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IL NUOVO CINEMA FRANCESE, CAPACE DI SBANCARE I BOTTEGHINI NAZIONALI (E NON SOLO!), HA IL VOLTO pulito di un gruppi di giovani cineasti che, a differenza dei loro padri, sembrano rifuggire il cinema autorale per creare opere non solo valide commercialmente, ma che sanno ben coniugare le esigenze spettacolari con la spiccata sensibilità europea e l'attenzione per le psicologie dei personaggi. Così, dopo Kassovitz con “I fiumi di porpora”, Gans con “Il patto dei lupi”, è il turno di Pitof debuttare con un film come “Vidocq”: perfetto simbolo della nuova cinematografia francese in continua e rapida ascesa nei mercati internazionali.
Perché un giovane regista al suo debutto sceglie un film su Vidocq e sull’800? PITOF Sono stati due gli aspetti che mi hanno maggiormente intrigato: uno legato al patrimonio francese, e quindi ad un secolo come l’800 ricco di queste storie misteriose, ed un altro legato ai film d’epoca ed in costume. Ho voluto rileggere questo genere con un occhio diverso, più moderno e fare un film più di fantascienza che d’epoca. Mi divertiva l’idea di rapportarmi con un personaggio storico come Vidocq e rileggerlo attraverso le lenti del XXI secolo, rispettando comunque sia l’ambientazione che i costumi e l’atmosfera torbida del tempo.
L’Alchimista, come i tre borghesi uccisi, sono alla ricerca del segreto dell’eterna giovinezza: Vidocq può essere letto come una critica dell’imperante edonismo dei nostri tempi moderni? PITOF Non volevo trasmettere alcun messaggio particolare. Mi sono soltanto divertito a parlare di questo tema senza comunque dimenticare come la bellezza non sia solo un fantasma moderno, ma è sempre esistito!
Com’è stato esordire e poter lavorare con un “mostro” sacro come Gerard Depardieu? PITOF E’ stata un’esperienza straordinaria: Gerard è una persona molto all’avanguardia su tutto, e si è molto interessato all’aspetto tecnico del film. Così come era sinceramente incuriosito del fatto che fosse uno dei primi attori ad essere ripreso totalmente in digitale. Non ho avuto dubbi sulla sua scelta: in pochi sarebbero capaci di interpretare una parte del genere in Francia. Inoltre, se si vedono le incisioni del Vidocq originale, si trova lo stesso personaggio: un tipo straordinario con una forza erculea ed un fortissimo carisma… proprio come Gerard Depardieu.
Perché la scelta del digitale? PITOF E’ una scelta di tipo estetico. Sono molto attratto dalle immagini in digitale, dalla loro saturazione del colore. E’ interessante la profondità di campo che offre questa tecnica per cui la scenografia diventa un personaggio a sua volta, e la macchina da presa si può muovere in questi spazi in modo più leggero. E soprattutto è una scelta di rottura nata dalla volontà di dare un forte scossone al genere in costume e d’epoca.
Ma arte e tecnologia sono imprescindibili oggi? PITOF Il cinema di per se è un’arte tecnologica, ed oggi stiamo assistendo alla nascita di nuove tecniche di ripresa ed innovazioni tali da paragonare questi ultimi anni ai giorni del passaggio epocale dal muto al sonoro.
Dagli effetti speciali alla regia: quale il momento più difficile di questo passaggio? PITOF In realtà ho sempre voluto fare il regista, ed è solo un caso che abbia cominciato interessandomi degli aspetti tecnici ed abbia dovuto attendere vent’anni per esordire. La cosa che più temevo era la direzione degli attori, ma sono stato molto fortunato perché ho avuto la fortuna di lavorare con attori di gran talento.
Calogero Messina 02-03-2002
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