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GABRIELE IACOVONE
Il regista di 'Non sono io' ci racconta la sua grande passione per il cinema!
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Una scena del film trucco!

CE NE VUOLE DI CORAGGIO PER INCOMINCIARE UNA NUOVA VITA! Soprattutto se hai alle spalle un lavoro sicuro e ben remunerato come può esserlo l’attività di manager nel campo del marketing farmaceutico, ma Gabriele Iacovone ce l’ha fatta! Lasciandosi alle spalle la sua carriera ha assecondato quel suo crescente desiderio di volersi esprimere, ed inizialmente attraverso la fotografia ed in seguito passando per la recitazione, giunge così a scrivere e a dirigere una propria storia. Il suo debutto nel lungometraggio, Non sono io, quasi inevitabilmente racconta la storia di un uomo che ha deciso di cambiare vita...

Come arriva al cinema Gabriele Iacovone?
   GABRIELE IACOVONE: Quando ancora lavoravo nell’industria come manager, la passione per il cinema mi stava divorando: frequentavo giornalmente tutti i cineclub romani, ogni rassegna e conferenza, leggevo tutto quello che potevo. Un giorno, passando davanti ad un cinema, vidi la locandina di un film di un allora quasi sconosciuto regista polacco, e, spinto dalla mia insaziabile curiosità, entrai. Era 'Non desiderare la donna d’altri' di Krzysztof Kieślowski. Fu un colpo di fulmine. Seguirono il Decalogo, i primi film ed i documentari, infine la trilogia dei colori. Leggevo le biografie dei grandi registi e scoprii che Kieślowski aveva studiato alla Scuola di cinema di Łódź. E così Roman Polanski, altro mio regista preferito. Al Festival di Venezia del ’93 conobbi un giovane regista polacco, Mariusz Grzegorzek.
   Ero ad un punto cruciale della mia vita. Vivevo due vite in una. Da una parte la solidità di un lavoro gratificante e ben pagato, dall’altra le incertezze ma soprattutto il fascino incantatore del cinema, la regia. Mariusz si offrì di aiutarmi a percorrere quella più difficile. Era un docente della Scuola di Łódź e mi propose di andare lì ed iniziare gli studi. Vidi una premonizione in questo strano incontro, capii che era giunto il momento di prendere una decisione radicale. Abbandonai il lavoro e partii per Łódź nel settembre 1994... e da lì è iniziata questa incredibile avventura.

E l’idea di Non sono io da dove nasce?
   GABRIELE IACOVONE: Nel 1998, alla fine degli studi, mi sono chiesto cosa avrei fatto e dove. La risposta era scritta dentro di me: fare un film e lì, in Polonia. Quel mondo mi aveva contagiato, si era sedimentato nella mia anima. Ormai era parte di me. Lentamente mi era nata dentro l’esigenza di raccontare quella realtà, di mostrare ad altri quelle immagini ormai a me così familiari. Così è nata l’idea portante del film: un italiano arriva in Polonia per cambiare vita....

Come si è svolto il lavoro con la troupe polacca?
   GABRIELE IACOVONE: La troupe italiana era composta all’incirca da 35 persone... il resto erano tutti polacchi, e sinceramente si è creata una grande intesa. Al termine delle riprese si era formata una grande famiglia... e molti nostri tecnici, restii all’inizio a recarsi in una cittadina dove alle otto di sera non si vedeva circolare un’anima, alla fine non volevano più andare via, e so anche che molti sono anche ritornati!

E’ stato difficile trovare il suo bravo protagonista, Antonio Berardinelli?
   GABRIELE IACOVONE: Ho usato un modo semplicissimo: sfogliando l’Annuario degli Attori mi sono imbattuto nella foto di Antonio e ne rimasi colpito! Da lì sono iniziati diversi provini ed alla fine eccolo debuttare nel suo primo ruolo da protagonista nei panni del giovane apprendista mafioso Matteo.

Si percepisce una cura particolare nella scelta della colonna sonora del film...
   GABRIELE IACOVONE: Ho chiesto al compositore Valerio Gallo Curcio che la musica non fosse illustrativa ma aggiungesse drammaticità a un film che è thriller e dramma psicologico. Insieme abbiamo lavorato a lungo sulle musiche... per più di tre mesi ma alla fine siamo rimasti molto soddisfatti del risultato ottenuto.

Il suo film esce in periodo molto caldo...
   GABRIELE IACOVONE: E’ un piccolo film ma ci difenderemo coraggiosamente! E voglio ringraziare la Carismatica Cinematografica per aver creduto in questo progetto: l’Istituto Luce lo avrebbe fatto uscire nel mese di Luglio!

Prossimi progetti?
   GABRIELE IACOVONE: Sto preparando il mio secondo lungometraggio tratto dal libro di Felice Benuzzi 'Fuga sul Kenya'. E’ la storia vera di tre italiani in un campo di prigionia inglese alle pendici del monte. Al protagonista verrà in mente di fuggire dal campo per poi tornare. La fuga è essenziale per ritrovare se stessi. Il film avrà una sua dimensione onirica, per la natura così dominante in Africa.

Calogero Messina  17-02-2003

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