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“Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 27/07/2018 08:38
Ogni romanzo di Andrea Camilleri è un miracolo di invenzione e di finezza. Non perdetevi questo.

Più adeguata che mai, in questo nuovo romanzo del nostro geniale Camilleri, la citazione di Shakespeare, Il mondo è un palcoscenico e uomini e donne sono solo gli attorie gli uomini recitano molte parti. Perché ‘il morto’ su cui Salvo Montalbano si troverà ad indagare è un uomo dalla doppia personalità, un attore con due facce, quella dell’usuraio e quella dell’originale regista teatrale- prima di assumere un attore vuole che questi si cali nella sua parte, che viva sulla sua pelle e dentro il suo cuore quello che dovrà rappresentare sul palcoscenico, che calchi il palcoscenico del mondo prima che quello del teatro. E tutto il romanzo, poi, si trasforma in una sorta di recita continua, con personaggi dalla duplice faccia, è tutto un entrare ed uscire dal palcoscenico, cambiando aspetto e personalità.

 

Ad iniziare da Mimì Augello, impenitente donnaiolo che, all’inizio del libro, è l’attore principale di una farsa tipica della commedia: mentre è in visita dalla sua ultima fiamma, una Genoveffa Recchia (facile immaginare come Catarella storpierebbe questo nome- ormai Camilleri ride tra sé e sé divertendosi a scrivere la sua serie di Vigata) che si fa chiamare Geneviève (ha anche lei un doppio), il marito torna a casa di sorpresa, Mimì si cala dalla finestra, entra nell’appartamento del piano di sotto e, muovendosi a tastoni, tocca un uomo su un letto. Un cadavere. In piena notte si precipita da Montalbano che sta sognando- ecco un’altra dimensione del romanzo, quella del sogno (la vita è sogno) che si aggiunge agli intermezzi di ciò che è avvenuto e che è raccontato come se fosse un copione teatrale. Quando i due torneranno nell’appartamento per cancellare le tracce di Mimì, il morto è scomparso. E intanto una domestica ha trovato il corpo senza vita di Carmelo Catalanotti- anche lui adagiato sul letto come per un ultimo sonno.

 

Se Mimì è l’interprete della farsa dell’amante in fuga dal marito cornuto, Salvo Montalbano diventa il protagonista di una soap opera dal gusto dolce amaro, di una riflessione sul tempo che passa, sulla trasformazione inevitabile di un sentimento che patisce l’usura e si è esaurito con la consuetudine e la lontananza. Salvo è affascinato dal nuovo capo della scientifica- ha già avuto altre sbandate in passato, ma quello che prova per Antonia è diverso. Gli fa dimenticare Livia, anzi, gli fa sentire come un peso anche il solo pensiero di Livia, si irrita a sentire la sua voce al telefono, la sente all’improvviso estranea, mentre Antonia lo fa sentire come un ragazzino al primo amore. Per lei si fa un nuovo guardaroba, entra in profumeria per comprare lozione e crema da barba- per poi sentirsi dire da Antonia che lo preferiva come era prima. Salvo non ha tempo di rattristarsi per un amore che è finito (noi ce ne eravamo accorti da tempo), pensa al futuro che non può lasciarsi sfuggire. Per Livia non ha mai sacrificato niente, per Antonia è disposto ad andare in pensione per seguirla nella sua prossima assegnazione- non sa ancora però che le parti sono state invertite sul palcoscenico, un po’ come ne “La bisbetica domata”, è Antonia a decidere, lei non ha bisogno di un uomo per essere se stessa.

 

Camilleri non sarebbe Camilleri se non ampliasse la scena del suo romanzo, se oltre a donarci una trama d’indagine poliziesca, oltre a far crescere ed invecchiare i suoi personaggi, non guardasse con occhio attento la realtà in cui le vicende si svolgono. E così Montalbano, in una Sicilia in cui le fabbriche chiudono, i giovani laureati scaricano cassette del pesce, la disoccupazione aumenta, rispunta lo spettro dell’emigrazione, ‘protegge’ una giovane coppia da un padre prepotente e violento.

 

Ogni romanzo di Andrea Camilleri è un miracolo di invenzione e di finezza. Non perdetevi questo, anche se per chi è del Nord come me, a volte sembra scritto in una lingua straniera. Vale la pena anche se non si capisce proprio tutto: anche quello ha il suo fascino.

 

Ed. Sellerio, pagg. 291, Euro 14,00

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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