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GIUSEPPE FERLITO
Il regista di 'Nè terra nè cielo' racconta la sua esperienza sul set
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NESSUN INTENTO CIVILE O POLITICO ALLA KEN LOACH! L’OPERAIO SIMONE INOLTRE male si inserirebbe nel gruppetto degli ex operai de "I lunedì al sole", vivendo con più pura e semplice rassegnazione il suo nuovo stato di disoccupazione. Così Giuseppe Ferlito può facilmente evitare qualsiasi retorica politica o "pistolotto" morale o sociale, concentrandosi invece sul più universale disagio e dolore che (lavoratore o non) colpisce un’umanità in ciclico stadio confusionale. E vi riesce con quel vitale ingegno che aguzza e soccorre la volontà di chi, fortemente convinto delle proprie storie e non disponendo di adeguati mezzi economici, si getta, inconsciente, nell’incredibile avventura umana e personale della realizzazione di un film necessario ed appassionato.

Avete realmente girato su di una ciminiera?
   GIUSEPPE FERLITO Non disponendo di un budget per gli effetti speciali ci siamo dovuti ingegnare: così abbiamo utilizzato una vera ciminiera molto alta dove facevamo salire uno stuntman ed una invece molto più bassa, montata su di un camion, e che portavamo in giro per la città cercando gli sfondi più affascinanti della città di Firenze da riprendere

Ma come nasce l’idea del film?
   GIUSEPPE FERLITO Lo spunto nasce da un fatto di cronaca accaduto in Sardegna nei primi Anni Novanta, ma la vera scintilla che ha fatto scattare tutto lo sviluppo drammaturgico del film è stata l’individuazione di una chiave metaforica ispirata da un grande film di Luis Bunuel "Simon del desierto". Praticamente l’aver associato un fatto di cronaca a un film fantasioso e surreale ha permesso di trasformare la vicenda dell’operaio in una vicenda simbolica, dove la ciminiera diventa una specie di colonna dorica sulla quale vive l’anacoreta Simone (infatti come omaggio al film di Bunuel il protagonista conserva lo stesso nome). Peraltro all’incirca sei anni fa realizzai un lungometraggio in video "Compagno che sei nei cieli" dove raccontavo questa vicenda, ma c’era però l’idea di Simone come un eroe sino in fondo... senza un attimo di cedimento e così, dovendomi accingere a realizzarne una nuova versione, ho pensato a questa trasformazione della sceneggiatura: l’operaio che, spinto sulla ciminiera da motivi "sentimentali", alla fine vuole scendere ma tutti lo inchiodano lassù per un proprio tornaconto personale... ed ecco quindi motivati i toni surreali ed ironici di questa nuova versione.

I fatti del G8 di Genova come sono entrati a far parte della storia?
   GIUSEPPE FERLITO Io scrissi questa storia nel '95, e quindi molto tempo prima del G8 e che si parlasse del movimento e delle istanze no global. Simone è quindi un disobbediente antelitteram... un precursore dei tempi: le sue richieste "politiche" sono oggi diventate temi attualissimi e quindi dovendo attualizzare questa vicenda inevitabilmente ho dovuto parlare di questi movimenti e delle loro manifestazioni. Ma non volevo fare un film "squisitamente" politico ma maggiormente sottolineare il dramma umano di questo operaio.

Come nasce il coinvolgimento in questo progetto, nelle vesti di produttore, del regista Pasquale Scimeca?
   GIUSEPPE FERLITO Abbiamo lavorato insieme alla mia Scuola di Cinema. Inizialmente, come per il mio precedente "Femmina, questo film doveva essere prodotto da Cecchi Gori e dopo le note vicende legali che hanno coinvolto il Gruppo mi sono trovato da solo ad affrontare un processo produttivo per me insolito. Scimeca ha subito creduto in questo progetto ed insieme siamo riusciti a realizzarlo.

Gli attori del film come sono stati scelti?
   GIUSEPPE FERLITO Sia Davide Gemmani che Antonella D’Arcangelo sono studenti della mia Scuola.... mentre, non avendo tra gli alunni un "bellone", allora ho scelto il bravo e bel ragazzo, attore professionista Fabio Fulco. Ma il 90% degli attori sono tutti alunni del Laboratorio ... poi c’è il sindaco che è un vero sindaco così come l’assessore... e non avendo un budget per le comparse mi sono dovuto arrangiare: quando ci fermavamo con il camion con sopra la ciminiera e transennavamo la zona , la gente, curiosa, si avvicinava e si fermava a guardare ed io ero subito pronto a riprenderli!

Il finale della sua storia sembra privo di speranza...
   GIUSEPPE FERLITO Ho appositamente voluto un finale aperto perché ognuno fosse libero di interpretarlo come meglio credeva... io lascio solo dei puntini di sospensione! Personalmente credo che la speranza sia nei sentimenti e non in una società malata come quella che racconto nel film. Ho provato a registrare questo sentimento che percepisco attorno a me e sinceramente non so se sia pessimista o meno.

Calogero Messina  14-04-2003

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