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ASSOLUTAMENTE NON RAPPRESENTANO UN RISCHIO PER LA SALUTE UMANA: i controlli eseguiti ad ogni livello della produzione sono tali che dal punto di vista igienico-sanitario gli OGM possono essere considerati più "sani" dei prodotti tradizionali. Esiste, è vero, la possibilità che si verifichino fenomeni allergici, ma del resto non è forse questa un'eventualità cui si va incontro tutte le volte che si immette un nuovo prodotto sul mercato? In questi anni di ricerche biotecnologiche l'errore più grande di chi se né occupato, se di errore si può parlare, è stato quello di non fornire ai cibi transgenici un adeguato biglietto da visita, strumento indispensabile per un corretto ingresso nella società. Il peggio è che nemmeno i governi delle nazioni (il nostro tra i primi) hanno fatto nulla per infrangere la barriera che si veniva creando tra produttori e possibili consumatori di OGM: assenza di regole in campo legislativo hanno permesso il diffondersi di una grande confusione; la mancanza di un adeguato supporto scientifico, anche in termini economici, ha impedito la realizzazione di tecniche efficienti per lavorare con il transgenico (per esempio metodi di rintracciabilità degli OGM validi per qualsiasi tipo di prodotto), tecniche che avrebbero sicuramente tranquillizzato i consumatori più scrupolosi. Così i tanto discussi "alimenti Frankenstein" sono finiti nelle mani più sbagliate, quelle delle multinazionali. Le quali hanno subito iniziato a finanziare la ricerca e ad immettere i prodotti sul mercato, giustificando il loro operato come un forte contributo per eliminare la fame nel mondo e produrre un'agricoltura sostenibile: queste nobili motivazioni in realtà mascheravano lo scopo reale, cioè fare soldi, a sostegno di un capitalismo sempre più sfrenato. La trovata dei brevetti sui geni ne è stata la prova, e ha fatto imbestialire le associazioni ambientaliste come Greenpeace, WWF, Legambiente. Ma nemmeno a questo punto i rappresentanti del mondo scientifico hanno fatto sentire a sufficienza la loro voce. Che cosa avrebbero dovuto dire?Che un'agricoltura biotecnologica può davvero contribuire a combattere la fame nel mondo perché ottimizza le potenzialità degli organismi vegetali di sopravvivere a condizioni ambientali proibitive e all'attacco di agenti patogeni permettendo in questo modo di sfruttare zone attualmente non produttive (come le fasce limitrofe ai grandi deserti africani) e di ridurre lo spreco di colture causato da epidemie o da variazioni climatiche. Che la ricerca biotecnologica contribuisce ad innalzare il livello di salute e di benessere dei cittadini perché comporta un controllo capillare di tutta la filiera produttiva di un articolo che può essere registrata su un'etichetta dettagliata messa a disposizione del consumatore. Che gli OGM possono entrare a far parte di un'agricoltura sostenibile in quanto grazie alla loro capacità di tolleranza riescono a limitare lo spreco di acqua e l'utilizzo indiscriminato di pesticidi. Che non bisogna creare sbagliate analogie tra cibi transgenici e le recenti emergenze sanitarie riguardanti virus, batteri e DNA. E soprattutto avrebbero potuto suscitare una maggiore fiducia nei confronti della ricerca scientifica: perché i consumatori devono convincersi che le moderne biotecnologie si basano su criteri di specificità, precisione e prevedibilità e che " non esiste lo scienziato pazzo che si chiude in laboratorio e fa esperimenti a caso" come afferma un membro dell'ICGEB, bensì esistono gruppi di ricercatori, spinti da valide motivazioni, che studiano a fondo le combinazioni genetiche prima di diffonderle. Al termine di questo lungo discorso sull'incomprensione esistente tra comunità scientifica e consumatori emergono due preoccupanti interrogativi posti dalle associazioni e dalle personalità che rappresentano i paesi sottosviluppati. Che dire se tutte le motivazioni di un'Europa anti-transgenica fossero in realtà l'ennesimo tentativo di contrastare la superpotenza americana attraverso una precisa scelta di marketing? E se invece la disquisizione intorno a quanto sia "giusto" diffondere gli OGM fosse addirittura un "problema di lusso" dei paesi ricchi e industrializzati? A tal punto viziati da potersi permettere di cercare motivazioni etiche o sociologiche mentre milioni di persone ogni anno muoiono a causa di problemi legati alla malnutrizione. In questo caso bisognerebbe fare tutti quanti un esame di coscienza e riflettere su cosa sia meglio: pensare all'immediato e mettere a disposizione qualsiasi scoperta scientifica che possa salvare quei milioni di persone che muoiono ogni anno? Oppure prendersi il tempo necessario per capire meglio il problema e fare gli adeguati accertamenti in modo da garantire un futuro più controllato e controllabile all'umanità intera?
Fabio Manfredini 04 novembre 2002
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