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CINEASTI E MUSICISTI, UN CONCERTO DI ENRICO RAVA (DOMENICA 10), LE PRESENZE DI FRANCO BATTIATO, PEPPE SERVILLO, Nicola Piovani, Blaine Reininger, improvvisazioni sonore e, tra le proposte cinematografiche della sezione lo straordinario Gimme Shelter, 1970, il documentario sul grande concerto di Altamont dei Rolling Stones.
Gimme Shelter di David Maysles, Albert Maysles, Charlotte Zwerin (Usa 1970, 91') Girato durante il concerto gratuito che i Rolling Stones tennero ad Altamont nell'estate del '69, Gimme Shelter - divenuto una pietra miliare nel panorama del cinema documentario - riesce, nonostante il tragico andamento che l'evento ebbe, ad andare oltre l'infelice cronaca di quelle ore e a concentrarsi soprattutto sulla vita del gruppo rock che segnò come pochi altri la storia della musica, e a tracciare il ritratto di un decennio denso di significati incancellabili quanto di sogni infranti. Nel 2000 il film è stato restaurato e ristampato, con l'aggiunta di alcune scene precedentemente censurate. "(...) il meraviglioso documentario montato dai fratelli Maysies intorno al grande concerto gratuito di Altamont. Lì, mentre Mick cantava "Simpathy for the Devil", quel diavolo che attraversa la storia uccidendo i Kennedy e assistendo a ogni misfatto col sorriso sulle labbra, gli angeli dell'inferno (Hell's Angel) del servizio d'ordine uccisero un giovane negro che si scalmanava nelle prime file per avvicinarsi ai suoi idoli. C'erano anche le cineprese, pronte per il grande film-sul-concerto, e quindi nel film si vede tutto. Anche Jagger si vede, sembra disperato di fronte alla moviola che passa e ripassa l'omicidio; o almeno un po' perplesso, anche se sa bene che gli angeli dell'inferno sono probabilmente i più adatti a proteggere una rock-star dalle affettuose simpatie del diavolo. Il film è splendido e tragico, fiammeggiante più di tutti i tramonti di Woodstock; è il rock più gli Stones, cioè forse non la coscienza del rock, ma certo l'inconscia o incosciente precisissima essenza dell'ambiguità del rock, del suo ossimoro di ordine disordinato: pietre che rotolano. (Enrico Ghezzi in Paura e desiderio cose (mai) viste 1974-2001, Bompiani 1995)
A Charlie Parker di Leo de Berardinis e Perla Peragallo (Italia 1970) Nonostante il titolo sia un omaggio al grande sassofonista nero-americano, il film non si riferisce alle vicende dell'artista se non in modo molto indiretto: si tratta in realtà di un'opera sperimentale, di stampo in parte teatrale, nata dalla necessità di reinventare la forma-spettacolo proposta dalle "cantine romane" - che sul finire degli anni '60 cominciavano ad essere un fenomeno di moda piuttosto che di sperimentazione, e dunque necessitavano di nuovi spunti e idee. Il film non era teatro filmato e non aveva una vera e propria struttura narrativa: il rapporto con gli spettatori che andavano a vederlo fu sempre abbastanza complicato, perché le aspettative erano comunque differenti da ciò che, alla fine, il film era. Per gli autori fu come ricercare se stessi, fu il passaggio ad una nuova forma teatrale (dopo il film scelsero di distaccarsi da un pubblico in cui non si riconoscevano più e fondarono il Teatro di Mirigliano), in un attraversamento indagatorio e fantasioso di diversi stadi di coscienza.
The 5000 Fingers of Dr. T. di Roy Rowland (Usa 1953, 89') Considerato una favola per ragazzi e un monito per gli adulti a non trasformare i propri figli in piccoli geni, il film è la storia del piccolo Bart Collins (interpretato da Tommy Retting, il bambino "prodigio" protagonista della fortunata serie televisiva Lassie) che adora il suo cane, gli amici e il baseball ma detesta il suo maestro di pianoforte, il severo e esigente signor Terwilliker, "dottore" da quando ha messo a punto un particolarissimo metodo di insegnamento. Costretto a lezioni settimanali che si trasformano in un vero e proprio incubo, un giorno Bart sente di essere arrivato al limite: qualcosa di strano però accade e, il giovane protagonista si trova risucchiato in un mondo irreale, dove il terribile musicista è un tiranno che ha reso schiavi altri bambini imprigionandoli ad una gigantesca tastiera...
Tuxedomoon Live di Raffaele Rago e Enrico Ludovici (Italia 2001, 30') Le riprese del concerto - oltre a stralci da alcune interviste - che i Tuxedomoon hanno tenuto al Teatro Petrella di Longiano nel novembre del 2000.
Dancer in the Light: Bjork in sei variazioni di luce a cura di Alessandro Riccini Ricci e Gloria De Angelis Dopo Dancer in the Dark molta attenzione si è concentrata intorno alla cantante Bjork: in occasione di (anteprimaannozero) film festival, un omaggio alla collaborazione fra la cantante islandese e il regista di videoclip e pubblicità Michel Gondry (in Concorso all'ultimo Festival di Cannes con Human Nature, il suo lungometraggio d'esordio). I sei video, di cui Bjork è co-autrice con Gondry, sono realizzati a partire dal 1993: non solo strumento promozionale ma naturale estensione delle canzoni della cantante, raccontano le loro storie attraverso un mix di animazione, hi-tech, no-tech, sul filo dell'avventura e dell'inquietudine. I VIDEO Human Behaviour (dall'album Debut,1993) Army of Me (dall'album Post,1995) Isobel (dall'album Post 1995) Hyperballad (dall'album Telegram, 1996) Joga (dall'album Homegenic,1997) Bachelorette (dall'album Homegenic,1997)
Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci (Italia 1980, 95') Il film nasce dall'idea che Bertolucci ebbe leggendo il poco noto romanzo inglese Un cielo più piccolo, storia di un modesto impiegato che un giorno, persosi nella stazione di Paddington, decide di rimanervi, rinunciando al lavoro e alla famiglia. Partito dall'idea di un semplice adattamento del romanzo, il film divenne in realtà la vicenda di una donna che si perde alla stazione di Milano per un giorno ed una notte: mentre il marito, che l'ha accompagnata, si allontana, la donna scende dal treno in partenza, liberandosi di lui ma anche dell'amante, già seduto nel suo scompartimento. Rimasta sola, vivrà una notte densa di forti sensazioni, fin quando, al mattino, la sua famiglia riuscirà a ritrovarla e portarla a casa. Un film irto, difficile, scostante, efficacemente sostenuto dal commento jazzistico di Enrico Rava, protagonisti Mariangela Melato e Bruno Ganz, con Laura Morante al suo esordio cinematografico.
Nota Stampa 30-05-2001
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