Iogo 400beats

NAUFRAGHI INCOLUMI
di Vincenzo Cuoco


SINOSSI

Eugenio Donalfrancesco, occhialuto montatore trentacinquenne del TGR, teledipendente per deformazione professionale, accanito lettore di de Sade e Anaïs Nin, è vittima di un equivoco: ha dato appuntamento a Susanna, una tipa a luci-rosse contattata su Internet, scambiandola con una studentessa sua dirimpettaia. Risultato? Due buche clamorose! Durante una pedalata notturna tornano le immagini di uno sgombero simil-Pantanella a cui sta lavorando. Tornato a casa, è con quelle impressioni che Eugenio naviga in rete. Un nuovo messaggio di Susanna gli chiede un terzo appuntamento. E' in de Sade che Eugenio scova la risposta da inviarle: "Meno si può, più s'inventa, la sazietà non fa che preparare più funeste raffinatezze."













NAUFRAGHI INCOLUMI
di Vincenzo Cuoco.

SCENEGGIATURA

EPIGRAFE (su schermo nero in basso a destra )
"Provava un bisogno struggente di dimostrare a se stessa che la sua impossibilità aveva validi motivi..."
(Virginia Woolf, Phyllis e Rosamond)
Dissolvenza su stampa oscena della prima edizione de:
LA NOUVELLE JUSTINE, OU LES MALHEURS DE LA VERTU, 1790
e il titolo:
Naufraghi incolumi
Mascherino tondo in apertura


Scena 1. Esterno, notte.

Nero umido di notte qualsiasi e cittadina, la luce dei lampioni s'appoggia all'acqua sospesa e ai fari giallastro - rombanti delle poche auto ancora in movimento.
Una volante lampeggia tranquilla. La città non è completamente addormentata; qua e là riverberi azzurro-cilestrini di luci catodiche.


Scena 2.

INSERTO TV
Ouverture Don Giovanni di Mozart e borbottio televisivo.

Un miliziano(jugoslavo, libanese, ceceno?), guardingo e carponi, schiaccia sotto gli scarponi i vetri in un lungo budello le cui pareti sono squarciate da buchi irregolari.

V.F.C. (lieve )
Passione secondaria Centotré. Un gran cultore del culo e della frusta riunisce madre e figlia. Minaccia la figlia di uccidere la madre se non si lascerà tagliare le due mani e la piccola accetta, per cui gliele taglia.

Altre scene di ordinaria macelleria, i feriti soccorsi, i teli insanguinati e gli istantanei trasporti funebri.

V.F.C.
Poi separa le due donne, mette una corda al collo della figlia, in piedi su uno sgabello che a sua volta è legato con una fune che termina nella stanza dove si trova la madre a cui si dice di tirare la corda; la tira, senza capirne lo scopo e subito viene condotta a contemplare la sua opera e mentre si dispera, dal dietro,
...

A STACCO
Appare Eugenio Donalfrancesco, un poco più che trentenne smilzo, lunghi capelli alla nuca piacevolmente brizzolati e occhiali in metallo che tondeggiano lo sguardo celeste annacquato.
Il letto è a due piazze. E' così che Eugenio passa le sue notti d'insonnia: Eveline di sottofondo per "Fuori Orario" e, ora, "Le 120 Giornate di Sodoma"

VOCE DI EUGENIO
...la colpiscono con una sciabolata che le mozza la testa.


Scena 3. Interno notte. Casa dello studente - Camera.

Una bella ragazza bruna, capelli irti e occhi profondi, ripone libri, vestiti e fogli sparsi, separatamente in scatoloni da trasloco; dal televisore le immagini dello stesso reportage che trasmette il televisore di Eugenio. Matilde butta alla rinfusa i libri che le stanno scivolando di mano nello scatola dei vestiti. Sbuffa.


Scena 4. Interno giorno. Casa EUGENIO (bagno).

Il boudoir, come ama definirlo Eugenio, è insieme un salone di bellezza, un vestibolo di sauna in miniatura e biblioteca.
I flaconi e le bottiglie dalle forme più varie si alternano sulla mensola sotto lo specchio; al centro della sala, un tavolino sovraccarico di libri; durante quest'esplorazione,

VOCE DI EUGENIO (F.C.)
Sedevano uno di fronte all'altra. Lei sapeva che le stava guardando il sesso, proprio sotto i peli arruffati e nerissimi, entrambi aprirono gli occhi e si sorrisero. La donna era in uno stato di piacere: un fluido brillante le era comparso sulla bocca della vulva, il corpo di lui incominciò a tremare di voluttà. Allora la donna si masturbò di fronte a lui, sorridendo.

