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IL SEGRETO DELL'INSUCCESSO
Clonare un uomo? Adesso vorrebbe dire commettere un disastro. Il fatto che se ne parli già da tempo non significa che sia realmente possibile.
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Trasferimento nucleare"ABBIAMO CLONATO UNA PERSONA"... "Potrei clonare chiunque oggi stesso"..."È nata la prima bambina clonata della storia"...A giudicare dalle più recenti dichiarazioni, sembra quasi che gli scienziati di mezzo mondo siano già in grado di fare copie di esseri umani con la facilità con cui si usa una fotocopiatrice, spingendo un bottone. In realtà non è affatto così.
   Clonare un uomo è tuttora difficilissimo, anche se non impossibile, ma con le attuali tecnologie si andrebbe incontro ad una serie di "disastri" biologici prima di avere un individuo sano e "normale". Garantire la nascita di un clone significa, tenendo conto delle attuali probabilità di errore (dovute più ai limiti biogenetici imposti dalla natura che alla mano dello scienziato), avere almeno 10 donne in gravidanza. Andando a ritroso nel processo ciò comporta circa 50 tentativi, su 50 madri surrogate diverse, di impianto della cellula uovo che, anziché avere il nucleo del padre, ha quello di una cellula prelevata dal donatore che si desidera replicare. In proporzione una fusione efficace tra una cellula uovo "svuotata" del suo nucleo e una cellula del donatore, dà origine una volta su 8 ad un embrione impiantabile, quindi, tirando le somme, si dovrebbe partire da circa 400 uova per avere un solo neonato, cifra garantita, al massimo delle forze, da almeno 36 donne donatrici di uova, che con l'ausilio di ormoni possono produrre 12 cellule uovo a testa. Ad ogni passaggio si perdono quindi la maggior parte delle cellule, o degli embrioni negli stadi più avanzati, a causa di diversi problemi, che vanno dalle mancate fusioni agli aborti spontanei, dalle mutazioni casuali ma significative agli errori pratici umani.
   Le altissime probabilità di insuccesso si sono osservate, innanzitutto, nei ripetuti tentativi su mammiferi diversi dall'uomo: nel 1998 un budget di 5 miliardi di vecchie lire non bastò a clonare Missy, il cane di un miliardario, mentre ci sono voluti ben 700 embrioni (per migliaia di cellule uovo di partenza!) per avere il clone vivo di Cumulina, una topolina della University of Hawaii. Per la stessa Dolly, considerata il successo maggiore, sono state necessarie 400 uova, 29 embrioni e 13 madri surrogate.
   Riportando il discorso sull'uomo, si comprende quanti siano i problemi etici e morali da affrontare. Le manipolazioni cui va incontro il DNA in un eventuale processo di clonazione possono staccare facilmente alcuni atomi di carbonio, con conseguente produzione di proteine anomale che rischiano di alterare le dimensioni dell'embrione, con altissimo pericolo di vita per la madre surrogata che lo ospiterà nella gravidanza. Inoltre le frequentissime mutazioni, spesso silenti, insite nel DNA delle cellule del donatore, nel replicarsi amplificano le loro imperfezioni, dando origine ad embrioni malati o con gravi disfunzioni: non si contano le vacche nate con teste deformi o con malformazioni agli organi vitali.
   Gli stessi Griffin e Wilmut, rispettivamente direttore del progetto e "creatore" di Dolly, si sono sempre dichiarati contrari a ripetere l'esperimento sull'uomo, "sono troppe le prove che lo sconsigliano: sugli animali ne abbiamo viste di tutti i colori, ma come si può rischiare di commettere gli stessi mostruosi disastri su un bambino?!". La sponda opposta, che minimizza i pericoli, è rappresentata dal ben noto Severino Antinori e da uno dei suoi sostenitori più accaniti, quel John Gurdon che nel 1966 stupì il mondo con centinaia di "rane copia" a partire da una sola cellula intestinale: "Funzionerà anche nell'uomo, tranquilli, è un passo inevitabile per la scienza". La logica rimanda almeno al 2010 la reale capacità tecnica per clonare una persona senza correre rischi o andare per mostruosi tentativi, ma il pericolo più serio e attuale rimane la ricerca occulta: se qualcuno, com'è lecito pensare, ci ha già provato lontano dai riflettori, cosa può aver combinato? Certi film di horror-fantascienza danno alcuni sconcertanti suggerimenti...

Valerio Gagliardelli  7 maggio 2003

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