Regia: Justin Kerrigan
Scritto da: Justin Kerrigan
Interpreti: John Sim (Gip); Lorraine Pilkington (Lulu); Shaun Parkes (Koop); Danny Dyer (Moff); Nicola Reynolds (Nina); Dean Davies (Lee)
Fotografia: Dave Bennet
Montaggio: Patrick Moore
Prodotto da: Irish Screen - Fruit Salad Films
LONDRA, FINE ANNI '90. CINQUE RAGAZZI SI PREPARANO A VIVERE il loro tranquillo weekend di sballo. La vita è noiosa, monotona, soffocante. Il venerdì sera libera le energie, scarica le tensioni, soprattutto se qualcosa di stupefacente, come l'ecstasi, la cocaina o l'haschish, li aiuta. Sballo. Ecco pronunciata la parola magica che subito viene evocato il clima giovanilistico, il consumo di alcolici e droga, la musica ad alto volume, l'eccitamento, l'euforia e poi la crisi. Bene. Nel film c'è tutto e l'autrice non solo ne dà giustificazione ma pure, a tratti, ne celebra i fasti di liturgia purificatrice, quasi un viaggio che redime dall'egoismo e dall'individualità sociale, accomunando le persone e "scarcerando" la loro vera natura. Detto questo. Un film lo si può anche non condividere, lo si può mettere all'indice, può essere liquidato per l'esagerazione e (ma per quanto durerà ancora?) per l'incitamento alla dannazione. Certo, però, non lo si può non apprezzare, almeno criticamente, se criticamente vale.
Ci sono recensori autorevoli che esprimono giudizi "part-time", incollando etichette di capolavoro "sui primi venti minuti" del tal film oppure sul finale del talaltro. Premesso che giudicare un autore a puntate non mi sembra logico nè tanto meno proficuo, dirò subito che "Human Traffic" ha parti eccezionali e parti meno eccezionali.
Nell'entusiasmo del suo approccio esuberante e giovanile si avvale di strumenti di linguaggio già visti (Allen, Fincher, etc.), tuttavia ancora molto nuovi, come nel caso dei personaggi che si rivolgono direttamente allo spettatore. Ed anche se la fotografia è scarna e il montaggio sequenziale, puro susseguirsi di scene, percepiamo fin da subito che l'anima di questa pellicola sta tutta nel contenuto, nella sceneggiatura, nella situazione che sfiora per giunta il demenziale (i personaggi si rivedono in certe esperienze rivivendole loro stessi da personaggi) ma che alimenta una catena consistente di proteste nei confronti del "sistema". Ecco pronunciata la seconda parola magica, che viene subito evocata la trasgressione, anche ideologica, alla "Trainspotting" (di cui il film con evidenza riprende la concezione); che viene suggerita l'atmosfera di ribellione, di rottura e di scontro aperto, apertamente ricercato. In certi punti, infatti, il film annoia. Per conteggiare le cadute di tono non bastano le mani e servirebbe un grosso pallottoliere. Questo non significa però che altre parti siano stupendamente riuscite.
E allora? Allora Justin Kerrigan confeziona un testo cinematografico interessante, tanto poco pensato ed equilibrato quanto giovane, fresco ed irruento. E chi fa irruzione esercita sempre una forma di violenza, ma sfonda una porta ed apre (si apre) una piccola via. C'è molto Trainspotting, un po' di Kids, e molto cinema inglese che aspira al maledettismo cinico e tacitamente punk.
Scemato il brillare delle invenzioni e delle accensioni che scaldano in sala, rimane però, in sottofondo, il brusio fastidioso dell'autocelebrazione e dell'invettiva gratuita (Moff che mette a tacere i genitori dicendo: ma chi siete voi?), il tono borioso della predica.
Il film, però, crede in quello che dice e lo sostiene con sincerità. E che manchi completamente la trita ipocrisia di chi spesso assume un abito mentale solo perché così vorrebbe davvero essere, gli guadagna altrettanta sincerità di trattamento e sforzo di comprensione. Se volete un giudizio, insomma, non lo posso dare: vorrei essere un autorevole recensore.
Ivo Rosati 16 marzo 2000