. L'uomo si avvicina minaccioso.

CONTROLLORE (continuando)
Fatemi vedere i biglietti, su.

Attilio e Gianluca non sanno che fare. Attilio fa finta di cercare il biglietto.

ATTILIO
Eppure lo avevo messo qui...

CONTROLLORE
Poche storie, una multa non ve la leva nessuno.

Improvvisamente Gianluca spalanca, con uno sforzo imprevedibile, la porta del treno. Lui e Attilio si calano giù con insospettata velocità, mentre il controllore non ha il tempo di reagire.

CONTROLLORE (continuando)
Ehi, ma cosa state facendo? Venite qui, venite qui vi dico...

Attilio e Gianluca stanno fuggendo fra i binari. Il controllore accenna a inseguirli, poi, grasso com'è, rinuncia, limitandosi a guardarli dalla porta del treno.

CONTROLLORE (continuando)
Se vi prendo vedete...

Attilio e Gianluca sono ormai lontani.
Ma Gianluca ha dimenticato lo zainetto. Il controllore lo solleva soddisfatto mentre si accinge a fare una telefonata dal telefono del treno.


Scena 27. Esterno, giorno. Strada dietro la stazione.

Attilio e Gianluca percorrono velocemente la stradina che sta dietro la stazione. Attilio ha il fiato grosso. I due riescono a fare ancora un pezzo di strada. Si voltano continuamente indietro, ma del controllore non c'è traccia.

GIANLUCA
E adesso cosa facciamo, nonno?


Scena 28. Esterno, giorno. Strada statale "Aurelia" verso Genova.

Attilio e Gianluca sono adesso sul bordo di una strada statale sulla quale le macchine corrono veloci. Un cartello stradale indica una direzione: "GENOVA - 80 KM".

Il vecchio è proteso nel gesto dell'autostop, e il bambino lo imita, forse divertito. Le macchine e gli autocarri passano loro accanto veloci, scompigliandogli i capelli, ma nessuno sembra intenzionato a fermarsi.
Il tempo trascorre, continuano a passare macchine ma Attilio e Gianluca sono sempre lì.
Sfreccia veloce una Porsche nera. Dopo averli superati inchioda a poca distanza. Una mano si sporge dal finestrino, fa loro cenno di avvicinarsi.
Attilio e Gianluca, dopo un momento di esitazione, si affrettano verso la macchina.
Il conducente, un uomo sui quarant'anni dall'aria ricca e annoiata e occhiali da sole (MARCO SALOTTI) li fa salire a bordo; Attilio si accomoda davanti.
La macchina riparte sgommando.


Scena 29. Interno, giorno. Automobile in movimento.

MARCO
E come mai uno della tua età si mette a fare l'autostop insieme a un bambino?...

GIANLUCA
E' che il nonno si è dimenticato di fare il biglietto del treno.
Attilio fa cenno a Gianluca di tacere.

MARCO
E cosa ci andate a fare a Genova? E' così triste!

GIANLUCA
Andiamo a prendere la nave per Madera.

Marco sembra incredulo.

MARCO
La nave per Madera?

Gianluca assente con il capo. Attilio è perentorio.

ATTILIO
Certo, ci trasferiamo lì. E dobbiamo andare a Genova a prendere la nave.

Fuori dal finestrino scorrono veloci le immagini della Riviera Ligure. Attilio si stringe preoccupato al sedile.

MARCO (continuando)
Sapete che vi dico? La vostra idea mi piace, quasi quasi vengo anch'io... (guarda l'orologio) Ma sì... con questa in venti minuti siamo a Genova.

GIANLUCA
Dai, Marco! Hai sentito, nonno?

ATTILIO
Beh, in fondo, perché no?

MARCO
Allora pronti? Si parteee!

Marco preme l'acceleratore.
La macchina schizza via veloce. Sparisce all'orizzonte mentre il cielo si rannuvola e si sentono le risate fuori campo di Marco e Gianluca.


Scena 30. Esterno, giorno. Scuola elementare.

