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LA CAMPAGNA ANTI-OGM
"La partita non è ancora conclusa, né c'è già una vittima designata."
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RISPONDE LUCA COLOMBO portavoce di Greenpeace Italia.

1- Cibi transgenici per chi?
   Nella realtà dei fatti si può dire che il mercato di riferimento degli OGM sia la piazza mondiale, nonostante a tutt'oggi siano soltanto quattro le produzioni OGM (mais, soia, colza e cotone) coltivate per il 70% esclusivamente in tre paesi, (Stati Uniti, Canada e Argentina).
   Ciò non significa che questo è quello che il mercato chiede, anzi potrei dire tutt'altro: è proprio quello che il mercato vuole evitare. Ma inevitabilmente il consumatore si ritrova il transgenico sugli scaffali dei supermercati, vuoi sotto forma di contaminazioni accidentali, vuoi per carenza di sistemi di garanzia ed etichettatura adeguati.

2- Biotecnologie agroalimentari: più o meno sostenibili rispetto alle attuali?
   Al di là di quella che può essere una facile posizione ideologica ritengo che l'agricoltura biotech non possa essere sostenibile per due ragioni fondamentalmente.
   Se pensiamo alla sostenibilità ecologica abbiamo una evidente problematica di contaminazione, inquinamento genetico, a prescindere che ad oggi non c'è un minor utilizzo di pesticidi. Il fatto poi che il 70% del transgenico siano colture tolleranti gli erbicidi rende queste sostanze suscettibili di una maggiore diffusione. Inoltre c'è un problema di impatto sulla biodiversità: e questo a mio modo di vedere è assolutamente insostenibile.
   Il secondo tipo di non-sostenibilità è quella socio-economica, che consiste nello smantellare determinate forme di agricoltura che non sono compatibili con quella transgenica e mettere quindi fuori mercato le comunità contadine. Una ragione in più per cui questo accade è che le sementi transgeniche sono coperte da brevetto e questo rende il pacchetto tecnologico non sostenibile dalle popolazioni che potrebbero usufruirne. Il problema della sicurezza alimentare mondiale non è un problema di insufficienza alimentare: al mondo esiste più cibo di quanto ne serva. Il problema è un altro, e cioè come distribuirlo. Inoltre le aree del pianeta che sono incapaci di mantenere delle produzioni importanti sono anche quelle regioni che non diventeranno mai produttori di transgenico, a causa dei suoi costi troppo elevati sia per i contadini sia per i governi.

3- Qual è lo stato delle attuali tecniche di rintracciabilità degli OGM?
   Ci sono delle normative di riferimento che stanno in parte completando, in parte rivedendo, revisionando. Si tratta di fare un passaggio sostanziale da quella che è un'etichettatura di prodotto - cioè che cosa c'è nel prodotto finito e soprattutto che cosa si può rilevare di quello che c'è (DNA e proteine possono essere facilmente rilevate, mentre zuccheri, amidi, olio non mantengono comunque tracce di transgenico) - ad un'etichettatura di processo - individuare cioè se materie prime di origine transgenica sono state utilizzate nel processo di produzione di un alimento.
   Un conto è però parlare di etichettatura, che deve rispettare certi vincoli di legalità, e un conto è parlare di rintracciabilità che è a discrezione dell'azienda e della sua voglia di lavorare nella trasparenza delle operazioni. Tante aziende ad esempio hanno messo in atto dei processi di tracciabilità che riguardano il settore della mangimistica: molti importatori europei adottano sempre più spesso dei sistemi di identità preservata per assicurarsi che nemmeno nella filiera produttiva dei mangimi animali siano presenti OGM.

4- Problematiche future...?
   Le stesse industrie biotecnologiche che fino a qualche hanno fa dicevano "state tranquilli è tutto sotto controllo" oggi affermano "insomma, un po' di contaminazione c'è" e chiedono delle norme per stabilire il principio della tolleranza. Sono proprio queste contaminazioni il maggior fattore di preoccupazione, in quanto esse rappresentano un po' dei "cavalli di Troia": gli OGM sono infatti organismi viventi capaci di muoversi nel territorio e di riprodursi.

5- Si instaurerà una forma di neocolonialismo in Italia e in Europa?
   È una partita difficile, è una guerra in tutto e per tutto, tra produttori e consumatori, tra ambientalisti e industrie ed è una guerra commerciale fra blocchi di paesi: l'Europa ha chiaramente la volontà di contenere il pericolo OGM. Abbiamo tutta la capacità di resistere se vogliamo: ormai nei tre grandi paesi produttori di transgenico si è raggiunto il plateau nel numero di coltivazioni, la curva di produzione si è molto inclinata. Quindi se si continua a fare un'adeguata opera di dissuasione è probabile che il transgenico riceva un colpo abbastanza forte da fermarlo. La partita non è ancora conclusa, né c'è già una vittima designata.

Fabio Manfredini  05 novembre 2002

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