Eugenio è seduto sul water con un librino in mano da cui legge indifferente. Questa volta è "Il Delta di Venere" di Anaïs Nin. Eugenio, soddisfatto, chiude il libro.


Scena 5. Interno, giorno. Casa dello studente - Camera.

Ancora in pigiama, la ragazza sta finendo di riordinare la sua nuova stanza. Dopo aver riposto un abito nell'armadio, va alla finestra per guardare il nuovo panorama. Il telefono quilla la giovane esce di campo per rspondere.


Scena 6. Interno, giorno. Casa Eugenio.

Cravatta ancora slacciata, Eugenio passa per il suo studio: due monitor e un mixer video. Appare Matilde dalla finestra di fronte

INSERTO
Mano femminile che afferra la cornetta del telefono posto davanti ad un monitor spento di computer portatile

A STACCO
Eugenio l'intravede, le fa un cenno

VFC DI BARITONO
Ma in Ispagna son già mille e tre

Anche il telefono di Eugenio si mette a squillare. Eugenio, dopo due, tre squilli, esce di campo.


Scena 7. Interno, notte. Casa Eugenio.

Eugenio, in penombra e quasi stregato dal monitor è impegnato a digitare sulla tastiera. A lato ha lo stesso libro della notte precedente aperto ad una pagina dalla quale copia.

VOCE DI EUGENIO
Centotré. Un gran cultore del culo...


Scena 8. Interno, notte.

DETT.
Mani femminili che accarezzano morbide i cubi delle lettere sul desk. Asincronicamente al testo, le scarpe, la camicia le calze e infine i pantaloni della corrispondente di Eugenio.

VOCE FEMMINILE
Vuoi sapere che cos'ho addosso?- Una camicia bianca con tante stelline verdi e nere, un paio pantaloni neri, calze dello stesso verde delle stelline un paio di scarpe da tennis nere da quindicimila lire. Ho migliaia di corvi a forma di capello sulla testa che si sono infilati anche nelle orbite dei mie occhi. Mi chiamo Susanna, studio e faccio l'amore, o meglio studio come fare l'amore, o meglio studio come si fa l'amore, o meglio studio come si può far meglio l'amore. Ci vediamo?


Scena 9. Interno, notte. Casa Eugenio.

DETT. Gli occhi con espressione rapace di Eugenio.

VOCE DI EUGENIO
So già tutto o quasi di te, ma la scoperta non è forse la cosa più intrigante? Domani a mezzogiorno. Sotto da te. Avrò con me il mio migliore amico: "Justine" di Sade. Ma non t'aspetterò più di mezzora.

Eugenio si alza e va all'interruttore della luce.


Scena 10. Esterno, notte. Città.

La finestra del monolocale di Eugenio si accende e spegne di seguito come un convenuto segnale Morse.

Scena 11. Interno, giorno. Casa dello studente - Camera ragazza.

L'orologio al muro segna mezzogiorno la ragazza, di spalle e sempre in pigiama, è al computer a battere la sua tesi.

DETT. Schermo portatile sul quale si può leggere:
ALLE ORIGINI DEL PROBLEMA MARX NELLA FILOSOFIA ITALIANA


Scena 12. Esterno, giorno. Strada.

DETT.
Polso maschile e orologio Longines fermo a un po' più che le dodici.
La mano che tiene "Justine" di Sade.

DETT.
Polso femminile con lo Swatch a mezzogiorno e dieci e "La Filosofia nel boudoir" in mano.

TAGLIO INTERNO

DETT. Longines che segna le dodici e trentatre.
La sagoma delle spalle di Eugenio che si allontana, con passo nervoso.


Scena 13. Interno, giorno. Università.

L'atrio dell'Università è affollatissimo che pare la piazza principale di una piccola cittadina la domenica mattina dopo la messa.
A sfaccendati si alternano persone disumanamente occupate.
Su tutte dominano quelli che leggono nelle pose più strane.
Una ragazza, bionda dai capelli lisci, pantaloni accavallati, libro sui ginocchi è immersa nelle pagine.
Quello spilungone, pizzetto, codino e orecchino che sfoglia avanti e indietro velocemente occhieggiando le pagine solo per qualche istante.
Il tronfio assistente, borsone pesante di volumi e mazzetta di giornali sotto il braccio che si dirige, in ritardo come il coniglio di Alice verso chissà dove.
Tra loro, Eugenio, di nuovo corredato di "Justine", indossa un vistoso ascot e rotea lo sguardo a cercare Matilde che è più in là, cappello a falde larghe e "Filosofia nel boudoir".


