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OTTO DONNE E UN MISTERO
Tutte insieme odiosamente nel nuovo film di Francois Ozon
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Una scena del film trucco!

Titolo originale: 8 Femmes
Regia: Francois Ozon
Cast: Catherine Deneuve, Fanny Ardant, Emmanuelle Beart, Virginie Ledoyen
Genere: Commedia
Durata: 103'
Nazione: Francia

   UN THRILLER “CLASSICO” CON INTRIGHI ALLA AGATHA CHRISTIE E COLPI DI SCENA ALLA ALFRED HITCHCOCK. Atmosfere ed ambienti luminosi ricalcati sui classici del cinema francese Anni Cinquanta; costumi che sarebbero piaciuti ad un Douglas Sirk o ad un George Cukor, con una strizzata d’occhio a Christian Dior ed ai melodrammi di Lana Turner. Numeri musicali che avrebbero scatenato l’invidia di Marilyn Monroe e Jane Russell e doverosi omaggi alla movenze mitiche di Rita "Gilda" Hayworth. Un calderone così ricco di pietanze e sapori diversi nelle mani dell’irriverente “cucoco” Francois Ozon ("Sotto la sabbia", "Gocce d’acqua su pietre roventi") produce come risultao il giallo più spassoso, divertente, scombiccherato, glamour di questi ultimi tempi : "Otto donne e un mistero".
   Un’isolata magione nella campagna ammantata di neve della Francia del 1950: una famiglia è riunita per la vacanze di Natale, ma non ci sarà alcuna festa perché il loro “amato” capofamiglia (ed unico uomo) è stato assassinato! Chi è la colpevole tra le otto donne? Forse Mamy (Danielle Darrieux), la nonna, dal misterioso passato, o Gaby (Catherine Deneuve), la madre, odiosamente borghese? Pierrette (Fanny Ardano) la sorella della vittima, sensualmente ambigua, o Augustine (Isabelle Huppert), la sorella di Gaby, zitella acida ed insoddisfatta? Sospetti anche su Catherine (Ludivine Sagnier), la figlia più giovane, impenitente e dispettosa, e Suzon (Virginie Ledoyen), la figlia più grande, falsamente ingenua e candida, così come non si salvano dall’essere indiziate neanche le due domestiche: Louise (Emmanuelle Beart), la nuova cameriera, insolente e fascinosamente perversa, e la signora Chanel (Firmine Richard), la governante, depositaria dei segreti di famiglia. Tra intrighi e relazioni che farebbero impallidire gli story editor delle più inverosimili soap opera dei nostri piccoli schermi, siparietti musicali improvvisi e catartici, gare di bravura fra attrici al limite dell’esercizio scolastico (la nostra preferita è Isabelle Huppert), Ozon, continuando a giocare sull’antinaturalismo che esalta la stilizzazione e l’artificio, ci regala un divertissement innocuo e leggero che a stento però riesce a nascondere un vuoto d’ispirazione e d’intenti.

Calogero Messina  14-10-2002

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