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ERA IL 1996, E LA CECOSLOVACCHIA RIPORTAVA A CASA IL PREMIO OSCAR come Miglior Film Straniero con "Kolya" del regista Jan Sverak, dopo che nel 1976 l'unico altro regista ceco a riuscire nell'impresa, Jiri Menzel, aveva conquistato l'ambito riconoscimento con "Treni strettamente sorvegliati". E si sa che un premio di tale importanza cambia a volte radicalmente la vita e carriera di un artista. Ma il regista Sverak è l'eccezione che conferma la regola, e così, invece di farsi tentare e stritolare dall'industria cinematografica americana, ritorna a lavoro su una sceneggiatura del padre Zdenek Sverak (anche attore e protagonista del film Premio Oscar del figlio) che racconta pagine dolorose e poco conosciute della storia della sua terra.
Come è stato accolto il suo film in Cecoslovacchia? JAN SVERAK Dopo aver vinto l'Oscar erano state tante le promesse che gli americani mi avevano fatto: porta qualsiasi progetto e lo realizzeremo. Ma quando sono arrivato con il copione di "Dark blue world", la prima cosa che mi dissero fu di togliere le scene del dopoguerra, quelle ambientate nel campo di lavoro, e di concentrarmi soltanto sulle scene di guerra e sulla storia d'amore. Per un pomeriggio ci ho riflettuto ed ho compreso come senza quelle scene il film non avrebbe avuto senso. E quindi anche per questa "radicale" scelta il film ha ricevuto una buonissima accoglienza in Cecoslovacchia: questi piloti sono stati gli ultimi eroi del secolo scorso del nostro paese, ma anche un monito e testimoni della nostra vergogna per il "trattamento" riservato a questi uomini al loro ritorno dalla guerra.
Qualcuno di questi piloti sopravvissuti ha visto il film? JAN SVERAK Alla prima del film trenta di loro erano seduti in prima fila, tutti in alta uniforme. Temevo che mi dicessero che avevo raccontato una bella favola, ma il pilota, dal quale peraltro ho attinto storie ed esperienze personali, mi ha detto che seduto in platea era come se stesse pilotando uno dei suoi Spitfire.
Ma come nasce l'idea di raccontare la storia di questi piloti? E che strada sta seguendo il film? JAN SVERAK In Cecoslovacchia il film è il più grande successo nazionale degli ultimi dieci anni. Negli altri paesi dov'è uscito "Dark blue world" sta un pò soffrendo il fatto di essere un film non in lingua inglese e la stanchezza del pubblico ai temi della guerra. Per quel che invece riguarda l'idea, già alla fine delle riprese di "Kolya" mio padre mi aveva parlato di questa storia e quindi ci riferiamo agli stessi anni in cui Spielberg girava "Salvate il soldato Ryan". Ho subito pensato che questa coincidenza potesse essere positiva per l'interesse che un progetto del genere poteva risvegliare sulle tragiche vicende della II Guerra Mondiale. Però alla fine non siamo riusciti a servirci dell'effetto traino: è stato realmente difficile trovare i fondi per il nostro film... sette milioni di dollari per un film non inglese SONO consideratI un'enormità. E nel frattempo mi sono arrivate all'incirca una sessantina di copioni: alcuni di questi film sono stati realizzati e dopo averli visti non mi sono affatto pentito della mia scelta... dirigo solo storie che mi piacciono realmente.
Ci può fare i titoli di alcuni di questi film che ha rifiutato? JAN SVERAK "K-PAX", "Shipping news", "Will Hunting" e "Le regole della casa del sidro" . Ma questo non vuol assolutamente dire che non mi piaccia il cinema americano: tra i miei registi preferiti cito Spielberg, Hitchcock, il primo Ridley Scott. E' l'industria americana cinematografica che non sopporto... il loro costante tentativo di farti il lavaggio del cerv ello.
Vedendo il suo film si percepisce un entusiasmo reale nel raccontare e mostrare questi aerei in volo: è una sua passione personale? JAN SVERAK Si, una grande passione che mi porto dietro dall'infanzia: quando mio padre mi ha dato lo script del film era il più bel regalo che mi potesse fare! Da ragazzino ero affascinato da queste storie: costruivo modellini di aereo e simulavo veri e propri combattimenti.Prima di inziare le riprese ho preso anche lezioni di volo: sono infatti veramente tanti gli errori, le incongruenze e le assurdità che si vedono in molti film di guerra. "Pearl harbor" ad esempio è un computer game: ciò che fanno gli aerei in quel film nella realtà non avrebbero potuto farlo.
Come sono state realizzate tecnicamente le scene di guerra e le sequenze aeree? JAN SVERAK Sono frutto di una combinazione di elementi diversi. Sequenze aeree reali filmate dal vivo, modellini, scene riprodotte al computer e materiale di repertorio tratto dal film del 1969 "I lunghi giorni delle aquile".
Progetti futuri? JAN SVERAK Sono ancora alla ricerca di una storia da girare in lingua inglese, ma al momento, dopo aver letto altri venti copioni, nessun risultato. Mio padre nel frattempo sta scrivendo un altra storia in cecoslovacco e quindi presumo già come andrà a finire.
Calogero Messina 27-09-2002
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