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“L’università del crimine” di Petros Markaris

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 15/05/2018 13:44
Un’inchiesta mozzafiato per il ritorno del Maigret greco in forma smagliante: divertente, ironico, implacabile con i colpevoli.

Succede con i personaggi dei libri quello che succede con gli amici- se ne sente la mancanza quando non si fanno sentire per qualche tempo. Sentivamo la mancanza di Kostas Charitos, il commissario della polizia di Atene che ama leggere il dizionario, battibecca con la moglie Adriana e stravede per la figlia Caterina, ora sposata con il medico Fanis. Lo incontriamo nuovamente ne “L’università del crimine”- gli anni sono passati, il direttore Ghikas del commissariato di Atene va in pensione e affida a Kostas il comando temporaneo. La nomina arriva a Kostas di ritorno da una vacanza in Epiro, dove sono cresciuti lui ed Adriana e dove hanno fatto amicizia con tre simpatiche zitelle in pensione che continueranno a frequentare anche ad Atene. Kostas non ha neppure il tempo di abituarsi alla nuova responsabilità che si trova a dover risolvere un caso che scotta: è stato ucciso il ministro per le Riforme, un uomo bulimico e sovrappeso che è stato preso per la gola, morto per aver mangiato una fetta di torta avvelenata. Dettaglio importante: il ministro era anche uno stimato professore universitario e, nella lettera di rivendicazione dell’assassinio, i colpevoli dichiarano di averlo punito per essere venuto meno ai suoi doveri di docente, abbandonando i suoi studenti per darsi alla politica. Altri due professori verranno uccisi e la rivendicazione sarà sempre la stessa, anche se uno dei due era ritornato all’insegnamento. Ricordando ed esaltando insigni professori del passato, è proprio questo che si rimprovera alle tre vittime nei comunicati che giungono puntuali nelle sedi dei giornali- che le tre vittime abbiano pensato ai propri interessi, tenendo ‘in caldo’ il posto all’università e lo stipendio fisso a cui tornare quando avessero terminato il mandato. A scapito degli studenti, naturalmente.

 

La polizia brancola nel buio, qualcuno ha visto due donne in automobile con una delle vittime poco prima che l’uomo fosse trovato morto con un’iniezione di acido cianidrico. Le conosceva? In effetti almeno due degli assassinii, compiuti con il veleno, potevano essere stati compiuti anche da una donna. Mentre apprende molte cose riguardo all’ambiente universitario di cui sa poco o niente, Kostas viene a sapere anche di una bella notizia in famiglia: la figlia Caterina aspetta un bambino. E’ l’occasione per una serie di festeggiamenti con gli amici, tra i quali sono incluse ormai anche le tre zitelle (una di loro aveva visto nei fondi del caffè il futuro di Adriana come nonna).

 

Mi devo fermare, non posso dire altro tranne che impiegando le parole di uno dei poliziotti, ‘è il caso più demenziale che mi sia mai capitato’. Anche noi lettori lo abbiamo pensato, leggendo la soluzione del caso- la trama ‘gialla’ è esile, dobbiamo riconoscerlo, ma la sua giustificazione è nella denuncia che Petros Markaris intendeva fare, della situazione di un sistema scolastico scadente e pieno di falle in cui l’insegnamento è affidato alla buona volontà e allo spirito di sacrificio dei professori. E chi può, chi ha i soldi, completa gli studi all’estero. Scorgiamo qualche analogia? Con pochi brividi e qualche risata, Markaris ci fa riflettere.

 

Ed. La Nave di Teseo, trad. A. Di Gregorio, pagg. 333, Euro 15,30

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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