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LE RAGAZZE DEL COYOTE UGLY
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Tit. originale: Coyote Ugly
Regia: David McNally
Genere: commedia
Cast: Piper Perabo, Izabella Miko, John Goodman, Adam Garcia
Durata: 1h40’
Distribuzione: Buena Vista
Luogo e data di edizione: Usa, 2000

PUÒ UN NIGHT CLUB STIMOLARE UNA RAGAZZA timida ed introversa come Violet (Piper Perabo) a liberarsi di ogni freno inibitore, plasmandole una nuova e più forte personalità? Certamente, a patto che il locale si chiami Coyote Ugly e che apra le porte ad un universo tutto al femminile, fatto di bariste sexy, intraprendenti, pronte a sedurre i clienti tra un drink e l’altro.
   A dire il vero, Violet Sanford aveva deciso di trasferirsi a Manhattan per lavorare in un settore diverso da quello del disco pub: forte dell’affetto incondizionato di un padre (John Goodman) onnipresente nella sua vita, la ragazza aveva deciso di inseguire progetti e sogni, cercando di sfondare come cantautrice.
   Ma la Grande Mela le aveva già prescritto un diverso trattamento: sistematici rifiuti di produzione da parte della case discografiche contattate ed una miriade di bollette da pagare in tempi brevi. Dopo affannose ricerche troverà occupazione e conoscerà anche l’amore di Kevin (Adam Garcia), un giovane cuoco rimasto ammaliato dalla sua bellezza e dal suo carattere grintoso.
   Ma i problemi non tarderanno ad arrivare.
Un film in pieno “stile Jerry Bruckheimer”, dal nome del famosissimo produttore hollywoodiano, promotore finanziario di numerose pellicole di successo (da “Flashdance” a “Beverly Hills Cop”, da “Top Gun” ad “Allarme rosso”). Trama gracile, impianti visivi di forte impatto, atmosfere adrenaliniche e conturbanti, atte a sottolineare una precisa predilezione per la forma piuttosto che per la sostanza.
   “Le ragazze del Coyote Ugly” diviene così la più contemporanea rappresentazione dell’estetica succitata: sfavillio di corpi, movimenti erotici ed atteggiamenti voyeuristici per ribadire che l’apparenza è la vera regina del nostro mondo. Poco importa chi si è davvero, quello che conta è come ci si mostra in pubblico. E se nel cammino si debbono sacrificare sogni, progetti e ambizioni, poco male poiché la società stessa saprà ripagare il singolo individuo.
   Un film, quello di McNally, che insomma sembra essere informato su principi di un materialismo assoluto, principi che non invitano tuttavia ad una riflessione matura sul senso dell’etica e della correttezza. Se l’intento dell’autore voleva essere quello di affermare un femminismo fine a se stesso (l’immagine della donna forte, padrona assoluta del suo destino non convince neanche un po’) senza ritrovare nel capovolgimento catartico dei valori e delle mentalità esternate la vera chiave di lettura della commedia, allora non emergono dubbi circa la riuscita del prodotto.
   Ma, fugate siffatte perplessità, l’idea è che di buono del film rimanga veramente poco: come dire, finiscono i dubbi ed iniziano i rimpianti, quelli dettati dalla delusione di aver creduto invano di vedere qualcosa di realmente diverso dal consueto.
   Le attrici sono bravine, la Perabo sembra promettente, Goodman è ormai una garanzia ma le loro interpretazioni non possono salvare un film banale nello script ed eccessivamente discotecaro nel ritmo.

Fabrizio Marchetti  25-10-2000

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