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DOLLY NON È PIÙ TRA NOI. La notizia della sua morte, data poco più di due mesi fa da tutti i sistemi di informazione, lascia senza parole: non tanto perché Dolly è stata soppressa (eutanasia sarebbe forse il termine più appropriato) ma piuttosto perché fin dalla sua nascita, avvenuta sette anni fa in Scozia, la candida pecorella ha sempre suscitato sentimenti fortemente contrastanti nell'opinione pubblica. Dolly non è il primo clone, ma è la prima star nell'universo dei clonati: forse ce ne saranno altre, oppure no, ma lei resterà comunque la prima. Quando nel 1996 i mass media annunciarono l'evento si verificò una sorta di scoop scientifico-mediatico e le reazioni del pubblico si caratterizzarono in una vasta gamma di emozioni, dalla condanna all'esaltazione. Poi cominciarono a circolare le prime immagini di Dolly, mano a mano che cresceva, e l'unico sentimento che rimase nei suoi confronti fu simpatia: vuoi per il nome che fa sorridere solo a pronunciarlo, vuoi per il fatto che era una pecora, animale timido e indifeso nell'immaginario collettivo, vuoi infine perché si trattava di un'innocente forma di vita creata appositamente dall'uomo per le sue ricerche, l'ennesima "vittima" del progresso scientifico insomma. In tanti abbiamo pensato almeno una volta "Se solo potesse parlare!". Magari avrebbe potuto raccontare come si sente un clone, come si vede rispetto agli altri viventi…ma non dimentichiamo che era una pecora, non un essere umano! Sicuramente meglio così, sopprimerla è stato più facile ma forse non altrettanto giusto. La decisione è sentimentalmente comprensibile: già nel gennaio del 2002 le era stata diagnosticata una doppia artrite (al bacino e alla zampa posteriore sinistra) cui si era aggiunta agli inizi di quest'anno la comparsa di una patologia polmonare irreversibile. Quest'ultima in particolare ha fatto pensare agli scienziati che Dolly fosse invecchiata precocemente o, ancora peggio, che fosse nata già vecchia: la complicazione respiratoria che l'ha colpita, infatti, compare solitamente negli ovini intorno agli 11-12 anni di età, che sono proprio gli ultimissimi anni di vita massima. Fatto curioso è che la pecora "donatrice" dalla cui mammella è stata prelevata la cellula somatica (cioè non adibita alla riproduzione) progenitrice del futuro clone aveva sei anni: se è vero che Dolly è nata già vecchia o perlomeno adulta, si può dire che ha vissuto anche più della media (ben 13 anni!). Ipotesi a parte, l'evento ha suscitato ulteriori dubbi sulle attuali tecniche di clonazione e sulla possibilità che nel clone si verifichi la comparsa di difetti genetici responsabili di un invecchiamento precoce. Per questo motivo una parte della comunità scientifica internazionale ha criticato duramente la decisione di sopprimere Dolly: essa avrebbe potuto rivelarsi molto utile per capire meglio le patologie da clonazione. Tutto sommato, come primo clone non si può certo dire che la pecora "fotocopia" sia stata un insuccesso: per chi l'ha creata, i due ricercatori Ian Wilmut e Keith Campbell del Roslin Institute di Edimburgo sono stati sette anni di fama e gloria. Ma anche Dolly ha avuto la sua parte e la sua memoria sarà tramandata ai posteri dal Museo Nazionale di Scozia, dove si è deciso di esporne al pubblico il corpo imbalsamato.
Fabio Manfredini 7 maggio 2003
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