
POLIZZA VITA
di Andrea Di Bartolo
SOGGETTO
Il cortometraggio narra di un' insolita vicenda che ha per protagonista Riccardo Di Blasi un semplice impiegato di provincia, la cui vita sembra scorrere monotona, come i rintocchi dell'orologio a pendolo che scandiscono il passare delle ore nel suo angusto ufficio, e piatta come la superficie dello specchio su cui si riflette la sua futile esistenza.
Tutto questo fino a quando Cornelius Gemini, il suo assicuratore, entra prepotentemente nella sua vita. Gemini si presenta a Riccardo come un tizio mefistofelico che si vuole appropriare di lui accusandolo di non aver pagato una rata della sua personale polizza vita, nella quale una invisibile postilla, posta in fondo al contratto, recita che in caso di mora da parte del contraente dopo quattro mesi lo stesso diventa parte integrante della compagnia con la quale ha stipulato il contratto stesso:
la "4 ever" (For Ever).
Da quel momento in poi inizia la fuga di Riccardo da quello che scoprirà essere il suo aguzzino. Solo il ritrovamento di una ricevuta, che attesta che in realtà il pagamento era stato effettuato regolarmente, salverà il nostro impiegatuccio da un'orribile fine.
A quante persone, però, come Riccardo Di Blasi, Gemini deve dare la caccia?
POLIZZA VITA
di Andrea Di Bartolo
SCENEGGIATURA
Scena 1. Ufficio di Riccardo Di Blasi. Interno sera.
Il ticchettio delle gocce di pioggia, che si infrangono contro il vetro della finestra dell'ufficio, si confonde con quello prodotto da Riccardo quando preme i tasti della keyboard del suo computer e con quello dell'orologio a pendolo che troneggia nella stanza. Sono piccoli colpi, insistenti, fastidiosi, svelti che sembrano voler scandire, come un metronomo impazzito, i secondi di quei pochi ma interminabili minuti che dividono Riccardo dalla fine di un'altra giornata di lavoro.
Dissolvenza in apertura. La mdp inquadra la finestra che compare lentamente dal buio e sulla quale si scagliano goccioloni d'acqua pesanti e duri, che si disfano per poi cominciare a scendere verso il basso dopo aver vibrato contro un cielo scuro in cui si perdono i riflessi di una città che si prepara a vivere la sua notte.
La mdp, lentamente, abbandona la finestra carrellando all'indietro fino a portarsi sulla scrivania di Riccardo sulla quale si ferma per inquadrare una tazza piena di caffè nero bollente, vicina alla quale vi è posto un posacenere. Ad un tratto entra in campo la mano di Riccardo che appoggia sul posacenere una sigaretta che ha appena cominciato a fumare. Afferra la tazza di caffè e la mdp lo segue portandosi ad inquadrarlo in P.P.
Riccardo assapora quella bevanda calda e fumante il cui gusto, però, si unisce a quello della sigaretta formando un insopportabile binomio che gli affligge il palato. Sul suo volto si dipinge, infatti, un'espressione di disgusto e posa velocemente la tazza sulla scrivania riprendendosi quella sigaretta nella quale sembra aver trovato la valida compagna con la quale passare gli ultimi istanti di quella solitudine.
Nel frattempo il ticchettio prodotto dalla pioggia si fa sempre più forte, sempre più veloce, un ritmo frenetico che gli penetra nelle mani che si muovono sulla tastiera come in preda ad una convulsione. I suoi occhi seguono impazziti le scritte sul video, imprigionati dal cursore che scivola rapidamente sullo schermo pulsando come il suo cuore stretto, nella morsa della foga.
Scena 2.
C.T. dell'ufficio. La mdp carrella lentamente in avanti portandosi verso Riccardo rapito da quel computer come se gli fosse stato fatto, da quell'ammasso di silicio, un arcano incantesimo che lo ha reso suo schiavo. Un sortilegio che si interromperà solamente quando il pendolo, posto poco distante, dalla sua scrivania suonerà l'ora fatidica della libertà.
