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LO SCENARIO NON È DEI PIÙ RASSICURANTI, per quanto riguarda gli attuali pericoli del bioterrorismo, ma le ormai croniche difficoltà che la scienza incontra a fermarsi al momento giusto, prima di trasformare l'utilità in minaccia, potrebbero addirittura peggiorare la situazione, già di per sé desolante. Genetica e biotecnologie sono sul banco degli imputati, con l'unica attenuante della casualità. L'esempio più calzante viene da un gruppo di ricercatori australiani che pochi mesi fa ha inserito, nel genoma di un virus murino del vaiolo, un gene del topo che facesse produrre al virus stesso una proteina potenziante il suo sistema immunitario (per future applicazioni sull'uomo, naturalmente). Si è purtroppo verificato che la proteina di topo prodotta dal virus geneticamente modificato non solo non funzionava, ma rendeva il ceppo virale molto più aggressivo, in grado di uccidere rapidamente anche i topi vaccinati contro il normale vaiolo. Il caso specifico non è di per sé grave né dannoso per nessuno, è bastato cambiare strada negli esperimenti: ma a livello ideologico esso fa capire quanto sia reale e terribile l'ipotesi di armi biologiche geneticamente modificate. Manipolazioni mirate sul genoma di virus e batteri taglierebbero le gambe a qualsiasi vaccino, a qualsiasi farmaco o terapia in grado di contrastarli attualmente. Un solo gene modificato può voler dire resistenza pressoché totale all'antidoto; la medicina di emergenza, per non parlare di quella preventiva, resterebbero inermi e quasi impotenti davanti ad un simile scenario, ci vorrebbero anni, nella migliore delle ipotesi, per trovare una cura alternativa efficace. E una volta trovata, sarebbe sufficiente una nuova lieve modifica per renderla inutile. Basti pensare che il batterio presente nell'antrace, che si combatte con antibiotici derivati della penicillina, se dotato artificialmente di un gene già ben noto può produrre beta-lattamasi, un enzima che vanificherebbe ogni farmaco appartenente a questa classe. Virulenza e stabilità nell'ambiente sono ulteriori caratteristiche tutt'altro che impossibili da potenziare in agenti patogeni con l'ingegneria genetica: speriamo solo che tutta questa fantascienza, vista finora solo al cinema, diventi scienza il più tardi possibile.
Valerio Gagliardelli 19 febbraio 2003
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