Francesco e i due assistenti sociali sono davanti alla scuola in mezzo a una folla di genitori in attesa. Francesco passeggia nervosamente; consulta l'orologio.

FRANCESCO
Ora suona...

L'assistente sociale n. 2 assente con un debole sorriso.

ASSISTENTE SOCIALE N. 1
Stia tranquillo. Il vostro non è il primo caso di rinuncia.

La campanella suona. Dopo un istante dalle scale comincia a riversarsi un'ondata di bambini che corrono felici tra le braccia dei genitori.
Francesco, tesissimo, si alza sulle punte dei piedi per cercare di individuare Gianluca al di là del muro di adulti e bambini che ormai ostruisce il passaggio.
Il fiume di scolaretti comincia a perdere di intensità. Francesco si volta impaziente cercando con gli occhi gli assistenti sociali, nella speranza di riceverne uno sguardo di conforto. I due gli restituiscono però soltanto una gelida occhiata del tutto professionale.
Transitano intanto i ritardatari: due o tre bambini grassocci che si tirano la cartella sotto lo sguardo di disapprovazione del bidello.
Francesco, incredulo, raggiunge il bidello prima che questi abbia chiuso il portone.

FRANCESCO
Per favore, aspetti...

BIDELLO
La segreteria chiude a mezzogiorno. Apre alle nove.

FRANCESCO
Non vedo mio figlio, Gianluca, Gianluca Bonanni. Non l'ha mica visto uscire?

BIDELLO
Non sarà venuto...

FRANCESCO
Ma come "non sarà venuto"?!

Intanto sta arrivando la maestra.

BIDELLO
Chiediamo alla maestra.

Il bidello le fa strada con aria servizievole.

MAESTRA
Cercano me?

BIDELLO
C'è qui il signore...

FRANCESCO
Buongiorno, sono Bonanni, il padre di Gianluca...

MAESTRA
Ah sì, che lo viene sempre a prendere il nonno. C'è in giro l'influenza, ieri mi sembrava che non stesse tanto bene. Come va il bambino?

FRANCESCO
Ma non era in classe?

MAESTRA
Credevo fosse rimasto a casa.

Francesco, con aria disperata, si volta verso gli assistenti sociali, che hanno invece la faccia di chi ha capito tutto.

ASSISTENTE SOCIALE N. 2
Signor Bonanni, venga. E' meglio che andiamo alla Polizia.


Scena 31. Interno, giorno. Automobile sull' "Aurelia".

A bordo della Porsche i tre sembrano divertirsi.

MARCO
Spiagge dorate, sole tutto l'anno, acqua pulita...(facendo l'occhiolino ad Attilio)...belle donne...

Gianluca ride sotto i baffi, mentre Attilio cerca di contenersi.

ATTILIO
Ma no, cosa vuole, alla mia età!

MARCO
Va' là, che vi conosco, voi vecchietti, arzilli al momento giusto!
Attilio scuote la testa.

ATTILIO
Ma Lei non ha capito, non è una questione di donne!

MARCO (guarda fisso un punto davanti a sé)
Ah no?

Marco rallenta, mentre accosta a destra, voltando il capo indietro verso il bordo della strada e sorridendo...scarpe da tennis e jeans, vita sottile e petto prosperoso sul quale si riversano lunghi capelli biondi. Poi un sorriso smagliante sotto due occhi azzurri... protesa nel gesto dell'autostop c'è una bella AUTOSTOPPISTA, un'autentica valchiria in Riviera con tanto di casa-zaino in spalla.
La portiera dell'auto si apre in un gesto elegante ed eloquente...Marco sorride galante.

AUTOSTOPPISTA (con marcato accento tedesco)
Crazie! Tu fa a Cenova, sì?

MARCO
A tua disposizione, tesoro!

Attilio e Gianluca sono colpiti dalla bellezza della ragazza e insieme imbarazzati: forse temono per i loro programmi.

MARCO (continuando)
Accomodarsi!

La ragazza si toglie lo zaino e cerca di infilarlo in macchina, con evidente imbarazzo, perché l'abitacolo è già tutto occupato.

