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INFORMARE SULLE BIOTECNOLOGIE: CHE FATICA!
"…di informazione ce ne è tanta, questo non vuol dire che la gente ne sappia veramente tanto…"
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books trucco! INTERVISTA A CLAUDIA DI GIORGIO giornalista scientifica.

· La comunicazione scientifica riguardo alle biotecnologie è sufficiente, dal punto di vista della quantità e della qualità, per permettere ai cittadini di farsi un'idea precisa delle problematiche sugli OGM?

Ritengo che la quantità ci sia. Però tra comunicazione e biotecnologie non c'è un rapporto uno a uno, saperne di più non vuol dire che vi sia più consenso. Quindi la quantità non è l'elemento rilevante.
   E poi è necessario distinguere, perché le biotecnologie sono un campo molto ampio. Quando si parla di biotecnologie mediche, in genere se ne parla relativamente a ricerche o scoperte, ma quando ci spostiamo al settore dell'alimentare, molto spesso l'argomento intorno a cui si fa un articolo è una protesta, un'iniziativa politica, una denuncia, un dibattito: siamo su un piano completamente differente. Nel primo caso c'è un problema di corretta esposizione dei contenuti di una ricerca e di corretta individuazione degli elementi che possono garantire che si tratti di una ricerca seria, mentre nel secondo caso la difficoltà di fare un'informazione obiettiva si scontra con un problema alla base, cioè la cosa di cui stai parlando è già di per se stessa orientata. È un campo minato. È un dibattito in cui vanno a confluire tematiche provenienti da molteplici settori della società: si può leggere di OGM in un articolo scientifico così come in una pagina di cronaca o di economia. Spesso e volentieri quello che la stampa e i mass-media raccontano sugli OGM non sono elementi utili a farsi un opinione consapevole, ma sono elementi già interni al dibattito politico.


· Si può trovare una certa responsabilità nel mondo della ricerca scientifica nel fatto che la sua voce non si faccia adeguatamente sentire per spiegare e motivare le ricerche che si stanno facendo in questo settore?

Ho qualche difficoltà a stabilirlo a priori. È il classico caso di chi deve dimostrare che non ha picchiato la moglie. Io non ho le prove che hai picchiato tua moglie, però sostengo che potresti farlo, magari in futuro. E poiché potresti farlo ti metto nelle condizioni di non incontrarla mai.
   Esiste una concreta difficoltà per la comunità scientifica che si occupa di biotecnologie nel dimostrare che una certa cosa non accadrà in futuro; la verità scientifica non si può permettere di dire questo non è, non è stato e non sarà mai, in assoluto, e nemmeno di dichiarare che qualcosa, qualunque cosa, è a rischio zero. Una percentuale di rischio è insita nella realtà delle attività umane: a questo punto non spetta più alla comunità scientifica stabilire se è un rischio accettabile, bensì alla società nel suo complesso.


· Se si escludono le persone che per motivi di lavoro o di studio prendono parte al dibattito sugli OGM, ho notato che l'opinione pubblica manifesta un certo disinteresse riguardo ai cibi transgenici: perché ancora non se ne parla nelle conversazioni quotidiane?


Ho la netta sensazione che ci sia una certa stanchezza, che la gente si sia un po' stufata di sentir parlare di cibi transgenici che in realtà non hanno ancora fatto la loro comparsa.
   A questo proposito emerge un altro dato interessante: di informazione ce ne è tanta, ma questo non significa che la gente ne sappia veramente tanto. Restano delle sacche di assoluta "non conoscenza" in quantità rilevante, come un 25% di persone convinte che i geni siano presenti soltanto negli organismi transgenici, aiutati in questo da un modo di fare informazione che non appartiene al mondo della comunicazione bensì a quello della pubblicità.


· Quanta ragione può avere chi ha definito gli OGM come "organismi giornalisticamente modificati"? (Matteo de Stefano - 31 Febbraio)

Non sono d'accordo. La critica agli OGM non nasce con i giornalisti, ma con i movimenti anti-OGM, non è un invenzione dei giornali. Quando tutto il mondo della stampa e dei mass-media riporta allo stesso modo un certo aspetto di un dibattito, non si tratta più di una responsabilità personale dei singoli giornalisti, che possono avere idee e opinioni differenti, ma di riportare un fenomeno che nasce ben al di là del filtro informativo. Sicuramente la stampa ha ripreso e amplificato ma non ha inventato la diffidenza verso gli OGM. Più che altro c'è una gran confusione tra elementi diversi per cui le biotecnologie diventano un calderone in cui vanno a confluire i dubbi e le paure della società nei confronti della scienza.
   E in questo contesto, per l'informazione è difficile fornire dati di fatto, benché sia anche vero che sono stati privilegiati gli aspetti tra virgolette più scandalistici del dibattito, quelli che fanno più notizia. Ma anche questo scandalo andrebbe analizzato meglio. C'è un atteggiamento di scandalo quando si parla di applicare le biotecnologie ai cibi e un elemento di miracolistica aspettativa quando invece si parla di applicazione di biotech nel campo della salute, della medicina e così via. La grancassa è la stessa, ma una volta viene applicata tutta in negativo e l'altra tutta in positivo. Infine, per quel che riguarda la capacità di presentare tutte le opinioni in campo, è bene ricordare che la posizione della comunità scientifica è complessa. Anche al suo interno esistono pareri estremamente diversificati: ci sono anche biologi anti OGM.


· Il problema di stabilire una giusta intesa tra cittadini e mondo scientifico è limitato all'Italia oppure si trova anche in altre realtà a livello europeo o extraeuropeo?

Sicuramente una parte di questo discorso è fortemente italiana. Ma se si considera, ad esempio, la Gran Bretagna, in cui i rapporti tra società tra società e comunità scientifica sono molto diversi, anche storicamente, il dibattito sugli OGM non cambia molto. Anzi, ci sono posizioni anti-OGM ancora più radicate e ancora più violente. Quella inglese però è anche una situazione in cui è accaduto il caso della BSE, che all'inizio fu negata e mascherata dalla classe politica unitamente ai rappresentanti ufficiali della scienza. Questo non ha ovviamente favorito la fiducia nei confronti della comunità scientifica.
   Inoltre è stato riscontrato che laddove si hanno forti impulsi, forti progressi in avanti della ricerca scientifica, si nota anche un aumento delle paure nella base della popolazione che non ce la fa a stare dietro alla velocità con cui si modificano le carte in tavola.
   Il punto cruciale del dibattito a mio avviso è nel rapporto tra scienza e società: i mass-media tutto sommato sono più degli amplificatori che non degli elementi determinanti. O per lo meno, non sono così determinanti quanto si tende a pensare. Fondamentalmente, ciò che un mezzo di comunicazione di massa cerca di fare è interpretare il sentimento popolare: più che orientarlo, tende a seguirlo, perché fa vendere di più e perché permette di essere letti, ascoltati, guardati. Che è il vero obiettivo dei mass-media.

Fabio Manfredini  07 novembre 2002

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