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“IL PRANZO DI BABETTE”, “LA GRANDE ABBUFFATA”, “POMODORI VERDI FRITTI ALLA FERMATA DEL TRENO”, “Mangiare, bere, uomo, donna”, “Big Night” e “Chocolat”: questi solo alcuni dei titoli che, con esiti variabili, hanno saputo raccontare la singolare alchimia tra il cibo ed il cinema, potenti mezzi seduttivi che hanno l’inconfondibile merito di saper solleticare entrambi gli istinti e piaceri più naturali e primordiali dell’uomo. A riproporre l’illustre accoppiata è ora il turno di una regista tedesca al suo esordio cinematografico Sandra Nettelbeck che in “Ricette d’Amore”, tra manicaretti raffinati e scaramucce tra pentole e tegami, racconta la delicata storia d’amore di Martha, capo chef, una donna con tanta passione per il suo mestiere ma che allo stesso tempo non sa nulla del “piacere” e di Mario, cuoco italiano, che Sergio Castellitto interpreta con italica indolenza e fascino senza frontiere!
Perché secondo lei il cibo ed il cinema vivono questa attrazione così fatale? SANDRA NETTELBECK Perché la gente ama il cibo! Anch’io lo amo molto, ed il cibo è un mezzo meraviglioso per comunicare tra la gente. In Italia, ma da diverso tempo anche in Germania, la vita si svolge attorno ad una tavola imbandita. SERGIO CASTELLITTO E poi credo che il cibo, come il cinema, sia un elemento fortemente seduttivo. La cosa interessante sarebbe fare questa domanda ad un regista…. Africano!
Che rapporto avete con il cibo? Siete bravi cuochi? SERGIO CASTELLITTO Un rapporto molto “disordinato”! So cucinare solo i fondamentali ossia spaghetti ed uova però sono una buonissima forchetta1 SANDRA NETTELBECK Io generalmente faccio l’assistente cuoca dei miei genitori, ottimi cuochi. Mio padre ama la cucina francese, mentre mia madre, ed io condivido, quella italiana!
Ma come nasce l’idea di una storia d’amore che “passa” attraverso il cibo? SANDRA NETTELBECK Era da molto che volevo fare un film sull’amore e sul cibo. Ed ero intrigata dall’idea di questa donna che comunica con il resto del mondo con i suoi manicaretti, ma quando incontra la bambina e questo cuoco italiano, la sua immensa arte non le è più di grande aiuto. Ho voluto dimostrare il modo in cui si scopre e si impara ad amare il piacere sotto ogni aspetto. SERGIO CASTELLITTO Non è un caso che la prima cosa che un uomo chiede ad una donna è quella di portarla a cena fuori come se fosse una sorta di prova generale! I profumi, i sapori, il sorseggiare un buon bicchiere di vino, l’assaggiare nel piatto dell’altro sono tutti piccoli ma importantissimi micromomenti di seduzione. Noi, come italiani, da questo punto di vista siamo molto avvantaggiati: le nostri madri ci hanno amato nutrendoci!
Ha pensato a qualche film con tematiche “culinarie” in particolare mentre girava il suo film? SANDRA NETTELBECK Quando ho scritto la sceneggiatura ho evitato espressamente di pensare o rivedere qualche film del genere. Poi. Finite le riprese ho visto “Big Night” e lì ho trovato veramente tante belle idee di cui sono stata un po’ invidiosa. Dal punto di vista tecnico invece ho visto tutta una serie di film proprio per studiare come meglio inquadrare un ambiente così claustrofobico come può essere la cucina di u n ristorante!
Com’è arrivata a lavorare con Sergio Castellitto? SANDRA NETTELBECK Un attore tedesco che finge di essere italiano era completamente fuori luogo in questo film. Doveva essere un italiano. Così sono andata a Roma ed ho incontrato un agente italiano. Non penso avesse molte speranze di un incontro con Castellitto, probabilmente non immaginava che lui potesse essere interessato a una piccola parte in un film non di spicco. E’ un attore molto famoso in Italia e, all’epoca, stava girando una grossa produzione televisiva. Così siamo rimasti molto sorpresi quando ha accettato di incontrarci. Aveva già letto la sceneggiatura ed ha immediatamente accettato la parte
Quanto c’è di autobiografico nel suo film? Anche lei vuole comunicare, come la sua Martha, attraverso la sua arte? SANDRA NETTELBECK E’ vera questa somiglianza econcordo su come sia molto difficile riuscire ad esprimere se stessa attraverso la propria arte. Quando scrivevo il film naturalmente non pensavo ad alcuna analogia ma sicuramente ciò che mi accomuna maggiormente al mio personaggio è proprio questa ossessione e passione per il proprio lavoro.
Calogero Messina 04-06-2002
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