AUTOSTOPPISTA
Ma... ma... non stare! Mio zaino non stare tua machìna!

Marco cerca di rimediare la situazione.

MARCO
Forza, ragazzi, fate spazio alla signorina, e su!

Attilio scende per far entrare la ragazza. Gianluca cerca di stringersi. Inutilmente: la ragazza e lo zaino non entrano.

AUTOSTOPPISTA
Non possibile, preco! Io, beh, crazie, aspetta altra machìna. Ciao.

Marco cerca per un momento di aiutarla. Poi si rivolge ad Attilio e Gianluca.

MARCO (con intenzione)
Chissà da quante ore la ragazza sta aspettando un passaggio...

Attilio si fa serio, Gianluca non ha ancora capito.
La ragazza fa per andarsene.

AUTOSTOPPISTA
Allora, ciao, ciao!

Marco la trattiene per un braccio.

MARCO
Aspetta. E' tutto a posto. (Ad Attilio e Gianluca) Mi dispiace... colpa dello zaino.

Attilio prende per mano Gianluca e lo fa scendere dalla macchina.

GIANLUCA
Ma nonno!

ATTILIO
Vieni, che per Madera èancora lunga.

La ragazza sistema lo zaino dietro e sale a bordo.

MARCO
Sarà per un'altra volta. Non prendetevela e mandatemi una cartolina. E poi quest'anno ho già prenotato alle Seichelles. Buona fortuna.

Marco chiude la portiera, poi fa salire di giri il motore.
La macchina schizza via, in un attimo è solo un puntino lontano sull'asfalto.
Attilio e Gianluca restano a guardarla sconsolati. Attilio estrae da una tasca della giacca la foto di Madera, come ad accertarsi che esista ancora.


Scena 32. Interno, giorno. Casa Bonanni. Soggiorno.

La finestra del soggiorno di casa Bonanni, con vista sulla strada.

CAROLA F.C.
Quell'idealista di tuo padre! Portarsi via il bambino proprio oggi...

FRANCESCO F.C.
Alla Polizia...

Francesco è in piedi davanti alla finestra; guarda fuori nella speranza di veder arrivare Gianluca e Attilio.

FRANCESCO
... dicono che non possono essere andati lontano.

Carola è seduta sul divano e fuma nervosamente.

CAROLA (ironica)
Sì... (sbotta) Ma poi perché andare alla Polizia?

FRANCESCO
Se vogliamo che lo riprendano all'Istituto meglio fare come dicono loro, no?

CAROLA
E se adesso che è scappato non lo vogliono più?

FRANCESCO
Al bambino e a mio padre non ci pensi nemmeno, eh? Magari è successo qualcosa?

CAROLA
Oh, smettila!

Prima che Francesco possa reagire, squilla il telefono accanto al divano. Carola si volta di scatto verso l'apparecchio spargendo tutto intorno la cenere della sigaretta, ma la cornetta è già in mano al marito.

FRANCESCO
Sì, sono io. / In affidamento/ Uno zainetto rosso, sì. / Del bambino però niente. / Fra un quarto d'ora?


Scena 33. Esterno? giorno. Stradale statale "Aurelia".

Nel punto in cui Attilio e Gianluca sono stati scaricati si apre uno spiazzo che dà su un promontorio verdissimo a strapiombo sul mare. Il ronzio incessante delle macchine in transito si confonde con lo sciabordio delle onde che si frangono leggere contro gli scogli sottostanti.
Attilio scruta la vasta distesa del mare...il suo sguardo si posa sulla sagoma minuscola di una nave che sembra incollata sulla linea dell'orizzonte, per poi passare su Gianluca che fissa smarrito la massa enorme del mare e fermarsi infine su un sentiero che parte dallo spiazzo e si va a infilare nel fitto della macchia, fra i cespugli di oleandro e le foglie di agave, verso un boschetto di pini.
Attilio osserva il sentiero, poi la nave all'orizzonte, quindi gli occhi di Gianluca che lo fissano impotenti e poi ancora l'imboccatura del sentiero.
Dopo un attimo di indecisione, Attilio prende per mano il bambino e imbocca il sentiero.


