
LA PARETE
di Enrico Cortesi
SCENEGGIATURA
Scena 1. Interno, giorno. Appartamento.
I titoli di testa si aprono su una persiana che filtra una debole luce mattutina.
La finestra in questione è quella del salotto di un appartamento con l'entrata che da sullo stesso, un bagno, due stanze da letto e cucina.
Di fronte alla finestra, poco interessato al panorama, c'è il personaggio principale che ascolta svogliato la padrona di casa che parla, senza pause, magnificando l'appartamento appena affittato.
Il personaggio principale non viene mai chiamato per nome perciò verrà indicato con A.
La Mdp, che riprendeva di spalle A, gira lentamente, lo riprende di fianco; lui di profilo sulla destra del quadro di fronte alla finestra, lei dietro che parla.
La padrona di casa si ferma e prende fiato (P.P.), lui distoglie lo sguardo dalla finestra, la fissa per un secondo, e nel momento stesso che riprende a parlare torna a guardare verso la finestra.
A gira lentamente la testa perché attratto da voci che provengono dall'altra parte della parete, la padrona di casa continua a parlare (ora in sottofondo) senza accorgersi di niente.
Le voci che sentiremo saranno sempre fuori campo.
(voci)
A la guarda annuendo con la testa incerto se smentirla.
STACCO (dissolvenza in nero).
Scena 2. Interno, giorno. Appartamento.
A rientra dal lavoro, appoggia la ventiquattrore sul tavolo del salotto, si toglie la giacca, va verso lo stereo, prende un cd e lo mette su.
Si stende sul divano e sfoglia una rivista. Il torpore gli chiude gli occhi (forse la rivista non è interessante).
(MUSICA che suona per qualche secondo, dissolvenza in nero)
STACCO
Si riapre con il lettore cd che non suona. Prima deboli, poi sempre più percettibili, le voci della parete lo svegliano.
(voci)
LUI
Ma no, ascolta... tu hai studiato! ti ho visto, è due settimane che non esci e a parte qualche pausa hai passato tutto il tempo sui libri, sei preparata, pensi di non esserlo, ma sei preparata.
LUI
Ma certo che sono sicuro, io ti conosco troppo bene, ora hai una gran confusione in testa, pensi di non ricordare niente, ma stai tranquilla, quando sarai li andrà tutto bene...
LEI
Mm...
LUI
A che ora ce l'hai?
LEI
Iniziano alle nove, io sono la terza, sarò sotto alle nove e mezza.
LUI
Chiama quando hai finito.
A guarda l'orologio e s'accorge che é in ritardo, indossa la giacca velocemente, passa dal bagno e guardandosi allo specchio si sistema i capelli, prende le sigarette e le chiavi dal tavolo del salotto ed esce.
STACCO (dissolvenza in nero).
Scena 3. Interno, giorno. Appartamento.
Si apre con l'inquadratura all'interno dell'appartamento.
L'inquadratura é sulla porta chiusa, rumori di passi che salgono le scale velocemente, suono di chiavi che entrano nella serratura; la porta si apre.
É A trafelato, e dopo aver appoggiato la ventiquattrore, si ferma un secondo, immobile, (zoom viso e poi orecchio) smette anche di respirare, tende l'orecchio; cerca di intercettare i dialoghi della parete. Silenzio, non sente niente.
Va in cucina, apre il frigorifero e si versa dell'acqua.
Torna in salotto e si abbandona sul divano, prende il telecomando e accende la televisione.
(telefilm- Star Trek)
Uno SQUILLO di TELEFONO interrompe il dialogo tra il capitano James.T.Kirk ed il dott. Bons, A si alza verso il telefono e prende la cornetta, ha già la bocca aperta per rispondere ma il telefono continua a squillare.
Con la cornetta ancora in mano si gira sorpreso verso la parete, da dove effettivamente provengono gli squilli, e sente la voce maschile di lui che risponde.
(voci)
Di corsa A si precipita verso la parete, si aggroviglia con il filo e a momenti cade, s'appoggia con la schiena e ansima leggermente.
A si distende un attimo, è visibilmente contento.
A lancia la rivista sul tavolino.
Si apre con l'inquadratura della finestra del salotto.
STACCO (dissolvenza in nero).
A sta sparecchiando muovendosi al ritmo della musica dello stereo.
(voci)
A ripone il piatto nel lavello e s'incammina verso la parete, si tocca le tasche per cercare le sigarette che non trova. Raggiunge la poltrona del salotto e dalla giacca tira fuori le sigarette poi s'avvicina alla parete.
A si accende la sigaretta.
LUI
A fuma nervosamente, non c'è cenere nella sigaretta, solo una lunga brace rossa e ardente.
A è nervoso, non sa dove mettere la cenere, s'allunga fino al tavolino e recupera un pacchetto di sigarette vuoto e lo utilizza come posacenere, si porta vicino allo stereo e alza il volume della musica, ma l'effetto é inverso, la musica s'abbassa e le voci aumentano di intensità...
