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"Il tuffo", Jonathan Lee

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 17/11/2017 13:14
"Brighton (Gran Bretagna), 1984. L’anno terribile per la Gran Bretagna, l’anno dello sciopero dei minatori che durò 51 settimane, l’anno in cui fiammeggiò l’odio nei confronti della Lady di Ferro..."

Come si fa a scegliere di praticare uno sport che prevede di tuffarsi da un trampolino, ancora ed ancora, di cadere sempre? La ex moglie di Moose (è il suo soprannome) Finch proprio non lo capisce - per lei il marito è uno che cade sempre nella vita, un fallito, uno sfigato. E lo lascia per un altro, abbandonando anche la figlia Freya. La caduta - il tuffo del titolo - diventa una delle metafore del romanzo dello scrittore britannico Jonathan Lee, perché non è solo Moose Finch che precipita, nonostante le sue aspettative, ora che è vicedirettore del Grand Hotel di Brighton dove tutto andrà molto male, nonostante la cura maniacale di ogni minuscolo dettaglio nei preparativi per accogliere il Primo Ministro Margaret Thatcher.

 

È il 1984. L’anno terribile per la Gran Bretagna, l’anno dello sciopero dei minatori che durò 51 settimane, l’anno in cui fiammeggiò l’odio nei confronti della Lady di Ferro, inflessibile davanti ad ogni richiesta sia dei lavoratori sia dei cattolici dell’Ulster. Membri dell’IRA piazzarono una bomba a lenta detonazione nella stanza 629 del Grand Hotel di Brighton, programmata per esplodere quando, a metà ottobre, il partito conservatore si sarebbe riunito per un congresso nel maestoso albergo.

 

E questa miccia che brucia lentamente è un’altra chiave di lettura del libro, una causa di tensione terribile perché è vero che noi sappiamo che cosa succederà - l’esplosione fu fortissima, 5 i morti, 31 i feriti, la Lady di Ferro incolume, indistruttibile - ma non conosciamo la sorte dei personaggi del libro a cui ci siamo affezionati, di Moose e di Freya Finch, e di Dan, l’irlandese che si registra all’albergo con un altro nome e che è il protagonista del prologo: nel 1979 Dan aveva avuto la sua iniziazione nell’IRA. Aveva diciassette anni. Gli era stato chiesto di sparare ad un cane, dopo averlo fatto giocare. Nel mese che precede il congresso la scena si sposta tra Belfast e Brighton, tra una città in guerriglia permanente e l’altra che sonnecchia sulla costa della Manica, tra la casa in cui Dan vive con la madre (e c’è dietro la tragedia del padre e di un fratello morti) ricevendo continue minacce di rappresaglia e il Grand Hotel dove Moose Finch è in attesa del giorno che vedrà la sua gloria, che lo farà diventare direttore, mentre Freya, che ancora soffre per le scelte della madre, ha una breve storia d’amore. A Belfast Dan pensa a Freya, che ha conosciuto alla reception, si preoccupa per lei- che succede quando i danni collaterali hanno un volto? Jonathan Lee non approfondisce il tema politico, Bobby Sands e la rivolta dei Blocks (le malfamate prigioni inglesi dove i terroristi venivano trattati come delinquenti comuni), la guerra delle Falklands, sono solo accennati. L’attenzione di Lee è piuttosto sull’elemento umano, da una parte e dall’altra.

 

E il gran finale sarà nelle fiamme, da una parte e dall’altra, mentre Moose Finch è il vero eroe non-eroe del romanzo. Ha appena avuto un infarto, in questo mese che precede l’arrivo della Thatcher. Si sta riprendendo, ma i medici lo hanno avvisato, deve curarsi, deve fare attenzione. Il suo cuore è come una bomba a orologeria, può esplodere. E a noi, insieme al battito del suo cuore sembra di sentire il tick tick della bomba che Dan ha piazzato nell’albergo che pare essere la casa stessa di Moose. E sappiamo già che anche il suo tempo sta colando via. È vero che la Lady di Ferro uscì indenne dall’attentato. È vero che si cambiò di abito e uscì dall’albergo precisando che il congresso sarebbe andato avanti come previsto. Nella dichiarazione in cui reclamava l’attentato, l’IRA diceva che erano stati sfortunati ma bastava fossero fortunati una sola volta, mentre la Thatcher avrebbe dovuto esserlo sempre. E qualcosa incominciò a cambiare, lentamente come il consumarsi della miccia, fino ad un primo cessate il fuoco nel 1994 e l’accordo del Venerdì Santo del 1998 che sanciva la divisione del potere tra protestanti e cattolici a Belfast.

 

Leggete il libro di Jonathan Lee e preparatevi ad andare a Belfast: non tutti sanno che tuttora i cancelli vengono chiusi dal venerdì sera al lunedì mattina tra Falls Road (la strada cattolica dove abitava il Dan del romanzo) e Shankill Road, dove si trovano le case dei protestanti.


Ed. BigSur, trad. S. Reggiani, pagg. 446, Euro 15,73


 

 

Recensione a cura di

Marilia Piccone

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