STACCO
Scena3.
Dettaglio degli occhi stanchi di Riccardo che seguono le scritte che appaiono sul monitor.
STACCO
Scena 4.
Dettaglio delle mani di Riccardo. Le sue dita saltano da un tasto all'altro come quelle di un pianista incantato dalla melodia che sprigiona il suo strumento.
STACCO
Scena 5.
Ritorno sugli occhi di Riccardo.
STACCO
Scena 6.
La mdp riprende in F.I. il pendolo dell'ufficio.
STACCO
Scena7.
Dettaglio del quadrante dell'orologio del pendolo. La lancetta dei secondi sembra voler accelerare la sua corsa come a voler seguire anch'essa il ritmo sempre più veloce che Riccardo ha impresso al suo lavoro. Manca poco, però : le diciotto stanno per scoccare. Eccole! Il pendolo comincia a suonare.
Scena 8.
P.M. di Riccardo. La mdp carrella velocemente in avanti portandosi in P.P.P. sull'uomo che interrompe il suo lavoro e guarda in macchina, spaventato da quel suono che rimbomba nella stanza facendo svanire la stregoneria, che aveva imprigionato la sua mente facendo vagare il suo spirito tra i pixel di quello schermo, suo carceriere e torturatore.
Confusi col suono dell'orologio echeggiano, però, anche alcuni colpi, quasi impercettibili, sommersi e dalla oscura provenienza.
Scena 9.
C.T. Il pendolo smette di suonare. Nella stanza risuonano ancora quei colpi enigmatici. La loro eco si diffonde nell'aere accompagnando lo scrosciare impetuoso della pioggia sul vetro della finestra.
Scena10.
P.P. di Riccardo. Ancora quei colpi. Si guarda intorno per capire da dove provengono. I suoi occhi corrono veloce lungo le pareti fino a fermarsi... sulla porta.
Scena11.
C.T. della stanza. L'ombra di una persona si proietta nella stanza da dietro il vetro smerigliato della porta. Quel tizio è apparso all'improvviso, poco prima si sentiva solo il rumore che produceva nel picchiare contro la porta, quei tocchi..... coi quali chiede di poter entrare nella stanza.
Scena12.
La mdp riprende la porta. Dietro il vetro, che lo taglia a metà, si staglia il profilo nero di quella persona. Continua a bussare con insistenza e nel sollevare il braccio trascina con esso un'ala del mantello a ruota che lo ricopre.
Scena13.
P.M. di Riccardo che sbuffa per scaricare la tensione che aveva accumulato in quegli istanti.
Si volta per un istante verso il computer . Non ha ancora finito il lavoro ed è già arrivata l'ora di andarsene. Forse può guadagnare ancora qualche minuto per scrivere le ultime righe.... già... Ma quel tizio che chiede di entrare? Fissa irritato quella sagoma nera e sente il fiume dell'ansia scorrergli nelle vene come se si trovasse davanti ad una creatura diabolica giunta dagli abissi delle tenebre per distrarlo, per distogliere la sua attenzione ed i suoi pensieri da quel fottuto lavoro che deve al più presto finire. Si abbandona sulla poltrona, rassegnato. Accompagna la sigaretta alla bocca. Dà una tirata gustandosela come mai aveva fatto dopodiché.....
RICCARDO
Ma chi diavolo è che rompe a quest'ora? (Dice tra sè sè, ma poi aggiunge il classico) Avanti, entri pure.
Scena14.
Dettaglio della maniglia della porta che viene spinta verso il basso.
Scena15.
La mdp inquadra la porta che comincia ad aprirsi.
Scena16.
M.F. di Riccardo che si alza dalla sua poltrona. La mdp carrella e zuma contemporaneamente e lentamente in avanti portandosi su Riccardo in P.P.P. Sul suo volto si legge perplessità, ed anche... sì... anche paura, paura dell'ignoto, di qualcosa di tremendamente sconosciuto che si sta affacciando alla finestra della sua vita. Deve finire ancora quel lavoro, vuole andarsene via di là e non stare a perdere tempo con quel.... tipo.