(voci sempre più forti)
A è agitato, gli rimane la sigaretta attaccata alle dita, va verso il bagno e apre il rubinetto, si lava la faccia e si guarda, ha gli occhi rossi, gonfi.
(voci più nitide)
A spegne lo stereo.
STACCO (dissolvenza in nero).
A è seduto nel divano appoggiato alla parete con i piedi sopra ai cuscini, ha la barba incolta.
("Totó a colori" - scena del wagon-lit -)
Il pianto continua e Totó apre e chiude la bocca senza che si senta quello che dice.
(voci)
LEI
LUI
LEI
LUI
LEI
LUI
LEI
A si alza lentamente, il volto è stravolto, la Mdp tiene in primo piano il mangianastri con le voci che continuano il dialogo che abbiamo sentito all'inizio del racconto.
Brava !
Te l'avevo detto, guarda, t'ho pensata come...non puoi neanche immaginarlo. Sei contenta ? E va bene, dai per il trenta ci pensiamo la prossima volta, adesso con ventinove ... sì.. no dicevo adesso con ventinove mi sai che ti meriti... Sì... ho capito devi prendere il treno. Sì sì, torni stasera ? Bene t' aspetto... Anch'io. Ciao.
STACCO (veloce dissolvenza in nero).
Scena 4. Interno, notte. Appartamento.
Piove forte, la stanza è illuminata per qualche istante dai lampi ed é satura di inequivocabili suoni di amplesso coperti parzialmente dai tuoni che si propagano per l'appartamento.
La Mdp si sposta raso terra, si muove, va in cucina, passa dal bagno, arriva in camera da letto, inquadra vestiti buttati sul pavimento, calzini sul comodino, si sente il rumore tipico delle molle del letto in movimento... E poi ancora... scarpe rovesciate, cravatta annodata sulla bajour, il letto si muove ritmicamente, il tutto con il sotto fondo prima descritto.
É A che fa gli addominali, con rabbia, è sudato, tiene le mani dietro la nuca muovendo il busto.
Si ferma stremato, è infastidito da quei suoni, si alza, da un calcio alle scarpe che lo anticipano nel tragitto, attraversa l'appartamento e va verso la parete dove i suoni sono sempre più forti.
Si asciuga con un telo di spugna, ansima di fatica quasi al ritmo delle voci che montano, sempre più frenetiche. Non si capisce se il suo respiro forzato sia dovuto alla mancanza di ossigeno oppure se cerchi in qualche modo di partecipare all'amplesso.
La Mdp inquadra il volto sudato che lascia cadere gocce di sudore dal mento fino al petto che si gonfia e sgonfia in modo inconsueto, poi si allontana lasciando A appoggiato alla parete.
A lascia cadere per terra l'asciugamano mentre le voci arrivano all'inevitabile orgasmo.
Scena 5. Interno, sera. Appartamento.
Porta nel lavello bicchiere, posate e piatti, prende spugna e detersivo e comincia a lavare.
Prende un piatto ma gli sfugge dalle mani, nel tentativo di raccoglierlo s'abbassa velocemente e va fuori quadro, rumore di piatto che si rompe, la Mdp scende e riprende la mano con il piatto ancora intatto a pochi centimetri dal pavimento.
Dalla parete si sentono le voci:
Cristo! metti già quel piatto, a momenti mi prendevi, non riprovarci neanche stronza. Se ti dico una cosa non puoi prendermi alla lettera, cerca di essere elastica, io non voglio passare il tempo a pensare cosa ti ho detto, come te l'ho detto e che conseguenze avrebbero potuto esserci se te l'avessi detto in modo diverso...
Vedi quanto sei piccolo in queste cose...dobbiamo sempre rifare i discorsi dieci volte, é incredibile! anche nelle discussioni appena fatte ci troviamo a rigirarle fino allo sfinimento. E nelle incazzature o litigi, o come li vuoi chiamare, dove potrebbe esserci qualcosa di costruttivo, riesci a rigirali, a ritorceli, a spogliarli di qualsiasi senso e significato...
...Io sono convinta di una cosa...noi ci conosciamo da troppo tempo... non c'é più voglia di star lì con la testa... di cercare di capire cosa sta pensando l'altro...
- Forse questi discorsi valgono per te, io, se porto le discussioni all'esasperazione é proprio perché so cosa stai pensando... capisco i tuoi ragionamenti, vedo che sono sbagliati e cerco di farti capire come realmente stanno le cose; se fossi come dici tu, di discussioni non ne faremmo neanche una, ci limiteremmo ad ignorarci, senza forzare, senza insistere.
Io non mi faccio venire il mal di testa per il gusto del cazzo, probabilmente sono logorroico e ho dei limiti che non vorrei avere, ma é proprio perché ho bisogno di te, che cerco di insistere, se lasciassi perdere vorrebbe dire che non c'é più niente...
