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NOWHERE - INCONTRO CON LUIS SEPULVEDA
Essere di sinistra? un’attitudine profondamente etica
Lo sguardo e la voce del grande scrittore e regista cileno sulle dittature del mondo

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Luis Sepúlveda trucco!

CREDEVAMO CHE PERSONAGGI COSÌ ETICAMENTE E MORALMENTE solidi fossero del tutto scomparsi, invece ci dobbiamo ricredere perché uno scrittore come il cileno Luis Sepúlveda ha l’allure del più carismatico (anche se dimostra di stare stretto in questi panni nei quali la macchina mediatica lo ha costretto) dei moderni leader d’opinione. È quindi quasi naturale che l’incontro con la stampa per la presentazione del suo film di debutto “Nowhere” sfoci in un vivace dibattito sulle “dittature del mondo” che continuano ad infestare il Pianeta Terra scoprendo in Sepúlveda un esperto e attento osservatore delle diverse ed intricare realtà politiche internazionali.

Da dove nasce la necessità di passare dalla penna alla regia? Si è mai sentito inadeguato in questo nuovo ruolo?
   Io ho sempre avuto con il cinema un rapporto passionale prima come spettatore ed in seguito come sceneggiatore. Era un mio vecchio sogno quello di dirigere un film e non mi sono mai sentito inadeguato in queste nuove vesti perché supportato da un cast d’attori e da una equipe tecnica perfetta. Il lavoro dello scrittore è solitario e di grande libertà al contrario di quello del regista che richiede una responsabilità collettiva.

Ma come nasce la sua passione cinematografica?
   Sono cresciuto a Santiago, in un quartiere dov’ero circondato da quattro enormi sale cinematografiche: venivano programmati quattro diversi film al giorno ed io ho visto una tale quantità di film che il mio immaginario posso senz’alcun dubbio affermare che sia nato proprio in un cinema! Le mie radici culturali sono i vecchi film della Metro Goldwyn Mayer, della Twenty Century Fox e mi sono sempre piaciute le storie dove l’essere umano è al centro dell’attenzione. Oggi sugli schermi arriva tanta spazzatura come la recente produzione di guerra americana: se uno vede il film di Ridley Scott “Black Hawk down” non scopre nessuna caratteristica umana con cui identificarsi e sicuramente è un film che non fa nascere la passione per il cinema. Se si vede invece l’ultimo film di Moretti “La stanza del figlio” non se ne può che ricavare solo che benefici.

Qual è il film nella storia del cinema che l’ha maggiormente colpita?
   Senza alcun dubbio “Miracolo a Milano” di De Sica: un vero shock emozionale. Marquez ha detto che noi scrittori latinoamericani senza il neorealismo italiano non esisteremmo. La conoscenza in generale del cinema italiano è stata fondamentale per la mia crescita umana e di scrittore.

E’ un film politico il suo? E’ un dovere dell’intellettuale impegnarsi in politica, esprimere le proprie opinioni come in questi giorni ha fatto Moretti in Italia?
   ;Tutte le espressioni artistiche sono politiche ma non credo che “Nowhere”sia un film politico ma è soltanto l’opera di un uomo che ha scelto di stare da una parte: la sinistra. E sono d’accordissimo con ciò che ha fatto e detto Nanni Moretti: l’intellettuale non deve chiudersi in se stesso, essere passivo ma prima come persona, uomo, cittadino e poi come intellettuale ha il dovere di esprimere le proprie opinioni.

Ma cosa significa oggi essere di sinistra?
   E’ un’attitudine profondamente etica!

Lei conosce la situazione politica italiana? Cosa ne pensa?
   La conosco e la osservo con grande preoccupazione: la tv è nelle mani di una sola persona, è la fine della pluralità e credo che ciò che si sta vivendo in Italia sia l’anticipo di un grande crimine contro l’umanità ossia la soppressione delle diversità.

Come definisce cinematograficamente il suo film?
   E’ una sorta di apologo sulle libertà. Come il film “La vita è bella” di Benigni che ho molto amato.

Progetti futuri?
   Sto ultimando la sceneggiatura tratto da un altro mio libro “Patagonia Express” e spero di ritornare alla regia sempre con un mio racconto “Hot Line”. Ed ho appena terminato di scrivere il mio ultimo libro: Fine del secolo. E’ la storia di un hotel, veramente esistito al confine con l’Amazzonia, dal primo giorno del secolo, che coincide con quello d’apertura dell’albergo, sino all’ultimo quando chiude. Uno sguardo sul millennio appena lasciato alle spalle da una “postazione” molto particolare.

Calogero Messina  04-03-2002

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