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LA PAROLA ALL'ATENEO
"...il settore agro-alimentare non è il settore portante delle biotecnologie né in Europa né negli USA..."
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lente ateneo trucco! INTERVISTA A UMBERTO MUSCATELLO Presidente del corso di laurea interfacoltà in Biotecnologie.

· Come si spiega il grande incentivo che viene dato alla creazione e allo sviluppo dei corsi di laurea in biotecnologie? (dal momento che in Europa il settore delle biotecnologie è ancora piuttosto arretrato rispetto ad altre realtà a livello mondiale e visto che sembra ci sia una battuta di arresto nel finanziare ulteriormente le ricerche nel settore).

Certamente la ricerca europea, sia di base che tecnologica, si trova svantaggiata rispetto a quella degli Stati Uniti in conseguenza della minore quantità di finanziamenti sia pubblici che privati. Ma questo è molto meno vero proprio nel caso delle biotecnologie il cui sviluppo è stato l'oggetto di iniziative politiche europee ed italiane mirate a fornire un forte sostegno finanziario al settore delle biotecnologie. Infatti, il 6° Programma Quadro varato dalla UE prevede un ammontare di 2255 milioni di euro pari al 20% dell'intera somma destinata al programma.
   Altrettanto centrale è la posizione delle Biotecnologie nel Piano Nazionale della Ricerca 2003-2006 varato dal Governo Italiano il 19 aprile 2002. Nel Piano, per quanto riguarda le grandi tendenze scientifiche e tecnologiche (punto 2.3) si afferma: "Si assiste ad una crescita impetuosa di settori produttivi per i quali l'innovazione è organicamente incardinata sulla scienza e sulla tecnologia: biotecnologie, nanotecnologie, information and communication technology (ICT)". Coerentemente il finanziamento a sostegno della ricerca di base orientata allo sviluppo di tecnologie chiavi abilitanti a carattere multisettoriale rappresenta il 36.4% dell'intero impegno finanziario del Piano.
   La ragione del grande incentivo che a livello europeo e nazionale viene dato alla creazione ed allo sviluppo dei corsi di laurea in biotecnologie è ben chiarita dallo stesso Piano Nazionale della Ricerca dove si afferma che "Le industrie biotecnologiche saranno profondamente rinnovate dalla produzione e diffusione di nuove conoscenze ed impatteranno positivamente sulla salute dell'uomo sotto il profilo diagnostico, terapeutico ed alimentare. I mercati di queste industrie sono di rilevantissime dimensioni e di alta specializzazione, non aggredibili senza un retroterra di competenze scientifiche".

· Questa scelta corrisponde ad una risposta a concrete esigenze di mercato? Oppure rappresenta un tentativo di dare un'apparenza di sviluppo e avanguardia tecnologica almeno a livello di formazione universitaria? (quando invece nel settore della ricerca e della produzione mancano gli incentivi necessari per progredire).

La domanda richiede innanzi tutto una precisazione di principio per eliminare un equivoco sempre più diffuso che identifica l'Università con una scuola tecnico-professionale. Il ruolo dell'Università è di prefigurare, mediante gli strumenti della scienza, le verosimili linee di sviluppo della società, dell'economia, della cultura, e di conseguenza preparare strumenti (personale qualificato, promozione di tecnologie innovative) adeguati alla soluzione dei problemi posti da quello sviluppo.
   Detto ciò, la opportunità anche economica di promuovere oggi i corsi di laurea in biotecnologie è suggerita dallo stesso Piano Nazionale della Ricerca che precisa: "Dalle analisi di studiosi ed analisti delle organizzazioni internazionali si evince che almeno due sono le ragioni che caratterizzano i settori industriali incardinati su Bioscienza, Nanoscienza ed Infoscienza, come motori della crescita economica:
   - in quanto settori high-tech, il valore aggiunto e l'occupazione crescono con ritmi di almeno tre volte superiori al tasso di crescita industriale totale;
   - i beni, i servizi, le conoscenze e le tecnologie offerte da questi settori high-tech impattano positivamente sul sistema produttivo esistente con guadagni di produttività e di capacità nell'innovazione dei prodotti, dei processi e delle organizzazioni. Questo impatto è già visibile nel modo in cui le ICT stanno profondamente modificando le imprese, i settori industriali esistenti e la loro organizzazione sul mercato globale".