Scena 34. Esterno, giorno. Sentiero scogliera.

Attilio e Gianluca percorrono il sentiero, che costeggia un tratto di scogliera immersa fra i pini.
Fra i pini appare e scompare in lontananza la nave.
Il sentiero sbocca in quello che si intuisce essere un cantiere navale abbandonato da tempo.


Scena 35. Esterno, giorno. Cantiere navale abbandonato.

Il cantiere si apre allo sguardo di Attilio e Gianluca in tutto il suo malinconico ma poetico abbandono.
Il vecchio e il bambino avanzano meravigliati in mezzo a strutture di sostegno pericolanti, fra carcasse di fasciami, lamiere contorte e rottami, fino a giungere davanti a quella che in passato doveva essere una rimessa per piccole barche.
Dopo aver superato il vano della porta in legno di cui restano solo i cardini corrosi dalla ruggine, si trovano di fronte... una barca che sembra essere magicamente immune dall'usura spettrale che domina il luogo.
Attilio si avvicina. Le sue mani percorrono con attenzione il fasciame della barca.
Gianluca osserva in silenzio.
Attilio accarezza la barca con delicatezza, quasi con amore.

ATTILIO
Una volta con barche come questa andavamo a bordo delle navi...

Esce dalla rimessa. All'orizzonte la sagoma della nave si fa sempre più piccola.

ATTILIO (continuando)
... navi all'ancora pronte a salpare.

Esce anche Gianluca.

GIANLUCA
Nonno...

ATTILIO
Però quando invecchi...

Sulla battigia zoppica un vecchio gabbiano ferito.

ATTILIO F.C.
...o non servi più la gente si dimentica che esisti e ti mette da parte...

ATTILIO
... senza un briciolo di rispetto.

GIANLUCA
Nonno...

Attilio fa una carezza a Gianluca.

ATTILIO
Ma ora noi prendiamo quella nave... (la indica col dito)... e ce ne andiamo a Madera.

Gianluca guarda sbalordito verso il punto indicato da Attilio. Fissa la nave per un istante. Poi si volta, ma Attilio è già scomparso dentro la rimessa.


Scena 36. Interno/Esterno, giorno. Volante della polizia sull'autostrada.

Lo zainetto rosso di Gianluca... chi lo tiene in mano è un giovane POLIZIOTTO con l'aria annoiata e una sigaretta che gli pende dalla bocca. E' seduto sul sedile anteriore di una macchina della Polizia, accanto a un collega concentrato sulla guida.

POLIZIOTTO (a qualcuno fuori campo)
Le Ferrovie dello Stato si danno da fare, eh...

Sul sedile posteriore, insieme all'assistente sociale - la donna - siedono Francesco e Carola. Lui guarda impietosito lo zainetto. Lei fuma nervosa.

CAROLA (a Francesco)
Te lo dicevo: è stato tuo padre. E solo per il gusto di farmi passare una grana, sicuro.

Il poliziotto guarda fuori dal finestrino. Si vede il cartello di uscita dell'autostrada con la scritta "SESTRI LEVANTE".

POLIZIOTTO (al collega)
Ogni punto adesso è buono: non possono essere lontani.

ASSISTENTE SOCIALE N. 1 (a Carola)
Si calmi, signora. Li troveremo e del bambino avremo cura io e il mio collega. E non abbia paura di suo suocero: la fantasia di un anziano non ha mai fatto male a nessun bambino.


Scena 37. Esterno, giorno. Cantiere navale.

Attilio e Gianluca stanno spingendo la barca in mare, facendola scivolare a fatica su delle traversine. Sebbene lo sforzo sia enorme per un uomo di ottant'anni e per un bambino di otto, i due individui che arrancano sulla battigia sembrano spinti da una forza interiore capace di far loro superare qualunque ostacolo.


Scena 38. Esterno, giorno. Strada statale "Aurelia".

Il fanale sul tetto dell'auto della Polizia lampeggia, ma la sirena non è innestata. La macchina sfreccia veloce sull' "Aurelia"; dal finestrino il braccio del poliziotto sporge a indicare qualcosa e gli indicatori di direzione di destra cominciano a lampeggiare.


