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SE SI PARLA DI CLONAZIONE NON SI PUO' EVITARE DI CHIAMARE IN CAUSA LE CELLULE STAMINALI poiché i due settori di ricerca si supportano e si compenetrano a vicenda. Per capire meglio cosa si intende quando si parla di staminali si può partire da questa chiara definizione del Dott. Massimo Pellegrini, ricercatore universitario al Policlinico di Modena: "Tutte le cellule di un organismo hanno lo stesso genoma (DNA) anche se diverse tra loro e specializzate a compiere funzioni assai specifiche: cellule muscolari adatte alla contrazione, nervose predisposte all'eccitabilità e quindi alla conduzione dell'impulso nervoso e così via. Il processo che porta queste cellule a specializzarsi si chiama differenziazione. Questa specializzazione ha anche un altro effetto ovvero le cellule perdono, o vedono comunque molto limitata, la capacità di riprodursi. Alcune di esse tuttavia mantengono questa capacità di moltiplicarsi e di rimpiazzare le cellule che vengono perse. Queste sono le cellule staminali adulte, identificate non solo in tessuti soggetti ad elevato rinnovamento, come il sangue o la cute, ma anche in quelli in cui questo rinnovamento si supponeva assente o scarso come il tessuto nervoso. Le cellule staminali embrionali vengono invece ottenute da embrioni nelle prime fasi di sviluppo e per la loro origine sono totipotenti ovvero possono, potenzialmente, essere forzate a generare qualsiasi tipo di tessuto." Ma cos'è che fa in modo che cellule inizialmente identiche prendano strade così diverse? Una differenza in realtà c'è, e consiste nel corredo di proteine che ciascuna staminale produce in un dato momento della sua vita e che la induce in seguito a recepire determinati segnali adeguando a questi il proprio comportamento. Quindi, se durante lo sviluppo dell'embrione ogni cellula viene spinta a differenziarsi verso un determinato destino piuttosto che un altro non è puro caso, bensì si tratta di una risposta ad una fitta rete di segnali che la cellula scambia con le altre, segnali che consistono in molecole di varia natura e che sono complessivamente definiti fattori di crescita. Esploriamo ora l'universo delle cellule staminali attraverso alcune sintetiche ma essenziali definizioni, premettendo che sebbene una schematizzazione sia indispensabile, essa non va considerata in modo rigido.
· EMBRIONALI: provengono dall'embrione precoce allo stadio di blastocisti o dalle gonadi dei feti; si tratta di cellule pluripotenti. · ADULTE: provengono dai feti (gonadi a parte), dal cordone ombelicale e da vari tessuti adulti; hanno potenzialità più limitate delle prime, trattandosi di cellule multipotenti. · Autologhe: derivano dal trasferimento del nucleo di una cellula somatica adulta in una cellula uovo enucleata. Sembrano le più indicate per la cosiddetta clonazione terapeutica poiché avendo lo stesso patrimonio genetico del donatore permettono di ottenere tessuti di sostituzione altamente compatibili con quelli del donatore stesso. · Eterologhe: derivano dalla regione interna dell'embrione prima che questo si impianti nell'utero. Sono in grado di dare origine ad ogni tipo di tessuto. · Totitpotenti: sono le cellule dello zigote e dei primissimi stadi dello sviluppo embrionale. Possono originare qualsiasi tipo di tessuto e sono le uniche in grado di generare un intero organismo. · Pluripotenti: sono le cellule dell'embrione allo stadio di blastocisti (a cinque giorni dal concepimento circa) e pur essendo in grado di creare ogni tipo di tessuto non riescono a generare un organismo intero. · Multipotenti: fanno già parte dell'individuo adulto, quindi la loro specializzazione è più alta e le orienta verso una precisa via di differenziamento che permette loro di originare una gamma limitata di tessuti (ad esempio le staminali emopoietiche del midollo osseo formano tutti i componenti del sangue). · Unipotenti: dette anche progenitrici o precursori, sono cellule adulte ancora in grado di moltiplicarsi in abbondanza ma danno vita solo ad un tipo preciso di cellule differenziate.
Fabio Manfredini 7 maggio 2003
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