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GIOCHIAMO. FACCIAMO FINTA CHE QUESTA STORIA, secondo la quale l'anglosassone maestrina dalla penna rossa cambiò le sorti del Siam, sia vera. I diari dell'originale Anna Leonowens in realtà ci sono e si sa, carta canta, ma proprio risulta difficile credere che siano scevri da ogni autoincensamento.
Fortunatamente della storia d'amore poco si sa. Pudica, la bella Anna sorvolò sui dolci baci e le languide carezze meritandosi con questo la gratitudine dei contemporanei. Ci ha pensato Hollywood a fare di quello che probabilmente fu un semplice rapporto lavorativo, un grande, appassionato amore. Nobile gesto per cuori affranti l'intento, che si è rivelato in passato capace di divertire, questa volta fallisce il bersaglio avviluppando lo spettatore in null'altro che chilometri di sete e taffetà utilizzati per i costumi. Lontani i tempi in cui Yul Brinner e Debora Kerr conquistavano con l'ironia e la leggerezza del musical, ancora di più quelli in cui era Rex Harrison a vestire i panni del sovrano.
Proprio di questo manca Anna e il Re, di quella leggerezza che rende partecipi, di quel trasporto che porta sì a sbagliare, ma rende tutto più credibile. Anna e il bel Re sono lì, sullo schermo, e poco ci importa. Rigoroso nella perfezione ricercata di una regia senz'anima, Anna e il Re riempie gli occhi come nessun'altro film nell'ultima stagione.
Jodie Foster è quella di sempre e calibra perfettamente la sua recitazione ai tempi registici. Una grande professionista dal fisico minuto alla quale risponde la bravura e l'eleganza di Chow Yun-Fat, sicuramente più credibile nei panni del re del Siam di quanto potessero esserlo stati ai loro tempi Yul Brinner o Rex Harrison.
Da vedere per capire come in America si riescono a far fruttare i soldi investiti.
Alessandra Meo 20 gennaio 2000
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leggi l'intervista a Jodie Foster
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