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“BUON SANGUE NON MENTE” È IL COMMENTO BENEVOLO DI UNA GIORNALISTA all’indirizzo dell’eccellente debuttante Maria Sole Tognazzi. Opinione condivisa da quasi tutta la stampa presente (con i fucili spianati ma poi destinati ad abbassarsi!) alla prima del film Passato Prossimo, che così dopo Ricky e Gianmarco Tognazzi e l’altro fratello Thomas Robsahm, vede l’ingresso ufficiale nel mondo del cinema (dopo diversi anni come assistente ed aiuto regista) di Maria Sole Tognazzi. Circondata dall’intero cast d’attori (un vero clan d’amici!), Maria Sole con sincerità ci racconta le ansie, le paure (“Parlo a nome di tutti nel confessarvi la mia preoccupazione e disagio nel discutere del film in questi difficili giorni di guerra che stiamo vivendo!”) ma anche le gioie e soddisfazioni di un debutto importante ed a lungo sognato.
Come nasce l’idea di questo suo primo film? MARIA SOLE TOGNAZZI: Nasce da una riflessione sulla paura dei cambiamenti, il terrore degli abbandoni, la difficoltà a vivere allontanandomi dal passato... soffrendo la variabile del futuro che si delinea quasi come un incubo perché privo di prevedibilità, dunque sorgente di indeterminatezza e timori. E’ una storia che io e Daniele Prato avevamo scritto all’incirca tre anni fa e già da allora pensata per questi attori/amici che oggi l’hanno interpretata.
E’ stato difficile dirigere e scrivere un film corale? MARIA SOLE TOGNAZZI: Io non nasco sceneggiatrice ma per fortuna ho avuto accanto Daniele che ha un enorme talento: siamo partiti immediatamente dalla prima scena della sceneggiatura e poi tutto il resto è nato da sé. Sinceramente all’inizio avevamo paura di arenarci per il fatto che fossero tanti personaggi ma come singole tessere di un puzzle tutto si è come magicamente ricomposto. Non abbiamo scritto neanche tante stesure della sceneggiatura: il più faticoso lavoro è stato quello di accorciare ed eliminare pagine e pagine della storia.
Che influenza ha avuto il talento di suo padre in questo suo debutto dietro la macchina da presa? MARIA SOLE TOGNAZZI: Tantissima... ho “rubato” diversi insegnamenti da mio padre: da piccola lo osservavo molto e ho imparato molto da lui. E mi fa piacere che uno dei caratteri comuni che sembra sia stato colto sia proprio l’umorismo amaro ma solare e vitale di mio padre.
Il film è pervaso da un senso di adeguatezza e di disagio generale: quanto vi siete riconosciuti nei vostri personaggi? VALENTINA CERVI: Questo film racconta la complessità di Maria Sole Tognazzi che si rispecchia in ciascuno dei personaggi che ha scritto ed io sono una piccola tessera di questo senso di inadeguatezza generale. Personalmente io sono molto più inadeguata del personaggio che interpreto! E non è assolutamente un disagio legato alla classica crisi generazionale dei trentenni .... MARIA SOLE TOGNAZZI: Il fatto che i miei personaggi abbiano quest’età è solo un dato anagrafico, e non vorrei appunto che il film venisse presentato come l’ennesima commedia generazionale giovanile di tanto cinema italiano di questi ultimi anni. Credo che oggi le generazioni non esistano più... si sono mischiate e soprattutto non volevo raccontare di trentenni che hanno paura di crescere ma del loro e mio disagio di fronte ai misteriosi cambiamenti della vita. CLAUDIO GIOE’: Personalmente sono affascinato dalle crisi “esistenziali” che contraddistinguono ogni età dell’uomo e Maria Sole è stata veramente unica nel riuscire a raccontare questi disagi con uno sguardo poetico e lirico.
Le gioie ed i dolori di essere un figlio d’arte è uno dei temi del film: che peso ha avuto nella sceneggiatura l’aspetto autobiografico? MARIA SOLE TOGNAZZI: Personalmente non ho sofferto della presenza di un padre celebre vicino... peraltro io sono cresciuta lontano dai riflettori, vivevo a Velletri e mi sono sempre sentita uguale a tutte le altre ragazze ed anche oggi non mi sento la “figlia di”. Chiaramente sono molto orgogliosa quando legano il mio cognome a quello di mio padre, ma ho voluto raccontare un figlio d’arte come assolutamente non lo siamo mai stati nessuno dei miei fratelli: succube, opportunista e privo di talento!
E’ curioso farsi dirigere dalla propria sorella? GIANMARCO TOGNAZZI: Un’esperienza bellissima: ho voluto esserci a tutti i costi in questo suo debutto, e sono molto felice che non abbia pensato a me per un ruolo principale... ma volevo comunque esserci! L’ho sempre sostenuta ed incoraggiata in questa direzione: ha un vero talento e credo che sia la più “profonda” tra tutti noi fratelli! Ho ammirato la sua fermezza ed estrema chiarezza nel suo lavoro.
Su quale base sceglie i copioni da interpretare? PAOLA CORTELLESI: Innanzitutto sono contenta della possibilità che ho di poter scegliere... e poi scelgo quasi sempre sulla base della sceneggiatura, della storia che si vuole raccontare, del regista con il quale lavorerò. Con Maria Sole il discorso è stato diverso: mi aveva proposto questo film quando ancora il mio nome era sconosciuto e sono stata felicissima di poter lavorare con lei e con il gruppo di attori/amici che vi hanno preso parte.
In Italia le registe donne sono veramente poche: ha già qualche progetto in lavorazione? MARIA SOLE TOGNAZZI: Vediamo come il pubblico accoglierà questo film... e non mi riferisco ad un riscontro commerciale ma di vero e puro gradimento... mi piacerebbe ritornare dietro la macchina da presa al più presto ma lo farò soltanto se me lo sarò meritato!
Calogero Messina 31-03-2003
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