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ROLANDO COLLA E ANNA GALIENA
Regista ed interprete di 'Oltre il confine' ci raccontano la loro esperienza sul set
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Rolando Colla trucco!

INEVITABILMENTE SI COMINCIA, SI CONTINUA E SI FINISCE CON IL PARLARE DELLA GUERRA alle nostre porte, che il regista Rolando Colla e l’attrice protagonista del suo film "Oltre il confine" Anna Galiena condannano veementemente. E lo fanno con ancor più forza e cognizione di causa, avendo vissuto l’esperienza di un set che volutamente si è calato tra le macerie della guerra bosniaca per recuperare e fissare i ricordi di una devastazione che, se le ricostruzioni edilizie sono destinate a cancellare, rimangono comunque scolpite sul volto della sua popolazione. Così l’occasione di presentazione alla stampa del film "Oltre il confine" diventa il "diario di bordo" di ricordi, impressioni ed emozioni che, al di là del valore di un film, lasciano un segno indelebile nell’esperienza diretta di vita di una troupe testimone "involontaria" del dramma di una guerra

Come è arrivato alla storia di Oltre il confine?
   ROLANDO COLLA Dopo l’ultimo film Le Monde à l’envers volevo imboccare un percorso nuovo. Volevo allontanarmi dalle storie inventate, dai prodotti di fantasia. Volevo raccontare una storia basata su fatti ed esperienze reali.
   Vi era da un lato l’esperienza del ritorno dei reduci italiani della campagna di Russia, nel 1946-47, di cui avevo appreso qualcosa dai racconti di mia madre. Sapevo che l’incontro di un bambino con il padre che tornava dalla guerra o dalla prigionia era tutt’altro che facile. Doveva essere questo il tema di Oltre il confine.
   Dall’altro lato, mentre stavo lavorando alla sceneggiatura, i media iniziarono ad approfondire le vicende della guerra in Bosnia. Lessi un libro di Luca Rastello, che aveva fatto arrivare in Italia dei profughi bosniaci e si era occupato della loro assistenza. L'incontro tra Rastello e questi profughi rappresentava da un certo punto di vista un parallelo con l’incontro del bambino con il padre tornato dalla guerra. Rastello aveva cercato di avvicinarsi ai profughi però, a mio avviso, si era dovuto fermare a certi limiti. Come può uno che non è stato vittima della guerra capire l'altro che invece l'ha subita? Come ci si deve comportare con persone cui la guerra ha tolto la fiducia nel genere umano? Mi misi in contatto con Rastello e lo convinsi a collaborare come co-autore a Oltre il confine.

Come si è sviluppata la collaborazione con Luca Rastello?
   ROLANDO COLLA Abbiamo scoperto fin dall’inizio di avere una visione molto simile delle cose. In breve tempo abbiamo accumulato molto materiale e il nostro compito principale è diventato quello di strutturarlo e di concentrarlo in un film. Le due guerre dovevano rispecchiarsi e pervadere il film come un’eco. Il nostro tema principale però non era la guerra, ma il nuovo inizio difficile dopo la guerra. Come si avvicina agli altri chi è sopravvissuto a una guerra? Come nasce una storia d’amore con una persona traumatizzata? Erano queste le questioni che ci interessavano.
   La rimozione delle tragiche esperienze vissute ha quasi sempre una funzione fondamentale: aiuta a superare l’orrore, ma è destinata ad avere effetto solo superficialmente. Per Luca Rastello e me è stato chiaro fin dall’inizio che la protagonista (Agnese) doveva essere una persona che aveva rimosso il ricordo del padre tornato dalla Russia e che riscopre il passato quando incontra 45 anni dopo un profugo bosniaco (Reuf). Si tratta di un incontro insolito, che ci ha affascinato anche perché contrasta il pregiudizio largamente diffuso che è meglio non avere a che fare con i profughi.

La storia è ambientata nel 1993. Potrà interessare ancora il pubblico?
   ROLANDO COLLA C’è voluto molto tempo prima di realizzare che cosa era successo veramente nella guerra in Bosnia. Alcuni criminali di guerra di allora non sono stati ancora arrestati. Credo che alcuni anni di distanza siano stati utili prima di affrontare la sceneggiatura. E poi, in fondo, si girano ancora oggi film sulla seconda guerra mondiale…
   Inoltre, il tema dei rifugiati è più attuale che mai. La politica di asilo svizzera ma anche dell’Unione europea è messa pesantemente sotto pressione. Ultimamente, quasi ogni stato tenta di inasprire il diritto all’asilo per non diventare un polo di attrazione per i flussi migratori indesiderati.
   In Svizzera si vorrebbe rendere operativo all’aeroporto di Zurigo-Kloten un sistema di riconoscimento dei tratti del viso per poter identificare (con la loro compagnia aerea) determinati viaggiatori in entrata ed eventualmente espellerli. Nell’Unione europea si vogliono registrare con foto e impronte digitali gli immigrati espulsi e metterli in una lista nera valida a livello europeo.
   Secondo il Guardian l’aviazione inglese sta riportando nei paesi d’origine i richiedenti l’asilo respinti a ritmi elevatissimi: soltanto quest’anno si tratterebbe di 30'000 persone.
   Il capo della Lega Nord, Umberto Bossi vorrebbe impiegare la marina contro le navi che trasportano i profughi. In Italia si sta valutando la proposta di inserire l’entrata illegale tra i reati penali. Jörg Haider vorrebbe che durante l’esame delle richieste di asilo, i richiedenti restassero nei paesi d’origine, e in Svizzera un’iniziativa popolare chiede che non venga presa in considerazione la richiesta di chi avrebbe potuto chiedere asilo in un paese sicuro nel quale è transitato. I successi elettorali dei populisti di destra come Jean-Marie Le Pen e gli eredi di Pim Fortuyn, fanno temere che si continuerà a puntare sull’allarmismo invece che sull’informazione e sulla lotta alla povertà.

