Titolo originale: The invisible circus
Regia: Adam Brooks
Con: Cameron Diaz, Blythe Danner, Christopher Eccleston
Genere: Thriller
Nazione: Usa
Durata: 67'
UNA DICIOTTENNE AMERICANA CHE VIAGGIA ATTRAVERSO L'EUROPA SEGUENDO IL PERCORSO DELLA sorella morta alcuni anni prima in Portogallo, le utopie anarchico-rivoluzionarie della sorella stessa raccontate dal suo ex ragazzo, gli anni '60 ed il loro retaggio di sogni inseguiti anche attraverso la violenza, le droghe come mezzo per sentirsi più liberi.
In 'Verità apparente' di Adam Brooks le tematiche che il regista si propone di toccare sono tante e di notevole suggestione. Peccato che il film, nella sua ricerca di una trama avvincente e sempre in bilico fra presente e flash-back, non riesca a svilupparne nessuna ed anzi finisca con l'inseguire un filo narrativo ingarbugliato e poco lineare.
Faith (Cameron Diaz) è una ragazza di San Francisco che, in seguito alla prematura morte per leucemia del padre, fugge in Europa con il suo ragazzo Lupo (Cristopher Eclestone) inseguendo il mito della rivoluzione, della libertà ad ogni costo, del mondo da cambiare (siamo alla fine degli anni '60). Dopo aver girato mezza Europa, aver provato la droga, essere stata iniziata all'uso delle armi ed al terrorismo anarchico, trova la morte in un piccolo paesino della costa portoghese.
Alcuni anni dopo la sorella minore Phoebe (Jordana Brewer - Blythe Danner), cresciuta considerando Faith il suo modello, decide di scoprire la verità sulla sua morte seguendone le orme in Europa.
Ci riuscirà grazie a Lupo, nel frattempo trasferitosi (ed imborghesito) in Francia, con cui scoprirà anche le gioie dell'amore e le bellezze del vecchio continente.
Le diverse chiavi di lettura e gli spunti di riflessione appena accennati (l'influenza del padre, artista mancato ed immolato al lavoro su Faith, le conseguenze dell'uso della droga, i sogni di pace e di un mondo senza violenza inseguiti con le bombe) lasciano nello spettatore un senso di incompiutezza, o meglio di incompletezza, dovuta probabilmente alla scelta del regista di non privilegiare nessuno dei temi ma di sfiorarli tutti nello spazio di un film.
Manuel Marcuz 22-07-2002