· Che futuro si prospetta per i neolaureati in biotecnologie?

Il futuro che ovviamente aspetta il neolaureato in biotecnologie è di lavorare nelle imprese e nei servizi dove le competenze tecniche acquisite rappresentano un requisito irrinunciabile. Innanzi tutto nei settori sopra ricordati della diagnostica molecolare, ampiamente ormai impiegata nella pratica medica; nell'industria farmaceutica per la produzione di farmaci mediante processi biodipendenti; nelle industrie impegnate nella cosiddetta "bioremediation" cioè in processi aventi lo scopo di riportare l'ambiente ad un equilibrio biologicamente corretto. E' necessario inoltre ricordare che molte industrie, che non hanno come obiettivo industriale la produzione di prodotti biotecnologici, impiegano processi biotecnologici nel ciclo produttivo; pertanto lo spazio di occupazione è molto più ampio di quello che può apparire dal computo delle imprese biotecnologiche in senso stretto.
   Inoltre i laureati possono impegnarsi in processi di crescita e sviluppo di nuove attività economiche su prodotti e servizi ad alta intensità di conoscenza, e quindi ad alto valore aggiunto, utilizzando quel complesso di azioni di accompagnamento e monitoraggio che agevolano lo sviluppo di capacità di investimento e di commercializzazione accelerata di nuove tecnologie "spin-off vs venture capital" per le quali il nostro Ateneo ha già provveduto a varare il Regolamento.

· La recente polemica su cibi transgenici e biotecnologie alimentari ha influito in qualche modo sull'ambiente universitario? Per esempio, c'è stato un calo di iscrizioni nell'ultimo anno?

La polemica sui cibi transgenici non può in nessun modo essere responsabile della flessione, peraltro modesta, del numero degli iscritti. Innanzi tutto perché il settore agro-alimentare non è il settore portante delle biotecnologie né in Europa né negli USA, e tanto meno lo è nel nostro Ateneo nel quale i Corsi di Laurea in Biotecnologie hanno puntato su altre tematiche. Ad esempio, negli USA è il terzo settore per investimenti ed impiego. Per questo, nella scelta delle grandi tematiche specificamente qualificanti i corsi modenesi si è preferito indicare la diagnostica molecolare e la terapia genica per il settore sanitario; la produzione biotecnologia di farmaci; lo sviluppo dell'industria chimico- ambientale.
   Il fenomeno delle variazioni nel numero degli iscritti è facilmente spiegabile ove si tenga conto del fatto che l'offerta formativa del nostro Ateneo si è molto ampliata e diversificata lo scorso anno accademico con la istituzione di altri numerosi corsi di laurea. Di conseguenza, poiché il bacino d'utenza è restato praticamente invariato, la distribuzione percentuale degli iscritti ai vari corsi non può che diminuire. Naturalmente esistono anche altri fattori sociali e culturali che possono incidere, ma la loro analisi richiederebbe ben altri studi.

· In quale chiave va letta la creazione di un apposito corso di laurea in biotecnologie a Modena? E' una scelta individuale del nostro comune oppure rientra in una linea più in generale adottata dalla regione Emilia-Romagna?

La decisione di attivare anche in Modena un Corso di Laurea in Biotecnologie è maturata a seguito di una lunga analisi sulla rilevanza scientifica ed economica delle biotecnologie in relazione anche ai sistemi produttivi e agli eventuali incentivi finanziari in Italia, in Europa e negli USA. A conclusione di tale analisi si è pervenuti alla convinzione del valore strategico che tale corso poteva avere anche in Modena per lo sviluppo di una moderna ricerca biologica e per le possibili prospettive professionali.
   L'analisi scientifico-economica, la decisione di istituire il corso di laurea e la scelta degli obiettivi specifici sono state di esclusiva competenza dell'Ateneo, come peraltro è istituzionalmente obbligatorio. Il Comune di Modena e la Regione non hanno alcuna competenza in materia e non hanno avuto di conseguenza alcun ruolo propositivo.

Fabio Manfredini  07 novembre 2002

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