Regia: Gabriele Muccino
Genere: Drammatico
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Nicoletta Romanoff, Silvio Muccino, Monica Bellucci
Durata: 120’
Nazione: Italia
VELINE E VELENI NEL NUOVO FILM DI MUCCINO, CHE CHIUDE LA SUA IDEALE TRILOGIA SUI MALUMORI DEGLI ITALIANI. Dopo l’adolescenza di “Come te nessuno mai” e la crisi pre-matrimoniale de “L’ultimo bacio”, stavolta è la famiglia al centro del mirino.
Giulia e Carlo, sposati ormai da anni, si feriscono con tradimenti effettivi e mancati, amareggiati rispettivamente da una passione per il teatro lasciata sfiorire per oneri familiari e da un romanzo autobiografico mai terminato. La figlia diciottenne, Valentina, è pronta a tutto pur di diventare una valletta televisiva (ogni riferimento alle Letterine di Passaparola non è per niente casuale), e Paolo, 19 anni, sbatte la testa nella tipica crisi esistenziale della sua età. Il regista si conferma dunque tra gli autori più attenti, nel panorama italiano, alle pulsioni e alle inquietudini che attanagliano ogni generazione, curando a dovere riti sociali e sentimenti, senza però scrollarsi di dosso una certa convenzionalità della storia.
Insieme ai personaggi, i protagonisti del film sono le loro ambizioni, che li mordono dentro per non essere mai state espresse, nel caso dei coniugi, o per paura di non venire alla luce, nel caso dei ragazzi, soprattutto di Valentina. I tradimenti di cui la pellicola è costellata, tradimenti sentimentali verso il partner o morali verso la propria coscienza, appaiono quasi necessari, sono mezzi giustificati dal fine, per riavvicinarsi ai propri sogni o renderli reali senza dover rischiare di farseli sfuggire di mano.
Essere “qualcuno”, o comunque offrire il meglio di noi stessi, è l’imperativo dominante dell’intero film, e il nucleo familiare appare inizialmente come un ostacolo a questo desiderio istintivo; solo il piccolo dramma improvviso, che fa da punto di rottura nella narrazione, ricongiunge, seppure in maniera labile, i quattro protagonisti, trasformando l’affetto familiare da nemico in alleato nella realizzazione delle proprie aspirazioni.
Per tutto il film Gabriele Muccino, in un alternarsi abbastanza sconclusionato di tagliente cattiveria e scherzoso disincanto, ci fa respirare un pessimismo di fondo già presente ne “L’ultimo bacio”, facendoci vivere per la seconda volta uno pseudo-ricongiungimento tra i personaggi in gioco per poi lasciarci l’amaro in bocca con un finale semi-aperto che incrina la speranza.
Luci e ombre anche sulla prova degli attori: promosso il gentil sesso e tirata d’orecchie per i due maschietti, Bentivoglio e Silvio Muccino, mai completamente in parte. Interessante il debutto della bella e provocante Nicoletta Romanoff, alias Valentina, e buona la prova nervosa e intensa di Laura Morante, impegnata in un ruolo per niente semplice. Monica Bellucci, invecchiata di una decina d’anni e “coperta” una volta tanto da un personaggio “vero”, è la rivelazione più piacevole del film: dolce, timida ed emozionante, mai vista così in forma, un notevole salto di qualità rispetto alla sua filmografia passata da “bomba sexy” e vuota.
Banale la storia, quindi, ma intelligenza nei particolari, che rendono la pellicola una perfetta “macchina” di immedesimazione per gli spettatori; da sottolineare il rapporto carnale e ossessionante con i cellulari e quello con il bagno, forse la verità più arguta di tutto il film, moderno rifugio per intimi segreti e spietate autocritiche allo specchio.
Valerio Gagliardelli 18-02-2003