Titolo originale: Il posto dell'anima
Regia: Riccardo Milani
Cast: Silvio Orlando, Michele Placido, Claudio Santamaria, Paola Cortellesi
Genere: Drammatico/Commedia
Nazione: Italia
Durata: 96'
"I LUNEDÌ AL SOLE"... ED I RESTANTI GIORNI AL CALDO ED AL FREDDO DI UN GRUPPO DI OPERAI LICENZIATI che organizzano, insieme alle loro famiglie, una quotidiana e disperata protesta. Questa volta è il cinema italiano, a ridosso del bel film spagnolo di Fernando Leon de Aranoa, a raccontare storie di perdenti e comunissimi antieroi che affollano le nostre vite (ma che spesso, egoisticamente, poco ci soffermiamo ad osservare) nel divertente e straziante "Il Posto dell’anima".
Si ride e si piange infatti con il film diretto da Riccardo Milani ("La Guerra degli Antò"), che abilmente si muove tra le pieghe di anime graffiate da esistenze precarie con l’amorevole partecipazione e sguardo impietoso e sincero di chi, nel raccontare drammi autentici e concreti, trova la ragion d’essere di un cinema vero ed appassionato. Antonio, Salvatore e Mario diventano così gli indimenticabili protagonisti di questa amara commedia totalmente ambientata nel mondo del lavoro, che vede intrecciate alla loro lotta le vicende personali di uomini costretti a rimettere in discussione le loro esistenze (la multinazionale americana produttrice di pneumatici ha comunicato l’imminente chiusura della sede italiana ed il conseguente licenziamento di tutti gli operai, molti dei quali provenienti dallo stesso piccolo paese delle montagne circostanti).
Antonio (Silvio Orlando costantemente in crescita ad ogni sua nuova prova!) sogna di tornare a vivere nel suo paese abruzzese d’origine con la sua compagna Nina (Paola Cortellesi a suo agio tra le sfumature ironiche e drammatiche del suo personaggio) che ora lavora a Milano. Salvatore (un emozionante Michele Placido), sindacalista, vive un rapporto conflittuale con il figlio Giannino (Flavio Pistilli), diciottenne disoccupato.
Mentre Mario (un Claudio Santamaria in stato di grazia) cerca una via alternativa al lavoro in fabbrica avviando insieme ad alcune mogli dei suoi compagni una produzione di pasta fresca. Merito anche della scrittura sincera e fresca di Domenico Starnone e della fotografia di Arnaldo Catinari (con identica intensità sa illuminare paesaggi e natura umana) se alla fine riusciamo ad appassionarci alle storie di questi antieroi così confinanti con le nostre umane e concrete esistenze quotidiane, da illuderci che ci sia sempre un posto per l’anima di uomini e donne con il difficile e vitale desiderio di mantenere una propria identità.
Calogero Messina 12-05-2003