Scena 39. Esterno, giorno. Cantiere navale.

Vincendo la resistenza della sabbia, la barca spinta con enormi sforzi da Attilio e Gianluca entra finalmente in acqua.
Quando Attilio sta ormai sistemando sugli scalmi un paio di remi malandati, si sente:

CAROLA E FRANCESCO F.C. (in coro; come attutiti dalla lontananza)
Gianluca! Gianluca, siamo noi! Papà!

Attilio e Gianluca si voltano di scatto verso il punto dal quale provengono le voci: si tratta più o meno dello spiazzo dal quale partiva il sentiero diretto al cantiere. Tra i cespugli di oleandro e le punte verdi di agave si intravedono lontane le teste di Carola e di Francesco e quelle dell'assistente sociale e dei poliziotti.
Gianluca, sorpreso a quella vista, comincia a sbracciarsi; come se volesse confermare a gesti di essere proprio lui.

GIANLUCA
Mamma, sono qui!

Attilio, che finge di non aver visto né sentito quanto sta succedendo intorno, entra con le scarpe nell'acqua e si issa a fatica sulla barca, andandosi a piazzare ai remi con gesti decisi.


ATTILIO
Sali, presto, che la nave non aspetta.

GIANLUCA
E la mamma e il papà?!

ATTILIO
Per loro non c'è più posto. A Madera non possono venirci tutti, lo sai... Sbrigati, salta su, per favore...

CAROLA E FRANCESCO F.C. (più vicini)
Gianluca, torna indietro! Papà, lascia perdere!

Gianluca, che stava già per entrare in acqua e raggiungere Attilio sulla barca, ha un attimo di esitazione. Si volta, guarda il sentiero in direzione della strada... poi si gira di nuovo verso Attilio, guardandolo come per chiedergli conferma di qualcosa in cui comincia ad avere minore fiducia.
Attilio capisce il momento critico. Con uno sforzo che lo porta allo stremo delle energie, scende di nuovo in acqua dalla barca, si bagna fino alle cosce e raggiunge Gianluca; lo prende per le spalle.

ATTILIO
Sali, ti prego, oltre Gibilterra ci aspettano il sole e le spiagge di Madera...

Gianluca fissa allarmato qualcosa alle spalle di Attilio.

GIANLUCA
Nonno, la barca!

ATTILIO (continuando)
Non voglio che ti riportino là dentro, Gianluca...

Colpito dal richiamo del bambino che fissa atterrito qualcosa alle sue spalle, Attilio si volta e vede... la barca allontanarsi solitaria sulla superficie piatta del mare, per poi cominciare a imbarcare acqua e infine affondare rapidamente in un gorgo strozzato.
Attilio resta per un momento a guardare la superficie del mare nel punto in cui è affondata la barca. Gianluca invece fissa ora la nave ora il sentierino su cui si muovono veloci le sagome dei genitori.

ATTILIO (continuando)
Almeno ci abbiamo provato. E poi sarebbe piaciuto anche a me andarci davvero a Madera, dopo averla sognata per tutti questi anni. A Madera, sai, io non ci sono mai stato.

Accarezzando la nuca di Gianluca con l'aria malinconica di chi si vede costretto ad accettare tutto il peso di una sconfitta prevista ma allontanata con la forza della fantasia, Attilio estrae dalla giacca sdrucita la foto della spiaggia di Madera e, con gli occhi umidi di lacrime, la consegna al bambino.

ATTILIO (continuando)
Questa tienila tu. Là dentro ti servirà a sognare, quando i giorni saranno bui e ti mancherà il sole dei nostri viaggi.

