Titolo originale: Pater Familias
Regia: Francesco Patierno
Cast: Luigi Iacuzio, Federica Bonavolontà
Genere: Drammatico
Nazione: Italia
Durata: 87'
RARAMENTE CI SI PUÒ CONCEDERE IL LUSSO DI SPINGERCI “OLTRE” E DI AZZARDARE un giudizio del quale, per coerenza e rispetto di un pubblico più attento di quel che si vuol far credere, se ne assume coscientemente la più personale ed oggettiva responsabilità. Non è scoperta comune infatti segnalare la nascita di un talento registico ed autorale come nel caso dell’esordiente Francesco Patierno (nato a Napoli e per anni attivo nel campo della pubblicità e dei documentari industriali), che nel suo debutto “Pater Familias” (dal libro omonimo di Massimo Cacciapuoti) fa subito centro segnalandosi per personalità di stile e linguaggio narrativo coraggioso e schietto.
Le storie (ispirate a reali fatti di cronaca) di un gruppo di giovani napoletani allo sbando sono raccontate con quell’impronta neorealista e lirica di tanto cinema italiano dei nostri padri aggiornato però seguendo il moderno ed attuale sguardo di una macchina da presa emozionalmente partecipe, cruda e violenta senza mai scivolare nella spettacolarizzazione gratuita o compiacente.
Antimo (viene ucciso dopo una rapina andata a male), Roberto (per un gioco rischioso muore cadendo da un palazzo terremotato), Gegè (si uccide perché il padre gli ha rubato i suoi risparmi di due anni di lavoro), Michele (assassinato per aver difeso una ragazza), Giovanni (marito padrone) e Rosa (una moglie prigioniera di un matrimonio allucinante) sono i “tessuti fini e delicatissimi” sui quali Paterno imbastisce le trame di un’umanità disperante, vera e commovente nella sua ricerca affannata d’amore.
Sono i fantasmi in corsa attorno al sopravvissuto Matteo (il ragazzo che dopo dieci anni di assenza ottiene un permesso dal carcere e ritorna nel suo paese natale) che nell’arco di un veloce e straziante viaggio nel tempo tra passato e presente cerca di recuperare i pochi stracci rimasti di una vita comunque non priva di speranza.
Un mix abilmente shakerato di attori professionisti e non (il volto di Federica Bonavolontà/Rosa difficilmente riusciremo a scordarle!), la fotografia angosciante senza essere cupa di Mauro Marchetti, le musiche volutamente mai di commento ma di suggestivo racconto di Angelo Talocci (i brani musicali in inglese sono dei Lamb e dei Mum) ed i movimenti di una macchina da presa mai scontati e sempre urgentemente necessari, fanno di “Pater Familias” quell’esordio – caso che ben ci fa sperare per il futuro del nostro cinema italiano… e un po’ meno per le nostre istituzioni, che invece di sostenere opere come questa di degnissima elevatura morale, sociale e culturale continua a negare il suo appoggio e contributi sulla base di logiche occulte e misteriose.
Calogero Messina 18-03-2003