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Festa di compleanno: i 40 anni de Il posto di Ermanno Olmi
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Il posto trucco!

(ANTEPRIMAANNOZERO) FILM FESTIVAL FESTEGGIA QUEST'ANNO (SABATO 9), NELL'AMBITO DELLA SUA tradizionale proposta di "festa di compleanno" - che ha salutato negli anni, tra gli altri, Monicelli, Bernardo Bertolucci, Bellocchio, Pontecorvo, i Taviani - i 40 anni de Il posto, alla graditissima presenza del suo autore che ha da poco regalato al cinema italiano un altro film grande e importante come Il mestiere delle armi.

IL POSTO
Regia e sceneggiatura: Ermanno Olmi
Fotografia: Lamberto Caimi
Montaggio: Carla Colombo
Scenografia: Ettore Lombardi
Suono: Giuseppe Domato
Interpreti e personaggi: Alessandro Panzeri (Domenico Cantoni), Loredana Detto (Antonietta Masetti), Tullio Kezich (l'esaminatore psicotecnico), Mara Revel (la signora della mensa), Bice Melegari, Corrado Aprile
Produzione: Titanus / The 24 Horses
anno: 1961
durata: 105'
Cantoni Domenico, giovane figlio di una famiglia operaia che abita nell'hinterland milanese, si sveglia la mattina presto ed esce di casa col fratello minore per recarsi a Milano. In città, nella sede di una grande azienda, il giovane sostiene il primo di una serie di esami per essere assunto nella società. Vede una graziosa ragazza, Antonietta, anch'essa lì per l'assunzione.
   Con lei, nell'intervallo tra le prove, subito dopo il pranzo, fa un giro per la città autunnale a guardare le vetrine scintillanti dei negozi. Nel pomeriggio Domenico sostiene la visita medica e l'esame psicotecnico, poi la sera torna in treno a Meda, il suo paese.
   Poco tempo dopo Domenico esce di casa una mattina insieme al padre per recarsi di nuovo a Milano. Nella sede della società, dove é stato convocato, incontra Antonietta da cui deve separarsi subito per sostenere l'ultimo colloquio con uno dei dirigenti, che gli offre il posto di fattorino d'anticamera in attesa che si liberi un posto da impiegato. Conosciamo, sia sul lavoro che nella vita privata, quelli che saranno i futuri compagni di stanza dell'impiegato Cantoni.
   All'uscita in un giorno di pioggia Domenico attende invano Antonietta che esce accompagnata da un altro. La sera dell'ultimo dell'anno il dopolavoro aziendale organizza una festa tra i dipendenti della società, alla quale Domenico si reca nella speranza di vedere Antonietta. La ragazza però non viene e Domenico, all'inizio intimidito, alla fine si scioglie, fa conoscenza con altri e partecipa all'allegria generale. Uno degli impiegati muore, lasciando libero il posto per Domenico; al ragazzo viene assegnato l'ultimo tavolo in fondo alla stanza, posto che occuperà per tutto il resto della sua vita.
(Jean Dillon, Il Castoro cinema, 1985)

"Da Courteline a Bersezio, da Gogol a Svevo, la letteratura si é occupata cento volte della vita degli impiegati; e Olmi non è certo un "naif", nonostante le sue arie da montanaro e la sua invidiabile fiducia nei valori positivi dell'esistenza (...). Il suo film, però è percorso da un'aria diversa. Non è polemico, non è satirico, non è grottesco, non è amaro, non è ottimista. É tutte queste cose insieme, complesso, appassionante come la realtà che rappresenta. Si ha l'impressione di aprire una porta e di scivolare, non visti, in un ufficio, a vivere un'esistenza che pochi conoscono da vicino. Lo spettatore diventa una specie di uomo invisibile immerso in una realtà che si svolge per conto suo.
   C'è una forma di ironia, di buonsenso che non diventa conformismo; ma c'è anche un invincibile orrore per la schiavitù, un profondo rispetto per il dolore".
(Tullio Kezich, La fiera del cinema, agosto 1961 - La nascita di un travet)

"(...) Il posto (1961) è il suo primo vero film lungo a livello produttivo e gli dà notorietà internazionale. Fui facile profeta a scrivere quando uscì a Milano che avrebbe dovuto accontentare tutti. I cattolici: perché è nobile e casto, intento a descrivere la parte migliore dell'uomo (alla mostra di Venezia gli fu dato, infatti, il premio dell'Office International Catholique du Cinéma).
   Le sinistre: perché è un film sul mondo del lavoro, onesto, rispettoso della verità. I moralisti: perché, dopo aver tanto deprecato che i registi, come gli scrittori, s'occupino delle bassezze dell'uomo, si trovano di fronte a un'opera bella, buona e pulita, senza sesso né violenza. Il pubblico: chiamato a divertirsi e a commuoversi, persino a riflettere. I cinéphiles: perché è svincolato dal cinema-spettacolo, è girato in presa diretta sulla realtà, con la macchina in mano, tra la gente, per le strade, teso a captare la verità quotidiana dei nostri gesti e del nostro comportamento, rinunciando alle ambizioni romanzesche e alle ricostruzioni scenografiche (...).
   (...) C'è chi vede in Sandro Panzeri, il ragazzo che fa Domenico, una reincarnazione di Buster Keaton giovane, ma anche chi gli rimprovera l'assenza (o, comunque, la debolezza) di denuncia sociale, l'agnosticismo ideologico verso il mondo del neocapitalismo industriale, descritto quasi soltanto a livello di costume, con toni di timbro ancora ottocentesco, alla De Marchi. Il posto, invece, è agnostico soltanto apparentemente; la sua ideologia consiste nella contrapposizione tra valori individuali e disvalori industriali nella chiave di un umanesimo vagamente arcadico".
(Morando Morandini, Lontano da Roma, La casa Usher 1990)

Nota Stampa  30-05-2001

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