Scena17.
F.I. di Cornelius Gemini che entra nell'ufficio di Riccardo. Dietro di lui si scorgono due uomini in impermeabile nero, che restano sulla soglia come due fiere intente a sorvegliare l'entrata del loro regno... O di un regno altrui che vogliono conquistare? Gemini rimane fermo, impenetrabile davanti alla mdp.
I suoi occhi sono celati da una grossa tuba che scende di sbieco sulla fronte e che lo fa sembrare come un nobile gentiluomo appena uscito da un quadro di Renoir, ed è avvolto in un mantello, scuro come le tenebre che lo hanno partorito quella sera. Sul suo volto butterato, che una barba folta ma ben curata tenta inutilmente di mascherare, brilla il riflesso del pomello d'argento del suo bastone, un'impugnatura che ha la forma... si la forma di una testa di un uomo con la bocca spalancata e con gli occhi sbarrati sul terrore... un urlo, rappresenta un urlo umano.
Scena18.
Dettaglio del pomello del bastone
Scena19.
La mdp è sempre in P.P.P. su Riccardo. I suoi occhi sgomenti osservano quel pomello e gli sembra di udire quell'urlo, un grido che lacera le membra e che penetra fin dentro al midollo delle ossa sbriciolandole.
Scena 20.
F.I. di Cornelius Gemini. La mdp carrella in avanti portandosi su di lui in P.P. E' un signore dal nobile aspetto che fa trapelare un' aura di eccelsa, ed allo stesso tempo mielosa, signorilità, che sembra travalicare quei confini stereotipati che ben identificano chi possiede o non possiede classe. Questo tipo, però, ne ha da vendere. Ecco! Posa per terra la sua borsa e si toglie la tuba compiendo col braccio un ampio movimento circolare. Punta poi il suo sguardo dritto davanti a sè.
GEMINI
Il Signor Riccardo Di Blasi?
Scena21.
M.F. di Riccardo. Osserva il suo ospite impietrito, rigido sulle sue gambe che fino ad un momento prima gli era parso di sentirle... era sicuro... di sentirle tremare. Si muove lentamente portandosi dall'altra parte della sua scrivania, davanti a Gemini. La mdp lo segue fino a quando sia lui che Gemini non vengono inquadrati l'uno di fronte all'altro in P.A.
Forse l'impressione che se ne ricava può sembrare fintroppo esagerata eppure il tono pacato di voce che ha quell'uomo, quei suoi gesti con le mani che sembrano non fendere l'aria, no, ma accarezzarla come per chiederle gentilmente di spostarsi, e quello sguardo penetrante che sembra scavarti fin dentro l'animo per conoscerti fino all'ultima cellula, fino allo ultimo e più intimo pensiero, hanno imprigionato Riccardo che non riesce più a distogliere il suo sguardo da quello di Gemini. A fatica pare che si ricordi di come si fa a parlare, le sue labbra sembrano incollate. Le parole gli escono come un flebile respiro.
RICCARDO
Sì... sì sono io. Ma lei chi è, scusi... ?>
GEMINI
Oh, mi perdoni, la prego. Sono così sbadato a volte... mi chiamo Gemini, Cornelius Gemini. Piacere di conoscerla signor Di Blasi.
Cornelius allunga la mano destra a Riccardo.
Scena 22.
Dettaglio della mano di Gemini che entra lentamente in campo mostrandosi in tutta la grinzosità della sua pelle e nella lunghezza delle sue unghie madreperlate che sporgono come piccoli artigli pronti ad affondare nelle carni della loro preda.
Scena23.
P.P. di Riccardo che fissa con palese ripugnanza quella mano che si sforza di stringere.
Scena24.
Dettaglio delle due mani. Quella di Riccardo entra in campo per stringere quella di Gemini.
Scena25.
P.P. di Riccardo. Lascia la mano di Gemini.
RICCARDO
Posso fare qualcosa per lei, signor Gemini?
continua