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FRANCO BATTIATO
Il regista ed il cast di 'Perduto amor' raccontano la loro esperienza sul set
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Battiato sul set trucco!

QUANDO GLI SQUILLA IL CELLULARE (IN PIENA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE del suo film, debutto al cinema, Perduto Amor) Franco Battiato non si scompone, e divertito sottolinea (prendendosi ironicamente in giro) che come suoneria ha scelto un pezzo classico (sconosciuto a noi comuni mortali: la “Pavan”?)! E così divertendosi e “filosofeggiando”, accompagnato dai suoi due interpreti principali, Donatella Finocchiaro e Corrado Fortuna, e dalla sua ombra Manlio Sgalambro (sceneggiatore, attore e voce narrante del film), l’artista catanese risponde alle curiosità e domande di chi inevitabilmente in questo suo “anomalo” debutto cerca di cogliere, per una migliore comprensione, chiavi interpretative più dirette e sottotesti di cui la pellicola è ricca.
   Ma poco si riesce a scucire da un insolito sorridente e divertito Battiato (che l’etichetta di noioso, triste e pesante intellettualoide artista sia solo una ridicola etichetta giornalistica?), che candidamente confessa di preferire agli allori e vanità delle sue opere il sano piacere di starsene beatamente in casa!

Come nasce questo desiderio di debuttare dietro la macchina da presa con un film autobiografico?
   FRANCO BATTIATO Innanzitutto non è stato un desiderio né una necessità… è stata un’idea della produttrice Susanna e sinceramente non ha impiegato molto per convincermi. E poi non credo di aver realizzato un film autobiografico… non ho avuto pigmalioni nel mio percorso di crescita, ascoltavo musica napoletana ed ho vissuto un’infanzia molto “tribale”… quasi animalesca: la mia è solo un’opera di finzione! È vero che ho raccontato ambienti, storie e personaggi che ho conosciuto ma tutto è stato falsato dalla macchina da presa.

Ha incontrato particolari difficoltà nel passare dal linguaggio musicale a quello cinematografico?
   FRANCO BATTIATO Non ho trovato differenze tra i due linguaggi né ho incontrato grandi difficoltà nel dirigere il mio primo film e questo sicuramente perché attorno avevo dei grandissimi collaboratori. Sono stato molto più attratto dal lato compositivo piuttosto che tecnico della macchina cinema lasciandomi guidare e dando assoluta priorità all’esigenze e richieste del racconto cinematografico.

Ha avuto dei modelli particolari a cui ha fatto riferimento?
FRANCO BATTIATO Non bisogna scordare che questa è l’opera prima di un uomo che ha una certa età ed ha fatto tante cose… chiarito questo, posso dire di non avere avuto dei riferimenti cinematografici precisi ai quali ispirarmi!

Il personaggio della madre, così centrale nella prima parte del film, poi scompare definitivamente….
FRANCO BATTIATO Non mi piace la sequenzialità cinematografica, e ho adottato un'altra scansione ritmica… ad esempio capitava sul set che mi facessero notare come il protagonista principale, Corrado Fortuna, non fosse al centro della scena ma quasi fuori lo schermo, ma per me non era assolutamente un problema: io sto descrivendo qualcosa e quindi se il protagonista non è funzionale a ciò che in quella scena sto raccontando, se ne sta in disparte! Non credo poi che il mio film abbia a che fare con il cinema tradizionale… il mio è un modo di narrare molto personale e non ne conoscevo altri.

Perché definisce il protagonista del suo film un cavaliere inesistente?
   MANLIO SGALAMBRO Perché non è un ostacolo al film, carne impenetrabile… ma è un personaggio trasparente: attraverso di lui vediamo tutto il resto che lo circonda. Lui diventa così un’introduzione alle cose ed al mondo che si voleva raccontare.

Il percorso di crescita di questo ragazzo è accompagnato anche dalla ricerca di una propria spiritualità….
   FRANCO BATTIATO Per me è un discordo fondamentale… non ne posso fare a meno: ogni qualvolta mi esprimo inserisco elementi metafisici. Per me la vita ha poco valore se non avessi un rapporto quotidiano con la spiritualità, con la metafisica e cerco di vivere volando alto usando il cervello per progetti eccitanti ed indispensabili… questo diventa per me anche il senso della cultura.

Che esperienza è stata lavorare ed immergersi nell’universo Battiato?
   DONATELLA FINOCCHIARO Un’esperienza straordinaria e divertente allo stesso tempo. Questo per me, dopo “Angela”, è stato il secondo film, e così ho lavorato nella mia città, con il mio dialetto catanese… insomma è stato un ruolo abbastanza semplice da interpretare. Ho conosciuto un Battiato regista molto attento ai particolari… dai gesti al suono della battuta…
   CORRADO FORTUNA Ed attento alle proposte che ognuno di noi faceva sul set! Io, dopo la mia prima esperienza nel film di Paolo Virzì My name is Tanino, mi sono sentito trattare da vero attore… con un riguardo veramente sorprendente se ripenso appunto all’esperienza precedente, dove invece con Paolo si era instaurato un rapporto più amichevole e scherzoso.

Come nasce la scelta di inserire, nella parte milanese del film, diversi personaggi musicali come Arcieri o De Gregori?
   FRANCO BATTIATO Ho scelto dapprima le canzoni, e così pensando ad esempio ad Arcieri, era praticamente impossibile trovare qualche ragazzo che lo potesse interpretare da giovane… sarebbe risultato veramente ridicolo. Ed allora ho avuto la buona idea di prendere questi personaggi e far interpretare i loro alter ego giovanili... credo che alla fine il risultato funzioni!

Ma non ha mai pensato di realizzare un film dove la musica fosse totalmente assente?
   FRANCO BATTIATO Deve esserci il film e l’idea giusta perché si possa fare a meno della musica, e penso che sarebbe veramente un bel progetto: potresti allora dedicarti a lavorare sui silenzi, sulle sonorità vocali… un progetto che mi piacerebbe poter realizzare.

Mentre adesso già si parla di un nuovo ritorno dietro la macchina da presa sempre con un progetto “musicale”: gli ultimi giorni di vita di Beethoven….
   FRANCO BATTIATO E’ vero che è già in cantiere quest’altro progetto, e l’idea mi stuzzica molto. Per me il cinema è la possibilità di visitare zone reali o fantastiche rendendole plausibili… come avere a disposizione una straordinaria macchina del tempo… e quindi l’idea di fare un viaggio nell’Ottocento mi alletta parecchio.

D’altronde la sua narrazione cinematografica è caratterizzata da un andare avanti ed indietro nel tempo del racconto…
   FRANCO BATTIATO I processi del pensiero sono veramente molto strani: decidi di fare una cosa e poi ne fai un’altra scordandoti del tutto del tuo proposito precedente. Credo così che sia impossibile seguire una sequenza cinematografica per dieci minuti senza mai mollare il centro della scena e non lasciarsi “distrarre” dagli input che stanno attorno… ho cercato quindi con il mio modo di raccontare di copiare la natura del pensiero!

Calogero Messina  12-05-2003

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