Considera Oltre il confine un film politico?
   ROLANDO COLLA Umano più che politico, direi. Ma secondo me le due cose sono connesse. Abbiamo voluto mostrare come ci si sente nella situazione precaria in cui viene a trovarsi Reuf (il protagonista maschile). Vorremmo che lo spettatore vedesse nel profugo l’essere umano e lo trattasse, cosa che oggi è tutt’altro che ovvia, con simpatia o almeno con rispetto. Ottenere questo risultato significherebbe già molto. E‘ vero che Reuf è fuggito per motivi politici e non economici, ma di fatto questo non fa differenza perché anche lui viene espulso dalla Svizzera perché proviene dall’Italia, e l’Italia è un paese sicuro.
   Il film descrive l’espulsione di Reuf come una specie di esecuzione: effettivamente in Svizzer a i profughi respinti continuano ad essere imbavagliati e ammanettati. Nel 1999 e nel 2001 due detenuti sono morti soffocati. Nel marzo 2002 il rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha stigmatizzato la procedura di espulsione svizzera come lesiva dei diritti umani.
   Il nostro sistema divide gli esseri umani in due classi: quelli che hanno diritti e potere (e Agnese è fra questi) e quelli che non hanno né soldi né capacità di esprimersi e sono quindi esposti quotidianamente alle peggiori forme di discriminazione. Di questa seconda categoria fa parte Reuf.
   Dentro di me vi era probabilmente l‘intenzione con Oltre il confine di difendere e sostenere il modello di un mondo più umano e migliore.

Ha iniziato a girare Oltre il confine il 10 settembre. Come ha reagito a ciò che è successo l’11 settembre?
   ROLANDO COLLA Di fronte al terrore e alla violenza tutto, anche il proprio film, diventa incerto e perde d’importanza. D’altra parte Oltre il confine affronta proprio ciò che della realtà interiore di chi è stato coinvolto in una guerra non si può esprimere né rappresentare.
   Nella nostra società votata al divertimento abbiamo sempre pensato che la guerra non ci riguardasse. L’11 settembre la guerra ha fatto irruzione con estrema violenza nella nostra realtà e ha mandato in frantumi la nostra concezione del mondo.
   E‘ un evento che ancora oggi è inconcepibile.

Che cosa la spinge a raccontare spesso storie di profughi?
   ROLANDO COLLA Sono cresciuto in Svizzera in una famiglia di emigrati italiani. Mi ricordo che in casa si parlava poco. Le parole non erano molto importanti, se ne avevano anche poche a disposizione. Era importante il denaro, o meglio la mancanza di denaro. A questo si aggiungeva la sensazione di essere senza patria. Non mi sentivo mai del tutto a casa né in Svizzera né in Italia. Anche i rifugiati non hanno patria, non hanno soldi né la possibilità di esprimersi. E‘ per questo che mi interessano.

Qual è stata l’esperienza più forte vissuta durante le riprese?
   ROLANDO COLLA Le attrici e gli attori bosniaci sono stati una vera rivelazione. Sono persone che cercano l’autenticità, con grande umiltà e un enorme background.
   ANNA GALIENA E’ vero che un attore lavora usando la propria immaginazione, e che ciò che conosciamo delle guerre sono le immagini che ci vengono trasmesse dalle televisioni, ma girando questo film ho vissuto un’esperienza unica: ho visto la guerra in faccia… stampata sui volti dei suoi protagonisti. La scena più emozionante è stata girare la sequenza nel rifugio insieme ad attori e comparse bosniache, molte delle quali hanno realmente vissuto quel dramma. Guardare i loro volti, osservare i loro gesti è stata una dolorosa lezione di vita personale.

Com’è andata la sua recente esperienza di giurata berlinese?
   ANNA GALIENA Benissimo! Ho avuto modo di lavorare con una competente giuria senza pressioni di potere di alcun tipo: c’è stata attenzione per le opinioni di ciascuno e analisi dettagliata di ogni film. Si è creata un’atmosfera gioiosa tra tutti noi e non si è assolutamente mercanteggiato….al contrario invece di quanto è accaduto in altre occasioni.

Com’è stato lavorare con Anna Galiena?
   ROLANDO COLLA E‘ stata una collaborazione molto attenta e discreta ma nello stesso tempo senza compromessi. Prima dell’inizio delle riprese abbiamo provato a lungo e ci siamo avvicinati così al personaggio di Agnese, senza troppe parole. C'era una profonda reciproca fiducia.

Che cosa le interessa fondamentalmente nel lavoro di regista?
   ROLANDO COLLA L’esplorazione di certe realtà. Quando fai un film, affini la tua sensibilità e speri anche che qualcosa di tutto questo raggiunga lo spettatore.

Calogero Messina  24-02-2003

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