Scena 14.

INSERTO TV
Camionette pazze di velocità frenano di botto ai varchi di un casermone basso e abbandonato le cui uniche fonti di luce sono altissimi lucernari.
Allo stridore dei freni i veicoli eruttano uomini in divisa dei quali una parte si ferma alle entrate a bastonare le porte, gli altri irrompono in quel che è rimasto di un opificio abbandonato.
Quelli dentro, cani idrofobi al guinzaglio, cominciano a calpestare tutto, a fracassare radio e l'unico televisore della comunità di raccogliticci, a rovesciare e rovistare nei magri materassi alla ricerca di "corpi di reato".
Strattonano alcuni uomini, per la maggior parte di colore, e li avviano alle uscite dove li attendono i loro colleghi per un'altra perquisizione.

VOCE DI EUGENIO
Per organizzare l'impressione, conta non tanto ciò che è stato girato in un dato pezzo, ma come un pezzo succede all'altro nel film, come sono costruiti. Il principio organico del cinema non va cercato entro i limiti del pezzo girato, ma nella successione di tali pezzi.

Tra i fermati, alcuni convinti di essere portati all'aereoporto, raccolgono le loro povere cose, altri si fanno accompagnare fuori col capo chino di tutti i capri espiatori di questo mondo, altri ancora oppongono un'inutile resistenza puntando i piedi sulla terra che li ha traditi.
Fuori vengono fatti appoggiare tutti a gambe divaricate su macchine lampeggianti.
Un uomo accenna a reagire, subito tre poliziotti lo bloccano, intorno al quartetto si raccoglie si accalca una folla di persone che minacciano le forze dell'ordine.
Un colpo di pistola in aria e la folla si raggruppa in un angolo. Ora che si è ristabilita la calma, i poliziotti spingono gli uomini senza divisa nei cellulari aiutati dai cani inferociti.
Come in una comica, l'irruzione della polizia nel centro di prima accoglienza torna indietro a velocità innaturale, e solo le linee orizzontali del REWIND, ci portano a leggere, a casolare ancora tranquillo la scritta: MONTAGGIO EUGENIO DONALFRANCESCO

A STACCO
Eugenio, si stiracchia e si alza dal tavolo di montaggio.


Scena 15.

INSERTO VIDEO
Ormai per DALSIM di STREET FIGHTING non c'è nulla da fare: striscia rantolando a terra, con ZANCIS che, vittorioso, lo osserva

VOCE DI EUGENIO
Una volta, mi ricordo, infilati dentro un'automobile che guidavo a grande velocità, prendemmo in pieno una giovane ciclista assai bella, che finendo sotto le ruote fu atrocemente amputata del collo. Come imbambolati la guardammo, nella sua morte, a lungo. L'orrore e la disperazione, che esalavano da quelle carni sconvolgenti e delicate nello stesso tempo, mi ricordano ancora, misteriosamente, le sensazioni del mio primo amplesso.


Scena 16. Esterno, giorno. Strada città.

Eugenio esce dal Playroom del centro e inforca la bici.
I viali che percorre, sono ampi e alberati, Eugenio, pedalata rilassata e lenta, si sceglie le traiettorie all'ombra, sembra proprio un perditempo oppure uno a cui piace pedalare per il piacere tanto è vero che improvvisamente, con lo spirito dell'esploratore, imbocca una stradina laterale e subito rallenta; ai suoi occhi la città elegante sembra come svanita, sostituita da stradine malconce e piene di fossi che dividono abitazioni basse dai muri neri d' umido.
Eugenio esplora questa sua seconda e sconosciuta città, voltando lo sguardo in tutte le direzioni e proseguendo nella sua lenta marcia di scoperta.
Dallo scuro del luogo, s'intravede un chiarore lontano come di una finestra aperta in un corridoio lungo e male illuminato.
Eugenio si inoltra verso il varco di sole, una volta dentro, intuisce uno spazio irregolarmente pentagonale: una fila d'alberi, un fosso, poi una siepe, i campi nascosti dal corpo opprimente di un massiccio edificio scurito dall'incuria e dalle intemperie.
Il tutto chiuso da un lato da un muro diroccato affiancato dalla recinzione di un reticolo divelto di filo spinato.
Sul muro si leggono stinte e sbriciolate le lettere BHT.
Eugenio è come smarrito; spaesato randagia per il luogo come a trovarne un senso, il posto è utilizzato come discarica: tra pareti di frigorifero, televisori sventrati e materassi sbudellati, vicino al filo spinato, Eugenio perplesso scende dalla bici e girovaga nello spiazzo.

