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SEMBRA CHE LA DATA UFFICIALE DI NASCITA DELLE BIOTECNOLOGIE VEGETALI SIA IL 1994, anno in cui fu prodotta la prima pianta transgenica (una pianta di pomodoro). Ma nel campo delle biotecnologie animali importanti traguardi erano già stati raggiunti qualche anno addietro. Al 1992 risale la messa in commercio del primo organismo transgenico e ancora più in là la creazione dei primi organismi superiori geneticamente modificati: salmoni giganti e topolini muniti dell'emoglobina di un coniglio. Fino ad arrivare al 1980, quando fu brevettato il primo essere vivente transgenico: un batterio da utilizzare per scopi medici.L'Italia, invece, ha fatto ingresso nel mondo degli OGM nel 1996 con la brevettazione di un topo geneticamente modificato per la lotta ai tumori. Dagli anni dei primi risultati l'estensione dei campi coltivati con OGM destinati all'alimentazione è aumentata in misura pressoché esponenziale in tutto il mondo: 44 milioni di ettari alla fine del 1999, diventati, secondo una stima apparsa nell'ultimo rapporto ISAAA (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications), circa 58 milioni oggigiorno. Con più di vent'anni di storia ufficiale alle spalle e tutti gli altri necessari per la ricerca e la sperimentazione da aggiungersi, non si può certo dire il transgenico sia l'ultima novità in campo scientifico; non per questo però è meno interessante. L'alone di mistero che lo ha avvolto finora a causa della mancanza di un'adeguata informazione deve svanire affinché siano messi a disposizione dell'umanità gli strumenti necessari per decidere obiettivamente quale strada intraprendere.
Facciamo un minimo di chiarezza sull'espressione "cibi transgenici": cosa sono? La risposta apre un vastissimo panorama, che si può sintetizzare in questo modo: si tratta di alimenti ottenuti dalla lavorazione di organismi, animali o vegetali che siano, il cui genoma è stato arbitrariamente modificato dall'uomo attraverso modalità del tutto innovative che permettono di superare i confini tra le specie e addirittura tra i regni con il fine ultimo di migliorare qualità, resistenza e quantità di produzione. Non esiste un'unica modalità di lavorazione: l'intervento dell'uomo può essere a monte della filiera produttiva, e allora si parla ad esempio di animali o piante nutriti con organismi transgenici; oppure l'ingegneria genetica può aver agito direttamente sulla pianta che ci dà il frutto o sull'animale stesso che ci fornisce la carne. Ma vediamo più nello specifico perché sono nate le biotecnologie vegetali. Il fine ultimo è sicuramente quello di potenziare la resa delle colture agricole rendendole più tolleranti a condizioni climatiche non ottimali e all'attacco di agenti patogeni. Quindi si possono immettere in una pianta geni esterni che le permettano di resistere oltremodo al freddo o alla scarsità d'acqua, e ugualmente si può conferire una maggiore tolleranza agli erbicidi - che quindi agiscono soprattutto sulle erbe infestanti favorendo il raccolto - oppure si può ridurre l'utilizzo di pesticidi immettendo nella pianta particolari molecole transgeniche tossiche per i parassiti che la infestano - ma non per gli animali o per l'uomo - o infine si possono ottenere biopesticidi che colpiscano esclusivamente specifici insetti nocivi senza essere dannosi per gli altri esseri viventi o per l'ambiente. Oltre ad incentivare la quantità di produzione, le biotecnologie si prefiggono di migliorare la qualità delle pratiche agricole per contribuire al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Ad esempio, pasta di legno modificata per la produzione della carta - che richiede uno spreco di acqua minore - oppure plastica "verde" biodegradabile ottenuta dal fusto di piante di mais geneticamente modificate - con riduzione quindi dell'utilizzo di petrolio. E non bisogna dimenticare che il miglioramento della qualità può andare a beneficio diretto dell'umanità: si può fare in modo che piante transgeniche producano vaccini commestibili ed economici oppure che contengano alte concentrazioni di precursori della vitamina A indispensabile per combattere i fenomeni di cecità che affliggono molti bambini del Terzo Mondo.
La vastità del campo d'azione del transgenico è forse la ragione principale per cui si crea confusione, sfiducia e diffidenza da parte del consumatore, che si trova di fronte a due atteggiamenti possibili nei riguardi degli OGM, peraltro non sempre motivati: accettarli in modo disinteressato oppure rifiutarli con accanimento. Questi due comportamenti sono già da tempo diventati due filosofie o meglio, due linee di pensiero nel mondo del dibattito scientifico, ambientale, socio-economico; è sorprendente che un argomento apparentemente così settoriale investa sfere talmente disparate della società, ma è proprio ciò che accade! Forse, la posizione da prendere rappresenta davvero una scelta tra due possibilità entrambe plausibili e adeguatamente documentate. O forse, come spero, si può trovare una mediazione tra chi denuncia a spada tratta gli OGM e chi invece li difende ciecamente: una terza strada insomma che utopisticamente permetta tanto il progredire della scienza quanto quello della vita.
Fabio Manfredini 04 novembre 2002
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