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RISPONDE ROBERTO DELLA SETA portavoce di Legambiente per il dibattito sugli OGM.
1- Cibi transgenici per chi? Se parliamo di cibi transgenici in senso stretto, io penso che fino ad ora l'unico motivo che ne spiega la messa in commercio è quello legato agli interessi di un pugno di grandi aziende multinazionali. Non credo che per quanto riguarda gli attuali cibi transgenici ci sia alcun interesse generale che ne giustifichi la commercializzazione. Le attuali piante GM non risolvono nessuno dei problemi globali legati all'alimentazione: anzi, attraverso il meccanismo dei brevetti rendono sempre meno autonomi gli agricoltori in particolare nei Paesi del Sud del mondo. Rappresentano inoltre un pericolo per i sistemi produttivi come quello europeo che si basano sulla ricchezza e sulla varietà di produzione: è indubbio che le grosse multinazionali che intendono commercializzare specie transgeniche fanno affidamento su un tipo di coltivazione intensiva. Se in futuro si dovessero produrre solo piante transgeniche, sarebbe un disastro per paesi come l'Italia per i quali le produzioni tipiche e locali rappresentano un valore economico straordinario e assolutamente insostituibile.
2- Biotecnologie agroalimentari: più o meno sostenibili rispetto alle attuali? Chi sostiene che l'agricoltura biotecnologica sia più sostenibile di quella tradizionale francamente non supporta questa teoria con esempi concreti adeguati. Tanto per cominciare negli Stati Uniti, dove il consumo di OGM è sicuramente più alto che altrove, l'utilizzo di pesticidi non è affatto diminuito. Un dato importante dice che i quattro quinti delle persone sottonutrite vivono in paesi che producono surplus alimentari, come ad esempio l'India: quindi è veramente una balla quella di dire che gli OGM risolveranno la fame nel mondo, perché tutto quello che attualmente si produce sfamerebbe comunque i sei miliardi di persone che siamo se ci fosse una distribuzione equa delle derrate alimentari. È vero che nel Sud del mondo ci sono problemi di salinità e inaridimento che richiedono tecnologie molto avanzate per essere risolti: ma queste non sono rappresentate dai cibi transgenici, che oltretutto comporterebbero un controllo ferreo della produzione agricola locale da parte delle grosse multinazionali. accentuando lo squilibrio tra Nord ricco e Sud povero.
3- Qual è lo stato delle attuali tecniche di rintracciabilità degli OGM? Noi crediamo che in questi ultimissimi anni siano stati fatti dei grandi passi avanti per mettere a punto dei sistemi di rintracciabilità affidabili. Ovviamente non siamo ad un risultato del tutto soddisfacente, però oggi è possibile in maniera realistica sapere com'è stato prodotto un determinato alimento e ricostruirne entro certi limiti la filiera. Chi dice che non è ancora possibile accertare la presenza o meno degli OGM, si serve di una banale scusa per non mettere in pratica tutti quei cambiamenti (sicuramente molto costosi) che le biotecnologie richiedono come supporto tecnico- scientifico. Con questo non si può in ogni caso assicurare che tutti i problemi siano stati risolti.
4- Problematiche future...? Io non credo che il transgenico soppianterà tutto il resto perché per molte aree del mondo, Europa compresa, la scelta del transgenico non è conveniente in termini economici. L'Europa questo lo ha capito, seppur con qualche contraddizione, e difatti siamo l'unica zona del mondo in cui le colture transgeniche ancora non ci sono (le dovute eccezioni non superano comunque lo 0,1%). Escluderei quindi l'ipotesi che anche in futuro più o meno lontano l'Europa entri completamente nella strada del biotech. Credo che sempre di più conterà la scelta libera e autonoma dei consumatori, per lo meno nei paesi ricchi, e per questo per Legambiente è molto importante che siano rispettate pienamente le normative di rintracciabilità ed etichettatura affinché sia fornita un'informazione corretta e completa. Il vero pericolo è per i paesi poveri, che rischiano di affidarsi mani e piedi al biotech, subendone in questo modo tutta la potenzialità negativa in quanto non sono in grado di tutelarsi.
5- Si instaurerà una forma di neocolonialismo in Italia e in Europa? Mi sembra evidente che da molto tempo Europa e Stati Uniti abbiano nettamente differenziato le proprie modalità di produzione agricola. Già oggi infatti la competitività dell'agricoltura europea non si basa sui grandi numeri, sulla quantità delle rese e su un tipo di coltivazione intensiva: il futuro economico dell'Europa non è affidato al biotech. Per quel che riguarda l'eventualità di consumare OGM di importazione bisogna certamente tutelarsi con adeguati metodi di rintracciabilità e con chiarezza nel distinguere le due filiere produttive. Probabilmente in futuro gli Ogm costeranno meno dei prodotti tradizionali, è vero, ma in Europa è dimostrato che l'alto prezzo non è sempre un ostacolo all'efficacia competitiva di un prodotto, nel momento in cui l'alta qualità sia attestata e promossa (altrimenti non si spiegherebbero i successi che ogni anno ottiene ad esempio il Parmigiano Reggiano nonostante vengano continuamente prodotti a livello europeo dei surrogati più economici).
Fabio Manfredini 05 novembre 2002
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