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Mi chiamo Gianluigi Lanza e sono nato a Modena il 2 gennaio 1966.
Ho frequentato il Liceo classico “L.A. Muratori”, dove mi sono diplomato nel 1984 con il voto di 46/60.
Nello stesso anno mi sono iscritto alla Facoltà di Lettere Moderne dell'Università degli Studi di Bologna,
che ho lasciato dopo qualche anno per iscrivermi al DAMS-Spettacolo, sostenendo con profitto esami su storia,
teoria e critica del cinema e del teatro, con professori del calibro di Antonio Costa, Giovanna Grignaffini,
Leonardo Quaresima, Claudio Meldolesi.
Nel 1989/90 ho preso parte al corso di formazione professionale
per “operatore cine-televisivo” organizzato dal Centro di Formazione Professionale “G. Patacini” di Modena,
durante il quale hanno tenuto lezioni Nanni Moretti, il montatore Mirco Garrone, i registi Carlo Mazzacurati e
Daniele Lucchetti; al termine del corso, durato nove mesi,
ho curato la regia, assieme ad altri tre ragazzi (Alessio Doglione, Maria Lucia Serio e Dario Turrini) del
cortometraggio in 16 mm “FRAMMENTI DI VETRO”, da un' idea originale di Alessio Doglione,
presentato nel 1991 al MystFest di Cattolica nella sezione “Videodelitti” e al Festival Cinema Giovani di Torino
nella sezione “Spazio Aperto”.
Tra il 1989 e il 1992 ho collaborato in qualità di esterno con l'Ufficio Cinema del Comune di Modena,
scrivendo pezzi sui film in programmazione nelle sale del Circuito apparsi sulla rivista mensile dello stesso
ufficio “35 MM”, e occupandomi anche della organizzazione delle schede sempre per i film del Circuito Cinema.
Sono l'esperto di cinema di ModenaRadioCity: tutti i sabato mattina consiglio gli ascoltatori su cosa andare
a vedere al cinema nel weekend, e come inviato della radio partecipo ad alcuni festival cinematografici italiani,
tra cui il più importante è la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, da cui curo servizi quotidiani in diretta.
Nel 1993 sono stato membro della giuria del mensile di cinema CIAK alla Mostra di Venezia, mentre nel 1994 sono stato eletto presidente
della stessa giuria sempre a Venezia.
Nel novembre del 1995 ho partecipato come concorrente alla trasmissione
televisiva di RAITre “PRODUCER- Il grande gioco del Cinema”, condotta
da Serena Dandini e Claudio Masenza: assieme a Marco Finazzi e Giambattista Brambilla formavo
la “Baby Jane Production”, e mi presentavo sul cinema di David Lynch.
INTENTI
Io amo il cinema da sempre, si può dire che questo amore sconfinato mi sia stato trasmesso
alla nascita da mia madre, anche lei enorme patita della settima arte. Andare al cinema è per me un
modo, il migliore, di rilassarmi, di pensare, di riflettere sugli aspetti più diversi dell'esistenza umana, dato
che il cinema abbraccia tutto con la vastità e la varietà del suo campo d'azione. E' anche e soprattutto, il
cinema, per me, fonte primaria di EMOZIONE, non significando però ciò un'abdicazione della ragione a favore
del sentimento: un film, una storia, perché mi piaccia, perché ci possa pensare sopra e capirla deve però coinvolgermi
almeno un minimo emotivamente, anche in negativo, suscitando ad esempio insofferenza o irritazione, perché altrimenti il
tutto risulta un bello (o un brutto!) esercizio di stile fine a sé stesso.
Da piccolo ho sempre sognato di fare il regista, che mi è sempre sembrato il non
plus ultra del mestiere cinematografico; ma col passare degli anni, e qualche esperienza in
più, ho capito che forse proprio quell'aspetto non fa per me, anche se resta fondamentale lavorare
in questo campo.
Forse sono più bravo ad occuparmi di cinema in maniera teorica, mai dimenticando però la
tecnica che sta alla base della teoria, perché una buona critica, uno studio sistematico deve partire
sempre dal TESTO, in questo caso quello filmico, in tutti i suoi aspetti.
Mi piacerebbe curare rassegne, organizzare corsi di storia del cinema per rendere partecipe il maggior
numero di persone della bellezza e dell'UTILITA' di questa ultima nata tra le arti, e però così simile e vicina alla
vita di tutti più delle altre.
Mi piacerebbe riuscire a trasmettere con la scrittura, quando parlo di film, tutte le emozioni provate nel corso
della visione, ma non per convincere a tutti i costi della verità della mia affermazione (niente è bello o brutto in assoluto, il
giudizio è pur sempre personale) bensì per condividere con altri quello che ho provato, quello che ho pensato, per
invogliarli comunque ad andare al cinema a vedere quel film, e a discuterne dopo anche se il giudizio è assolutamente
contrario.
Questa credo sia la cosa fondamentale per un buon critico: amare
sempre, positivamente o no, ciò che sta recensendo, lasciarsi prendere un minimo dall'emozione, e
cercare che mai, nel corso del tempo, il suo diventi un lavoro di pura routine, fare che la sorpresa non venga
mai vinta dal fantasma della quotidianità.
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