INSERTO TV
Il flash di luce lampeggiante di una pantera illumina l'urlo di uno degli sgomberati.

A STACCO
E' il centro di prima accoglienza perquisito ed evacuato.

VOCE DI EUGENIO
Comprendo il grado altissimo della vostra voluttà infiammantesi nell'ingurgitare cibo sotto gli occhi degli sventurati stremati dalla fame, ma bisognerebbe esercitare codesta passione spossando con l'ingordigia tutto quanto ci circonda e che fosse proprio a causa della smodata consumazione che i sottoposti morissero di fame.

Eugenio curioso girovaga per il campo portando a spasso la bicicletta.
Scalcia un sasso troppo levigato per non essere un manufatto, il sasso finisce contro una lamiera contorta e arrugginita, una misera ritirata crolla sfinita.
Eugenio, impaurito, fugge irrazionalmente, la sua corsa si arresta al filo spinato: per scavalcarlo s'è graffiato, mugola di dolore, si ferma.
Torna indietro si siede su una cassa di birra sfondata e si disinfetta accarezzandosi di saliva col dito.
Guarda un po' più oltre, sul muro, dove, all'altezza della B, s'è appoggiata una lingua di fumo che ha annerito il margine dell' occhiello inferiore di quella che una volta fu una triofante insegna d'un opificio.
A terra cerchi di tutti i colori aderenti al perimetro delle pozzanghere: macchie di benzina mista ad acquazza notturna; su tutto l'odore nauseante di fumogeno non ancora completamente evaporato. Le ombre si allungano ed Eugenio rabbrividisce.
Eugenio abbandona malvolentieri il campo.


Scena 17. Interno, notte. Casa Eugenio.

FC passi pesanti e incerti da ubriaco.
Occhiali rigati, Eugenio, vacillante e ingessato, va subito ad accendere il televisore.
Le immagini di "Freaks" di Tod Browning occupano lo schermo,

DALLA TV
-Tornatevene a casa! Andatevene subito! Questa è proprietà privata!
- Mi dispiace tanto, monsieur. Sono madame Tetrallini e loro sono i bambini del mio circo
- Bambini? Sono mostri...

Eugenio va alla consolle del computer inciampando sul filo della radio, l'accende;

RUMORE DI STAZIONI NON SINTONIZZATE

Ora Eugenio è seduto alla tastiera, sugli occhiali il riflesso della schermata di Internet e il fido volume di "Justine" al suo fianco. Dallo schermo in primo piano continua a passare il dramma d'amore del nano Hans e della perfida trapezista Venus.

VOCE DI EUGENIO
Quel che si definisce l'interesse della società non è altro che la massa degli interessi riuniti; solo cedendo quello che è l'interesse particolare ci si può accordare agli interessi generali: ora, cosa volete che ceda chi non possiede quasi nulla? Se lo fa, il senso di eguaglianza del mercato deve impedirgli di concludere l'affare. Il vero saggio è colui che, pur con il rischio di ristabilire lo stato di guerra precedente al patto, si scatena imperiosamente contro di esso, lo viola quanto più è possibile, nella certezza che quanto ricaverà da tali lacerazioni sarà sempre superiore a quanto potrà perdere, qualora sia il più debole; giacché lo sarebbe stato ugualmente rispettando il patto; violandolo, invece, può diventare il più forte; e, se le leggi lo ricondurranno alla classe dalla quale ha voluto uscire, nel peggiore dei casi perderà la vita, sciagura infinitamente meno grave di quella di un'esistenza nell'obbrbrio e nella miseria. Stiamo ben attenti di non far confusione e non consideriamo leggi della natura ciò che è solo frutto della politica.

VOCE DI SUSANNA
E se, dopo i successi delle due volte precedenti, ci riprovassimo?

Eugenio, con passo molto più fermo, si avvicina alla libreria, la interroga, trova il libricino che cerca, lo apre a mezzo, legge il passo che cercava, va al computer a digitare.

