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Amanda Reynolds, "L’anno che è passato"

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 22/09/2017 11:41
Johanne è caduta per le scale di casa sua. Ha picchiato la testa e ha perso i sensi. Quando rinviene il marito le dice che è scivolata ma lei ha una vaga idea di loro due che litigano. Per che cosa stavano litigando? Non lo ricorda...

È caduta per le scale di casa sua. Ha picchiato la testa e ha perso i sensi. Quando rinviene, il marito è accanto a lei, premuroso. Arriva l’ambulanza. Viene portata in ospedale. Joanne Harding non ricorda nulla di quello che è successo - il marito dice che è scivolata, lei ha una vaga immagine di loro due che litigano. Per che cosa stavano litigando? Non lo ricorda. Quel che è peggio è che nella sua mente non è rimasto nulla di un anno intero: per lei è come se fosse il giorno dopo aver accompagnato Fin all’Università. Ricorda la sua tristezza per quel distacco, la sua preoccupazione per quel figlio alto e magro, senza amici, così diverso dalla figlia Sash, la prediletta del padre da cui otteneva tutto quello che voleva.

 

La narrativa de "L’anno che è passato" procede su due filoni temporali che finiranno per incontrarsi: uno nel tempo presente, scandito nel numero dei giorni che passano dopo la caduta e l’altro nel passato, ad iniziare proprio dall’ultimo giorno di cui ha memoria Jo, nel settembre in cui hanno caricato i bagagli di Fin in automobile. È sempre la voce di Jo che ascoltiamo - sia nel passato raccontato come se lei lo stesse vivendo adesso, sia nel presente quando Jo cerca ansiosamente dei brandelli di ricordi senza poter essere sicura di nulla. E, quando il nostro io cosciente non ci è di aiuto, intervengono le sensazioni ‘a pelle’, i flash improvvisi di un sorriso, di un profumo, sensazioni di un ‘già vissuto’ ma senza un ‘quando’ o un ‘dove’ o un ‘chi’. Da dove viene, a Jo, questa diffidenza verso il marito Rob? Sono sposati da ventiquattro anni, è sempre stato affettuoso e fedele. Perché ora lei dubita che sia vero quello che le dice, che il suo cellulare si è rotto quando è caduta (e lui lo ha cacciato via- così? subito? nel cassonetto dell’immondizia?), che deve fare ore di straordinario in ufficio, che deve andare via per un congresso (nel fine settimana?). E poi ci sono le cose che lui non le dice, cose che lei ha dimenticato, del figlio, della figlia, di contrasti in famiglia. Suo marito ha detto al figlio che è meglio per Jo non ricordare l’anno che è passato: che cosa è successo di così grave?

 

Se l’espediente narrativo della perdita di memoria che dà un brusco cambiamento alla vita non è originale, lo è invece il doppio binario del racconto che ci tiene in tensione continua nel dubbio di che cosa sia veramente accaduto in cima alle scale della casa isolata su un cucuzzolo spazzato dal vento, voluta e arredata da Rob, così come lo è il risvolto psicologico del romanzo. Una battuta d’arresto sul nostro percorso può mettere in forse quello che siamo stati, il non ricordare le nostre azioni o quello che abbiamo detto può voler dire che siamo diversi da come pensiamo di essere? abbiamo tutti una maschera che nasconde chi siamo e che cosa vogliamo veramente? Non si salva quasi nessuno, dei personaggi del romanzo di Amanda Reynolds. Non Rob che mente ed è responsabile di una violenza domestica più sottile di quella fisica, non i due figli - uno debole e l’altra profittatrice - non il volgare fidanzato della figlia, non la segretaria di Rob e neppure Joanne che vuole credere e dà a credere di essere una moglie e madre perfetta.

 

Il finale è pieno di colpi di scena - forse perfino troppi, così come sono accadute troppe cose nell’anno che è passato - in un crescendo di tensione, di dramma, di violenza fisica e psicologica che si accorda magnificamente con la tempesta di vento e pioggia sulla collina della casa perfetta della famiglia perfetta come quella della pubblicità del ‘mulino Bianco’.

 

Ed. Corbaccio, trad. Valeria Galassi, pagg. 320, Euro 16,90

 

Clicca qui per leggere l'intervista all'autrice Amanda Reynolds realizzata da Marilia Piccone.

 

 

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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