Sei completamente fuori strada, tu esasperi perché non c'é più niente da dire, litighiamo per delle cazzate perché le cose serie non esistono più, sei tu che dai importanza a discussioni che si dovrebbero risolvere in un minuto, o addirittura non andrebbero neanche affrontate...
Smetti di usare il plurale. Parla per te, Cristo! Non cercare di giustificarti mettendo dentro anche me. Partendo dal tuo concetto arrivi a conclusioni sballate. Gli argomenti ci sono, se li trovi insignificanti é perché a te non importa...
Esce dal bagno, nel salotto la musica si mescola confusamente alle voci della parete, s'infila la giacca, ha già aperto la porta ma poi torna verso lo stereo.
Basta discutere, non dire più niente, ti prego.
Silenzio, ora la parete é muta.
Con calma si dirige versi la porta ed esce.
Scena 6. Interno, tardo pomeriggio. Appartamento.
èLa Mdp riprende la televisione da dietro e in fondo c'é A che spinge un tasto del telecomando.
La TV s'accende, immediatamente si sente una voce maschile che piange, E' angosciante, un lamento continuo, quasi un ululato, la luce azzurra dello schermo illumina il volto sconvolto di A che ha lo sguardo fisso sullo schermo.
La Mdp gira piano, va di fianco ad A e riprende lo schermo che trasmette un film di Totó.
(L'esatta sequenza è quella dove Totó e l'onorevole Trombetta assistono allo spogliarello della Barzizza).
Dalla parete, dopo il lamento, si sentono le voci.
Non mi puoi lasciare ! Io non ce la faccio. Tutto é cambiato io.. Io ho dei nuovi elementi, ascoltami proviamo ancora... prova a non essere razionale in questo momento, lasciati andare...
Hai preso una decisione e per il fatto stesso che l'hai già presa ritieni che sia giusta. Pensi di risolvere i tuoi problemi in questo modo, ma non é così.
Per una volta torna indietro, guarda a tutto quello che c'é di buono.
Noi siamo cresciuti insieme, siamo diventati adulti insieme.
Allora lasciami provare. Lasciami vedere se veramente sto sbagliando, se andiamo avanti così non lo saprò mai... E comunque ascolta... non si va a finire da nessuna parte, non stiamo andando da nessuna parte.
Dove vai? perché ti vesti?
Esco, devo andare, devo uscire da qui.
Cazzo, vorrei proprio essere come te (con strafottenza), parli... mi lasci qui come un coglione... prendi e te ne vai.
Vai, vai !! (incalzante)
vai per il mondo a vedere quanta merda c'è; vai pure da sola.
Ma non capisci che tutto qui... che fuori non c'é niente, niente di meglio... che fuori é uno schifo.
Questo rapporto é la nostra corazza, il nostro scudo e tu stai distruggendo tutto.
Così non fai altro che renderci indifesi.
Per che cosa? Cristo! per che cosa?
A si alza stremato, il lamento dalla parete è più contenuto, è quasi un accompagnamento, leggero e continuato.
Va verso il bagno, si lava la faccia, si studia per un secondo il volto, chiude il rubinetto ed esce.
Fruga nelle tasche della giacca e prende un mazzo di chiavi, spegne il televisore e si avvicina alla porta, si guarda allo specchio dell'entrata, si mette a posto la camicia, l'espressione é quella di un uomo svuotato, scarico, esce.
Finalmente vediamo l'esterno dell'appartamento (un corridoio).
Nel corridoio A gira a destra si ferma davanti alla porta dell'appartamento di fianco, la Mdp inquadra il campanello che non ha la targhetta, prende le chiavi dalla tasca, apre la porta ed entra.
L'appartamento è completamente vuoto e il lamento torna a propagarsi.
Il pavimento di legno riflette debolmente la luce che entra dalla finestra, la Mdp torna su A che s'incammina verso la parete.
Qui c'è uno tappeto di cassette sparse e uno stereo con un mangianastri in funzione, la cassetta gira e propaga il lamento e i singhiozzi.
A lo spegne, si siede per terra, prende la custodia dove c'è scritto "cinque aprile-lei se ne va" e ripone la cassetta.
Le cassette sono tutte uguali, hanno la custodia bianca ed i titoli scritti a mano nel retro.
Si siede per terra, rovista in mezzo alle altre decine di cassette sparse sul pavimento, s'intravedono i titoli con le date:
"sette dicembre-piccola discussione", "nove febbraio - esame importante", "quindici settembre - trasloco", "otto agosto - sesso senza frontiere", "sedici settembre - arrivano i mobili".
Prende quest'ultima cassetta e la mette su.
No tienilo più alto.
Così?
Sì, stai ferma, attenta al chiodo...do due colpetti poi puoi togliere le dita.
Stai attento, che tu con un martello in mano sei affidabile come un bambino in una torre di controllo...
La Mdp si alza e ci lascia vedere A che s'incammina verso l'uscita.