VOCE DI EUGENIO
Meno si può, più s'inventa, la sazietà non fa che preparare più funeste raffinatezze.
"Eugéne de Franval", Donatien Alphonse Françoise, marchese de Sade, naturalmente.

Intanto, dallo schermo del televisore, appare RANDION, l'uomo torso che, senza braccia né gambe, riesce ad accendersi una sigaretta.
Sul suo sguardo, in camera interrogativamente torvo,
Mascherino tondo in chiusura.

© 400beats 1997










NAUFRAGHI INCOLUMI
di Vincenzo Cuoco.


CURRICULUM
Trentacinquenne (Roma, Cinecittà, ottobre 1960), laureato in Scienze Politiche all'Istituto Universitario Orientale di Napoli, con una tesi scritta sotto la guida del prof. Biagio de Giovanni e dal titolo "Alle origini del problema Marx nella filosofia italiana". Votazione finale 110/110.

Partecipa, nel 1992 al corso di sceneggiatura organizzato dalla rivista Avvenimenti "Scrivere per il cinema" che ha come docenti Massimo Felisatti e Lucio Battistrada.
A fine corso pubblica sullo stesso settimanale, insieme a Mahmoud Ibrahim e Maria Luisa Caldirola il trattamento di Nawwartuna per il quale ha rinunziato ai diritti per divergenze all'interno del team.

Insieme a M. Luisa Caldirola scrive "B"LIMITATA giudicato positivamente dalla producer della MEGARIS Paola Capodanno.

Finalista alla Terza edizione del premio <<I Girasoli>> nell'ambito del CortoImola Festival, ha visto NAUFRAGHI INCOLUMI, sceneggiatura per un cortometraggio della durata di ca. 20', inserito nella rosa dei 17 lavori sui più di 100 pervenuti alla segreteria del concorso.

Disabile -emiplegia sin. da esiti di ischemia cerebrale sopravvenuta nel giugno '86- dall'87 vive a Paestum, celibe, con la famiglia allargata ai nipoti alla sorella ed al cognato.

Ha collaborato al quindicinale locale, che di calviniano ha solo il nome, Menabò , da cui però si è allontanato la Vigilia di Natale 1995.

Attualmente è responsabile dell'ufficio stampa del Gruppo Italia 153 di Amnesty International di Agropoli.

Vincenzo Cuoco
via Andreoli 7
84063 Paestum (SA)
tel. 0828/72.20.30 fax 0828/72.25.42












NAUFRAGHI INCOLUMI
di Vincenzo Cuoco.


SOGGETTO
Eugenio Donalfrancesco, occhialuto montatore trentacinquenne del TGR, teledipendente per deformazione professionale e accanito lettore di de Sade e Anaïs Nin, è vittima di un equivoco; ha dato appuntamento a Susanna, una tipa a luci-rosse contattata su Internet, scambiandola con una studentessa sua dirimpettaia. Risultato? Due buche clamorose.

Qualche tempo dopo il nostro monta le immagini dello sgombero di una simil-Pantanella. Dopo il lavoro e la tappa Playroom, Eugenio rientra a casa, per una strada mai fatta; la bici si inoltra in luoghi di un anacronismo neorealista mai visti prima. La curiosità spinge Eugenio verso quel posto.

Déjà vu.

Ad un tratto la rivelazione: è giunto dove sorgeva il centro sgomberato e le immagini del servizio ora hanno in più il peso del puzzo di lacrimogeni non completamente spenti e il tanfo d'umido che macchia le pareti della fabbrica dismessa.

E' notte. Casa lo aspetta.

Eugenio barcollante d'ubriachezza e lente incrinata accende il televisore, che trasmette Freaks di Tod Browning e poi la radio e poi il computer. In mezzo al frastuono, si siede a navigare su Internet dello sgombero, o meglio dell' impressione che ne ha ricevuto da spettatore in differita. Al messaggio di Susanna che gli chiede un terzo incontro, va alla libreria, scova Eugénie de Franval di Sade lo sfoglia, trova un passo, lo copia e lo invia:

"Meno si può, più s'inventa, la sazietà non fa che preparare più funeste raffinatezze".

Si alza ed esce, senza spegnere il televisore che mostra il numero di RANDION, THE LIVING TORSO che, senza né braccia né gambe, riesce ad accendersi una sigaretta.


© 400beats 1997