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POLMONITE ATIPICA: SE LA RI-CONOSCI NON TI UCCIDE!
Il virus cambia faccia e si fa gioco degli scienziati: ma l'ingegneria genetica ha già trovato la strada giusta per metterlo con le spalle al muro.
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Polmoni 456 IL NUMERO DEI CONTAGI TOTALI E 17 QUELLO DELLE VITTIME, ripartite tra Hong Kong (10), Vietnam (4) e Canada (3) in un areale che in poche settimane ha investito pressoché tutto il mondo, se si aggiungono ai primi tre gli altri paesi interessati dal contagio (Cina, Taiwan, Germania, Singapore, Slovenia, Tailandia e Regno Unito). Questo il bollettino di guerra, di quell'interminabile guerra tra esseri umani e virus che per pochi giorni si è sovrapposta a quell'altra guerra, che risale anch'essa alla notte dei tempi, tra uomini e uomini. Fortunatamente il peggio, nel primo caso soltanto, sembra scongiurato: l'agente patogeno responsabile della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) prontamente ribattezzata "polmonite atipica" è stato isolato e quindi identificato la scorsa settimana, mentre all'inizio di questa risalgono i primissimi tentativi positivi dell'utilizzo di un antivirus, il ribavirin, da parte dei ricercatori di Hong Kong.
   Ma perché un secondo nome di battesimo?
   Il soggetto in causa sembra appartenere alla famiglia dei Paramyxovirus, responsabili di infezioni a carico delle vie respiratorie come può essere ad esempio una polmonite; il fatto che sia "atipico" significa che si è presentato in una forma sconosciuta anche ai maggiori esperti del settore, che non avevano mai visto niente di simile e nemmeno se l'aspettavano. Ciò che ha incredibilmente lasciato perplesso tutto il mondo scientifico, facendolo correre ai ripari, è il fatto che un'apparentemente comune patologia, simile all'influenza nelle modalità del contagio (trasmissione per contatto con secrezioni respiratorie o fluidi corporei) abbia colpito così tante persone in brevissimo tempo e con un buon numero di casi mortali. Sembra quasi che il virus abbia colto tutti quanti alla sprovvista sfoggiando proprio per l'occasione le sue armi migliori: in effetti, così è stato! Prima fra tutte, la sua capacità di "rinnovarsi", di cambiare faccia per ingannare qualsiasi sistema immunitario, qualsiasi vaccino specifico e qualsiasi ricercatore che cerchi di riconoscerlo o di prevenire le sue mosse future.
   La trasformazione può avvenire a due livelli. In un caso più semplice, definito deriva antigenica, si modifica la sequenza degli amminoacidi, responsabili della natura proteica) del virus, il quale non viene più riconosciuto come agente patogeno dal sistema immunitario e di conseguenza può passare inosservato all'interno dell'organismo ospite. Nel caso dello spostamento antigenico invece si ha la comparsa di un nuovo ceppo virale che deriva dal riassortimento tra virus prettamente animali e umani, un "ibrido", insomma, un neonato tutt'altro che innocuo!
   Se da piccoli ci raccontavano che i bambini li porta la cicogna, e ora sappiamo che è una favola, da grandi possiamo ragionevolmente credere che gli uccelli portano la stragrande maggioranza delle forme influenzali, magari non proprio le cicogne ma altre specie, come ad esempio gli anatidi. Dai volatili i virus passano facilmente ai suini, dove possono rimanere in "giacenza" per lungo tempo, per il fatto che il sistema immunitario dei maiali non è così efficiente da eliminarli: è proprio qui che avvengono le mutazioni e lo scambio di materiale genetico tra questi microscopici killer dai mille volti, dopodiché la catena si chiude con l'assalto all'uomo. Non è un caso che le principali forme influenzali nascano nel Sud Est della Cina: nelle sterminate campagne cinesi uomini e animali vivono a strettissimo contatto, contadini, maiali e anatre condividono vitto e alloggio e con loro anche i virus, che trovano la situazione ideale per portare a termine il loro ciclo vitale. E non è un caso nemmeno il fatto che le grosse ondate influenzali si ripresentino ogni dieci anni circa: giusto il tempo perché il virus possa "aggiornarsi".
   Sembra una battaglia dura da vincere, questa: non si conosce il nemico, e anche quando si pensa di averlo in pugno ecco che esso si camuffa inaspettatamente e nessuno può prevedere quale abito indosserà stavolta. L'unica soluzione potrebbe essere un vaccino ad ampio spettro, in grado di combattere più famiglie di virus e la cui efficacia duri più a lungo nel tempo.
   Ancora una volta un aiuto potrebbe venire dalle biotecnologie e dall'ingegneria genetica: una società americana di microbiologia ha trovato il modo di modificare geneticamente alcuni virus per produrre rapidamente ingenti quantità di vaccino (si parla addirittura di milioni di dosi in pochi giorni). Per il momento si tratta di virus batteriofagi, che aggrediscono cioè soltanto le forme batteriche, ma forse è già nell'aria l'ipotesi di crearne altri capaci di sucitare nell'organismo risposte immunitarie contro le aggressioni virali. E allora, se è vero che è meglio prevenire che curare, quando la prevenzione non si può fare, è meglio iniziare la cura il prima possibile!

Fabio Manfredini  27 marzo 2003

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