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VI PRESENTO MISTER ANTHRAX
Puntiamo i riflettori sull'indiziato numero uno nella lotta al bioterrorismo.
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Mr. Anthrax SCORRENDO LA LISTA DEI MICRORGANISMI PATOGENI che possono essere utilizzati in attacchi terroristici, salta immediatamente agli occhi l'antrace o carbonchio (Bacillus anthracis) responsabile dell'ultimo episodio di bioterrorismo di cui il ricordo è ancora ben presente anche tra i civili, che ne sono state le vittime predestinate.
   L'antrace appartiene alla categoria "A" degli agenti biologici secondo la suddivisione effettuata dal CDC americano nel 2000: microrganismo facilmente disseminabile o trasmissibile per contatto da persona a persona, che può causare un'elevata mortalità accompagnata da un alto impatto sulla sanità pubblica e che richiede specifiche azioni di risposta. Oltre a queste caratteristiche l'antrace presenta alcune peculiarità che lo rendono particolarmente idoneo ad un utilizzo come arma batteriologica: prima fra tutte la facilità con cui si possono produrre aerosol di sue spore, procedimento che non richiede tecniche particolarmente avanzate, risultando per questo alla portata di molti laboratori di microbiologia (una coltura di batteri dell'antrace può crescere in grande quantità in appena 96 ore!). A questo riguardo si narra, in letteratura, che quando la Gendarmeria francese perquisì una "casa di accoglienza" per fuggitivi dell'esercito della DDR, scoprì nei bagni colture di Bacillus anthracis che crescevano in grandi brocche! Secondo una stima del congresso americano del 1993, il rilascio di 100kg di spore sulla città di Washington, la cui popolazione al tempo era considerata intorno ai 5 milioni di abitanti, produrrebbe un numero di morti compreso tra 130.000 e 3 milioni di individui. Se si combinano quindi la letalità del Bacillus anthracis e la facilità di produrne spore si può ben intuire quale sia la pericolosità di un suo utilizzo come arma biologica.
   La curiosità è che l'antrace per secoli è stato considerato una malattia degli animali perchè solo occasionalmente colpiva l'uomo: questo è uno dei punti di forza del bioterrorismo e cioè servirsi di patologie non propriamente umane per cui non esistono ancora un vaccino appropriato o antibiotici efficaci. Per essere contagiato in modo naturale l'uomo deve venire a contatto con animali infetti o con loro prodotti contaminati; gli animali, a loro volta, si infettano ingerendo le spore presenti nel terreno. Tre possono essere le vie del contagio: la pelle, l'apparato respiratorio e quello digerente.
   L'antrace cutaneo è il più frequente, con circa 2000 casi all'anno negli USA e tra i cinque e i dieci casi in Italia, a carico di soggetti professionalmente esposti come veterinari ed allevatori. Le spore riescono a penetrare nell'organismo attraverso i tagli o le abrasioni della pelle dopodichè si insediano nei tessuti, germinano e rilasciano una tossina in grado di trasformare l'iniziale edema locale dapprima in una macula pruriginosa, poi in papula ed infine in una caratteristica ulcera.
   L'antrace da inalazione, invece, è un evento molto raro oggigiorno mentre fino a non molto tempo fa metteva a rischio un gran numero di conciatori e lavoratori della lana. In questo caso le spore, giunte negli alveoli polmonari, vengono ingerite dai macrofagi che le trasportano ai linfonodi regionali dove queste germinano rilasciando la tossina che uccide i tessuti e provoca emorragie locali. Da qui, attraverso il sistema circolatorio, l'intossicazione si espande a tutto l'organismo determinando un quadro clinico molto grave con una letalità, senza terapia antibiotica, del 100% (superiore all'antrace cutaneo).
   L'antrace gastrointestinale, infine, è un evento ancora più raro ed è provocato dal consumo di carni di animali infetti.
   Al momento l'unica tecnica efficace per debellare un'eventuale epidemia è una lunga profilassi con antibiotici per chi ha subito un contagio: nonostante esistano numerosi antibiotici attivi nei confronti di questo organismo, in caso di attacco bioterroristico molti risulterebbero inefficaci a causa dell'elevata carica batterica sviluppata che porterebbe la malattia a manifestarsi nella sua forma più grave. Sembra che non esistano indicazioni per effettuare una vaccinazione nella popolazione civile: gli unici vaccini disponobili sono quelli utilizzati in ambito militare e veterinario.

Fabio Manfredini  19 febbraio 2003

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