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“Tokyo Express” di Matsumoto Seicho

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 03/07/2018 08:31
Un affascinante ed eccentrico thriller che ruota intorno a un incrociarsi di treni – e dove tutto si decide in una manciata di secondi.

Nella baia di Hakata, nell’isola giapponese di Kyushu, una giovane coppia viene ritrovata morta: sdraiati uno accanto all’altra sulle rocce (nessuna impronta, quindi), composti, belli e ben vestiti, le guance arrossate lasciano pensare che abbiano ingerito del cianuro. Un suicidio d’amore? Parrebbe così. Eppure l’anziano investigatore della polizia di Fukuoka non è convinto. Non lo è neppure Mihara Kiichi, il più giovane collega di Tokyo. Sayama, l’uomo che è morto, era un funzionario di un ministero al centro di un grosso scandalo. Nessuno era al corrente che avesse una relazione con la ragazza, Otoki, intrattenitrice in un ristorante di Tokyo, anche se altre due ragazze che lavoravano insieme a lei l’avevano vista salire sul treno insieme a Sayama (e se ne erano stupite). C’è poi il dettaglio di una casualità costruita ad arte, che le due ragazze fossero riuscite a vedere la coppia che partiva da un altro binario nei quattro minuti di tempo in cui la visuale era libera, senza che nessun treno passasse sul binario di mezzo- loro due avevano acconsentito alla richiesta di Yasuda, un uomo di affari cliente del ristorante, di accompagnarlo in stazione.

 

Il romanzo di Matsumoto Seicho è tutto giocato sul tempo, il tempo fissato dall’orario ferroviario di partenze ed arrivi e durata di percorso. Chi viaggia spesso, come X, conosce alla perfezione gli orari dei treni, per lui il manuale dell’orario ferroviario (a proposito, è una delle cose scomparse con l’avvento di internet) è uno strumento di lavoro. Per sua moglie, a letto per una forma di tubercolosi, è una forma di evasione, un surrogato dei viaggi, la possibilità di spostarsi con la mente e di immaginare i viaggi che non può fare. Mihara Kiichi si intestardisce nelle sue ricerche, l’istinto gli dice che i due giovani sono stati uccisi- perché, ad esempio, Sayama ha cenato da solo nel vagone ristorante del treno? Anche se Otoki non aveva fame, sarebbe stato naturale tenergli compagnia (un dubbio avanzato dall’ispettore di Fukuoka). Perché, poi, Sayama è rimasto cinque giorni, da solo, in un ryokan, aspettando una telefonata? Eppure Yasuda, su cui si appuntano i sospetti, ha un alibi inattaccabile: era nell’Hokkaido, all’estremità opposta del Giappone. Ancora, orario ferroviario alla mano, gli sarebbe stato impossibile uccidere la coppia ad Hakata ed arrivare nell’Hokkaido dove un altro uomo d’affari lo stava aspettando nella sala d’attesa della stazione (non sul binario, perché?).

Sono questi alibi troppo perfetti, con testimoni che sono presenti al momento giusto, con registrazioni agli imbarchi dei traghetti, là dove dovrebbero essere, che acuiscono la sensazione di Mihara che ci sia qualcosa di sbagliato in tutto ciò. E “Tokyo Express” è un poliziesco che procede ‘alla rovescia’- se un probabile assassino ha avuto una mente così freddamente logica da prevedere assolutamente tutto, calcolando ogni frammento di tempo, l’ispettore di polizia deve adeguarsi al suo modo di pensare e decostruire i suoi alibi procedendo nella stessa maniera.

 

Quello di Matsumoto Seicho è un libro estremamente intelligente e intrigante che unisce in maniera inaspettata il rigore dei numeri alla poesia di squarci di paesaggi giapponesi. Mentre sia l’identità del colpevole sia la motivazione del delitto sono oscuramente chiari fin dall’inizio, seguiamo affascinati la trama nell’attesa che venga svelato come sia stato possibile. Sorridiamo anche fra di noi- solo in Giappone, dove il ritardo medio annuale dei treni è di un minuto e un paio di secondi, si poteva concepire un romanzo come “Tokyo Express”. Non certamente in Italia.

 

Ed. Adelphi, trad. G. M. Follaco, pagg. 175, Euro 15,30

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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