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Intervista a Catherine Dunne, autrice del libro “Come cade la luce”

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 05/02/2018 08:45

Succede sempre così, quando si incontra uno scrittore o una scrittrice che si è regolarmente incontrata nel corso degli anni- si cerca di ricordare quando è stata la volta precedente, ci si scambia piccole notizie, come tra vecchie amiche, prima di incominciare a parlare del nuovo libro. E’ stato un vero piacere rivedere Catherine Dunne e parlare con lei.

 

Perché scegliere una famiglia di immigrati come protagonisti di “Come cade la luce”? E perché provenienti da Cipro?
Perché “Come cade la luce” è il secondo romanzo di una trilogia di cui il primo era “Un terribile amore”, ed è basato liberamente sul mito di Fedra, così come “Un terribile amore” riinterpretava il mito di Agamennone e Clitennestra. Per dare una continuità alla trilogia anche questo libro doveva ambientarsi in parte a Cipro. Cipro perché è un’isola così come l’Irlanda, Cipro perché nel 1974 ha subito l’invasione turca e nello stesso anno l’Irlanda del Nord era travagliata dalla guerra, Cipro perché mi sembrava ci fossero delle somiglianze tra la società delle due isole. Questo romanzo, però, si svolge principalmente a Dublino per esplorare l’ambiente degli stranieri, di quelli che arrivano da fuori in una società in cui, almeno così era allora, ci sono ancora pochi immigrati: per uno scrittore quello degli immigrati è il punto di vista più interessante.

 

Lei è speciale nel parlare dei sentimenti delle donne. In questo romanzo ci sono tre donne come personaggi principali. Parliamo di ognuna di loro. Phillida, LA madre, per prima. E’ una figura della madre ‘ideale’?
Suppongo di sì. Phillida ha delle colpe ma anche una devozione assoluta ai figli e io volevo mostrare che cosa sia l’amore senza condizioni tra una madre e i suoi figli. All’inizio Phillida fa fatica ad adattarsi, nel ’74, quando lei ha lasciato la sua isola, il femminismo non aveva ancora raggiunto Cipro e lei si sente a disagio con la figlia che diventa adulta e che prende da sola le decisioni per la sua vita. Sì, è l’ideale della madre, ma è anche più complicata di così. Phillida cresce come persona dopo la morte di Mitros e capisce il valore della vita indipendente per la donna al di fuori della famiglia. Si crea una vita per sé quando, dopo la morte di Mitros, la sua vita non è più quella di prima.

 

Alexia, la figlia ribelle. Pensa che sia più difficile crescere un teenager maschio o femmina di questi tempi? Oppure i problemi sono gli stessi per entrambi?
Direi semplicemente che è difficile allevare dei teeenagers. Il compito dei teeenagers è rendersi indipendenti, è combattere. Di recente è aumentata la paura per la sicurezza sessuale delle ragazze, ma sono frequenti anche gli attacchi a caso contro i ragazzi: c’è più violenza nella società di oggi. Maschi e femmine pongono problemi diversi ma rappresentano entrambi delle sfide. Però io sono ottimista: se riusciamo a mantenere una comunicazione costante con loro, se continuiamo a parlare, penso che possiamo farcela.

 

Melina, che è la vera ribelle, il vero personaggio non-conformista del libro. E’ quella che ha sofferto di più per avere un fratello handicappato? Quanto ne risente l’intera famiglia, nonostante siano tutti così affettuosi con il ragazzo?
Mitros è il cuore pulsante, è il centro attorno al quale ruota la famiglia Emilianides. Gli effetti della situazione di Mitros sulle sue sorelle sono tremendi, perché non capiscono. Mitros ha bisogni enormi e sia Alexia sia Melina soffrono: Alexia perché si è sentita esclusa dopo la nascita del fratello, perché è consapevole della rottura che ha portato con sé e prova nello stesso tempo risentimento e amore. Melina è stata caricata di una responsabilità troppo grande per la sua età anche se è cresciuta insieme a questo dramma. E’ una responsabilità che filtra ovunque nella vita di Melina e che la fa diventare una persona che decide di non conformarsi più.

 

Gli uomini- quasi tutti- non fanno una gran bella figura nel romanzo. Di certo sono più deboli delle donne e, se sembrano forti, come Cormac, c’è qualcosa di nascosto dietro la forza apparente. Che cosa pensa degli uomini di oggi, vecchi e giovani?
Non sarei in grado di dire come sono gli uomini di oggi. Devono affrontare grosse pressioni. I giovani si devono adattare ad un nuovo modo di essere per il quale non hanno nessun esempio da imitare. Si chiedono quale sia il loro ruolo: non è più quello del capo-famiglia e neppure di quello che porta il pane a casa. Devono affrontare nuove sfide. Per i più anziani, invece, penso che molti abbiano difficoltà ad adattarsi alla nuova situazione. Il cambiamento è stato grande- impossibile mantenere la stessa maniera di considerare le donne. Sono i loro comportamenti che devono essere modificati. Adesso poi si è rotto il muro del silenzio sugli abusi subiti dalle donne, da ogni parte si alzano voci simili di denuncia di abuso di potere da parte di chi ha il controllo- l’abuso di potere è sbagliato sotto ogni punto di vista e non solo quello sessuale. E’ il controllo che è sbagliato. Tuttavia temo anche che simili movimenti possano prendere altre direzioni, non voglio che la questione venga estremizzata, non voglio che si identifichino gli uomini come tutti malvagi e le donne tutte come vittime. Dobbiamo fare attenzione e mettere in atto delle norme per proteggere le persone.

 

Sono passati vent’anni dalla pubblicazione del suo primo romanzo. Vede un cambiamento in sé stessa in quanto scrittrice? E nella sua maniera di guardare il mondo e la società che ci circonda?
Esattamente vent’anni, è vero. E certamente sì, sono cambiata. Come scrittrice il mio fine è quello di alzare sempre l’asta, affrontare sfide, non ripetere mai la stessa formula solo perché ha avuto successo. Più invecchio e più capisco la complessità degli uomini. Ecco perché ho trovato ispirazione nei miti greci: perché avevano capito tutto. Il mondo mi appare come un luogo più complicato, adesso, e noi viviamo in una realtà che non è bianca e nera ma ha tante sfumature di grigio. Penso però che ci sia molto che unisce gli esseri umani più che dividerli: è un ottimismo che a volte è difficile mantenere ma mi sforzo di farlo. Credo veramente che possiamo migliorare e rendere il mondo un posto migliore.

 

Quale sarà il prossimo mito a cui sarà ispirato il terzo romanzo della trilogia?
Non ho ancora deciso quale sarà, ci sto lavorando. All’inizio sono stata come folgorata da questi due miti che ho usato, quello di Agamennone e quello di Fedra, hanno risposto a qualcosa che era dentro di me. Non posso scrivere se non sento una passione e accadrà quando incontrerò il mito giusto. Ecco un aspetto del mio ottimismo.

 

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