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NON SI PUÒ PIÙ IMMAGINARE UN MONDO ACCADEMICO DELLA SCIENZA del tutto estraneo ai vizi della società che lo circonda: da ormai cinquant'anni le due dimensioni si sono compenetrate, gli scienziati sono usciti allo scoperto seguendo sempre più le regole della comunicazione di massa. Di conseguenza ogni tanto si creano delle mode, il più delle volte abbagli dovuti all'appetibilità della notizia da parte dei media. La clonazione umana è l'ultima moda: il polverone sollevato dalla pecora Dolly porta, nel '98, il ricercatore di Chicago Richard Seed, ad annunciare la clonazione propria e della consorte, ma non andrà mai oltre le parole. Lo stesso anno, i coreani Kim Seung-bo e Lee Bo-yeon annunciano il clone di una trentenne, ma non portano prove asserendo di averlo eliminato allo stadio delle prime 4 cellule. L'opinione pubblica inizia a scuotersi e il 10 marzo 2001 Severino Antinori, ginecologo di Roma che opera già da anni la fecondazione artificiale, annuncia di essere pronto al "grande salto", attende soltanto l'assenso legislativo. I megalomani in cerca di pubblicità iniziano a fiorire, fino a quando, il 26 dicembre scorso, i media sono maturi per dar credito all'annuncio di Brigitte Boisselier, biochimica francese numero uno dell'impresa privata "Clonaid", fondata nel '97, nonché portavoce della setta dei Raeliani. La Boisselier dichiara la nascita, a Miami, della prima bimba clonata da una cellula di una trentunenne americana: il suo nome è Eva, secondo le migliori regole dello spettacolo. I media si dividono, tra chi ci crede e chi si mette a ridere, tralasciando il fatto che il fondatore della suddetta setta, Claude Vorilhon, dice di essere stato istruito da un alieno verde di 1 metro e 20, che dopo aver fecondato la Terra, secoli addietro, con il DNA umano gli ha svelato i segreti della clonazione per raggiungere l'immortalità. Tutti i giornali del pianeta si gettano alla caccia di Eva, chiedono di vederla, di sapere dov'è e come sta, ma la Boisselier, naturalmente, ne difende la privacy. Vengono preparati i test per verificare se la bimba sia o meno una "fotocopia" della pseudomadre-gemella (non si sa come chiamarla), un tribunale americano convoca la famiglia il 22 gennaio per discutere problemi di natura penale, ma la portavoce raeliana temporeggia, con la scusa che preferisce non essere creduta piuttosto che sottrarre Eva ai suoi cari. Le indagini non si fermano, tra incongruenze e contraddizioni non si trova una sola piccola prova che la bimba esista, così come non si ha nessun riscontro concreto delle presunte nascite di altri due bambini clonati, annunciate già il 26 dicembre e avvenute, in teoria, tra il 13 e il 23 gennaio 2003 in Olanda e in Giappone. Intanto Mark Hunt, uno dei principali finanziatori di Clonaid, ammette il fallimento dichiarando di aver investito il suo denaro in preda al dolore per la perdita del proprio figlio: la speranza di riportarlo in vita lo avrebbe convinto a farsi coinvolgere nel progetto. Il 28 gennaio la Boisselier annuncia la quarta nascita, avvenuta secondo lei in Arabia Saudita, ma l'attendibilità dell'intera storia ha già iniziato ad esaurirsi, e nei due mesi seguenti l'interesse per i Raeliani scema velocemente. Non è invece da sottovalutare, pur prendendola con le molle, la notizia dello scorso 11 marzo, che attribuisce a Severino Antinori la gravidanza di una donna di Dubai, incinta di un embrione clonato. Lo scienziato italiano avrebbe aggirato le leggi occidentali lavorando in un paese dove nessuna norma vieta questi esperimenti e, nonostante la mancanza di una conferma ufficiale, la vicenda sembra sicuramente più verosimile di Eva e compagnia bella. Se ci fossero ancora dei dubbi, ecco una delle ultime dichiarazioni di Vorilhon, capo della setta, preoccupato di non essere più al centro dell'attenzione: "Eva è solo l'inizio del progetto che ci porterà a poter trapiantare il nostro cervello su un clone adulto, per essere eterni e non perdere i ricordi e la propria personalità". Forse gliel'ha suggerito l'alieno verde di 1 metro e 20!
Valerio Gagliardelli 7 maggio 2003
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