Fuori campo si sentono rumori di passi sempre più vicini.
Attilio si volta di scatto e vede a pochi metri Francesco e Carola che arrivano di corsa, seguiti dal poliziotto e dall'assistente sociale.
Poi, come se tutto si fermasse all'improvviso, lo sciabordio di un'onda che si frange sulla riva sovrasta il rumore dei passi.
Attilio sente allora crescere intorno a sé un brusio indistinto che a poco a poco prende corpo in un grido unanime di voci infantili che urlino festanti tutta la loro felicità. Stordito, Attilio si volta di nuovo verso Gianluca... ma invece di avere di fronte a sé il bambino, si ritrova solo la fotografia che, quasi lanciata in aria, ricade lentamente al suolo... lo sguardo di Attilio si riempie di lacrime... come in un sogno o un desiderio la fotografia si è animata di vita e di colori: sulla spiaggia solare di Madera che vi era ritratta, insieme a tutti quei bambini, c'è adesso Gianluca che, tenuto per mano, corre, corre felice. Gianluca si volta per un momento a salutare Attilio con un sorriso, poi scompare lontano verso un sole abbagliante.

FINE


© 400beats 1997











MADERA
di Stefano Belfiore e Guido Reverdito


CURRICULUM DELL'AUTORE

Stefano Belfiore Nato a Genova il 29 luglio 1961.
Residente a Genova in via Orsini 44/1 - 16146.
Numero di telefono/fax 010-31 80 63.

Laureato in lettere, è segretario di un'organizzazione non governativa delle Nazioni Unite che svolge attività di ricerca e comunicazione scientifica sulla gestione integrata delle zone costiere.

Vincitore, con Guido Reverdito, del premio di sceneggiatura per originali radiofonici RAI - Ente dello Spettacolo 1993 con Una vita di scorta, trasmesso da Radiodue nel 1996.
Finalista, con Guido Reverdito, del premio di sceneggiatura per cortometraggi "I Girasoli"1994 con Madera.
Finalista, con Guido Reverdito, del premio "Saint-Vincent" di sceneggiatura per cortometraggi 1995 con Insufficienza in condotta.


GUIDO REVERDITO
Nato a Genova il 15 giugno 1962.
Residente a Genova in Salita dell'Incarnazione 4/1 - 16124.
Numero di telefono/fax 010-20 48 73.

Laureato in lettere, insegna al liceo italiano di Istanbul ed è stato critico cinematografico del quotidiano genovese "Il Lavoro - Repubblica".

Vincitore, con Stefano Belfiore, del premio di sceneggiatura per originali radiofonici RAI - Ente dello Spettacolo 1993 con Una vita di scorta, prodotto da Radiodue.
Finalista, con Stefano Belfiore, del premio di sceneggiatura per cortometraggi "I Girasoli" 1994 con Madera.
Finalista, con Stefano Belfiore, del premio "Saint-Vincent"di sceneggiatura per cortometraggi 1995 con Insufficienza in condotta.














MADERA
di Stefano Belfiore e Guido Reverdito


SOGGETTO

In una cittadina del Basso Piemonte, ai giorni nostri. Attilio Bonanni, un anziano ex marittimo, è molto affezionato a Gianluca, il bambino che suo figlio Francesco e la moglie Carola hanno in affidamento. Gli racconta sempre dell'isola di Madera, di cui conserva una fotografia. Gianluca ascolta incantato.

Dopo anni di fallimenti, Carola ora è incinta, e vuole occuparsi solo del figlio che nascerà: Gianluca sarà restituito all'orfanotrofio. Lei e Francesco non hanno avuto il coraggio di dirglielo, gli assistenti sociali andranno a prenderlo a scuola domani.

Ma la mattina Attilio sale con Gianluca sul primo treno per Genova, dove imbarcarsi per Madera. I due però si addormentano e perdono la fermata. Scendono in Riviera, e dopo una disavventura con un automobilista arrivano a un cantiere navale abbandonato.

Attilio decide di raggiungere con una vecchia barca una nave all'orizzonte (va forse a Madera?), ma ecco Carola e Francesco con poliziotti e assistenti sociali. La barca, una volta messa in mare, affonda. Attilio allora confessa a Gianluca di non essere mai stato a Madera e gli regala la fotografia. Arrivano gli inseguitori, ma come in un sogno a occhi aperti la fotografia si anima: Gianluca è magicamente fuggito a Madera.


© 400beats 1997