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À ma soeur trucco!

In anteprima italiana:

À ma soeur di Catherine Breillat (Francia 2000, 95')
Anais ha dodici anni e l'impressione di portare sulle spalle tutto il fardello dell'umanità; vive il suo corpo robusto come fortezza, barriera al dolore. Soffre le pene del primo amore e l'adolescenza crudele. Sperimenta l'amore per interposta persona, attraverso lo sguardo che rivolge a sua sorella, quindici anni e una bellezza diabolica, oggetto del desiderio che non può che darsi e farsi prendere. Il dramma è lì, pronto a consumarsi.

Les savates du bon Dieu di Jean-Claude Brisseau (Francia 2000, 107')
Un film che è come una metafora, la descrizione di un rito di passaggio di un giovane dalla condizione di povero analfabeta, turbolento e senza regole, a quella di cittadino esemplare. Un focus sul gioco di forza fra la moralità del'individuo e la moralità sociale, un ritratto equilibrato pur nel suo oscillare fra il racconto e la favola morale, in un ricercato - e quasi erotico - piacere della visione.

L'amour, l'argent, l'amour di Philip Gröning (Germania 2000, 134')
La poetica dell'immagine tanto forte da suggerire indescrivibili sensazioni, i luoghi comuni dell'amore raccontati con uno sguardo tutto meno che banale, per un road-movie che potrebbe facilmente cadere nel clichè, e che invece si reinventa con straordinaria originalità anche laddove va oltre la fiction, diventando quasi un esperimento estetico/visivo/musicale, oltre che narrativo.

Mesto Na Zemle (t.l. Un posto sulla terra) di Artur Aristakisjan (Russia 2001, 126')

Un gruppo di homeless vive in comunità nel centro di Mosca: il film descrive in particolare sei coppie, che nonostante la disperazione e la povertà che le circonda lottano per amarsi e rimanere unite.

Interiora, le regioni più interne - Exteriora, ai margini, interi di Tonino De Bernardi

con la collaborazione di Donatello Fumarola e Alberto Momo (Italia 2001, 90')
Sei capitoli per "un film a pezzi, per raccontare unioni e disunioni e, qua e là, anche una solitudine: ho pensato a "Interiora" perché questo film è come aprire agli altri il mio laboratorio interno, e cioé quell'insieme di pezzi che formano, appunto le interiora del corpo".(Tonino De Bernardi)

Nota Stampa  30-05-2001

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