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 La parola a Don Enrico Solmi, insegnante di morale della vita fisica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Contardo Ferrini" di Modena.
· Cosa si intende per bioetica e come si pone essa nei confronti della clonazione? La bioetica è una scienza a tutti gli effetti che parte da principi morali: il concetto fondamentale che la sorregge è il rispetto e la tutela della persona umana. Quando si parla di
clonazione entrano in gioco due principi fondamentali. Il primo è definito personalismo e sottolinea il valore della persona umana: essa deve costituire il fine della ricerca, mai il mezzo per raggiungerlo. Il secondo principio è quello terapeutico: lo scienziato ha il diritto-dovere di intervenire sulla persona, anche in modo drastico, solo per il bene della persona stessa. È evidente che parlando di clonazione, in particolare di quella terapeutica, questi due principi fondamentali vengono calpestati in quanto delle forme di vita umana, quali sono a tutti gli effetti gli embrioni, vengono intese come un mezzo per raggiungere il bene della comunità e addirittura vengono prodotti per questo, per essere una fonte preziosa di tessuti di
ricambio.
· Questo discorso vale anche per la clonazione riproduttiva? Non precisamente, ma con la clonazione riproduttiva vanno in crisi altri principi ugualmente importanti! In primo luogo l'essere clonato viene privato della sua libertà ancor prima della nascita: non è più il frutto di uno spontaneo atto d'amore, bensì il risultato di una richiesta egocentrica per accontentare il "genitore-donatore". Va in crisi il senso dell'essere "figlio" poiché il clone non può essere più considerato tale ma piuttosto risulta la fotocopia umana, peraltro non sempre ben riuscita, del genitore-donatore. Ed infine si va a ledere il già delicato significato del rapporto coniugale tra uomo e donna: il rapporto sessuale, il concetto di fecondazione, tutta la sfera dei sentimenti e le basi della società stessa vengono altamente destabilizzate e svuotate della loro importanza.
· Se non sbaglio, riguardo alla sperimentazione sulle cellule staminali c'è una maggiore apertura, vero? Certo, la ricerca sulle staminali è eticamente accettabile e deve andare avanti, purché non si serva di embrioni prodotti apposta per questo scopo. Va bene utilizzare il materiale proveniente da embrioni e feti abortiti, e va bene tutto il settore dell'ingegneria tissutale che parte dalle cellule staminali adulte; non è accettabile invece creare, tramite la clonazione, degli embrioni che fungano da fornitori di tessuti di riserva.
· Ma se bisogna salvaguardare l'embrione in quanto essere umano in potenza, non si dovrebbe fare lo stesso anche con le cellule staminali, ciascuna delle quali capace di dar vita ad un intero organismo? C'è una differenza. Una cellula, in quanto tale, è solo parte di un organismo e di conseguenza può essere prelevata e utilizzata senza problemi per l'organismo stesso, anche in grosse quantità come accade, ad esempio, quando si asportano organi interi o parti di tessuto. L'embrione invece è una realtà già in essere, data dalla fusione di un gamete maschile con uno femminile e non esistente prima di ciò. L'embrione ha uno stato metafisico che la cellula non ha, dal momento che essa possiede un senso esistenziale solo se considerata come la singola parte di un organismo più complesso. Un essere vivente può essere considerato tale solo dopo che è avvenuto il miracolo della procreazione, e quindi dopo che i due gameti, maschile e femminile, si sono incontrati.
· E riguardo alla clonazione animale? In questo caso il discorso è diverso. Partendo dal presupposto che si tratta di una tecnica estremamente innovativa contenente una grande quantità di rischi non ancora decifrati, una clonazione animale a scopo terapeutico può essere presa in considerazione, fermo restando che sono necessarie le dovute precauzioni. Dal punto di vista dottrinale l'animale ha sì una sua dignità, ma questa deve essere vista in funzione dell'uomo in quanto subordinata all'essere superiore del creato. Il fatto che gli esseri animali costituiscano una parte fondamentale del sostentamento degli uomini ne è una conferma, quindi un utilizzo della clonazione animale per fini di utilità e beneficio a vantaggio della società è eticamente accettabile.
Fabio Manfredini 7 maggio 2003
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